Considerato quanto si evince dalla tua andatura, forse è meglio se rimani completamente fermo.


L’uomo di feltro è vivo, cammina e parla. Ogni tanto dice qualche cazzata. Unghie come maltagliati già troppo lunghe, collo insaccato nella sciarpa tra camicia a righe e giacca di panno, normolineo dall’andatura “scacco al tacco” e profusione entusiastica del collo in mise comportamentale da volatile dal becco lungo. Illustra l’arte agli avventori, negli occhi un balenare di idee da novella rivoluzione industriale con sogni di futura grandezza riposti tra la realizzazione di treni alta velocità e la chimera dell’auto elettrica.
Mi fregia di onorealmeritobravaapapà per essere approdata lì dopo appena un anno che sono qui. Ci regaliamo sorrisi di poco conto come spiccioli che torneranno utili e prima che ribolla per l’ansia da motivatore delle folle di agganciare i nuovi arrivati con manciate di “siccome che” in sordina, ci salutiamo, come se con un clic avessi abbassato la cornetta.

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Ci sono cose che mi sono piaciute ed altre meno. Ci ho pensato. La De Generation of Painting mi è sembrata una specie di Action painting con poca action e niente painting, un’osservazione statica del presente, il congelamento di un flusso di idee.
Mentre il rientro a casa è stata un’installazione underground interiore un po’ strana.

F come ciabatta

22 settembre 2014


Hai labbra sottili e occhiali grandi, capelli lisci troppo attaccati gli uni agli altri e pensi a chissà che; parli con quella voce da fumetto in birignao mite e chissà se hai nascosta la voce da leone o iena, se sei cresciuto o vivi il mondo sempre con quello stupore
contraffatto.
Sei in comunità da anni, dietro il velo dell’altra società, quella dei documentari che solo su Rai Tre vintage. Un amico iraniano a cui chiedi della vita lì, domande che certi giornalisti non farebbero mai. Fissi il vuoto e sembri un pupazzo, poi sorridi. Dov’è il ventriloquo che ti anima e ti poggia dove trova spazio?
Il siparietto si chiude, il difensore volatilizzatosi nell’idea monogama del pranzo.
Rimango sola, mi fai domande alle quali non ho risposte, quelle che ho non posso dartele io. Per fortuna non sei così cattivo da darmi un colpo in testa e mollarmi lì in attesa che un panno lencio da pavimenti incappi nel mio corpo inerme. Mi chiedi se ora devi tornare a casa. Casa.
“Sì, decisamente: dritto dritto alla svelta senza deviazioni da stare alla larga dai pasticci”, rispondo tutto d’un fiato, il tintinnio delle chiavi dell’aula è il dialogo tra me e il mio passo.
“Va bene (piccolo-spazio-pubblicità) Grazie.”
Due serrature a chiudere il mondo fuori, si infilerà come sempre con la sua umana e disumana potenza da ogni fessura visibile e invisibile.


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Dedicato a molti e in particolare a te che la scia lasci del profumo di una bacca che finisce con glia.


Tahar Ben Jelloun, cuori fertili

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I bagni chimici fanno odore di marsiglia e hanno come degli alberi di Natale che sporgono in sopraelevazione plastica tra delle montagne appuntite col mare sotto… tutto blu e le scritte Augh sfondo giallo:
– disotturazione rete fognaria
– spurgo pozzi e fosse fisiologiche
– rifiuti solidi, liquidi e polveri a 360°
Polveri a 360°? Boh.
La voce di Neil Young è sempre uguale quarant’anni dopo, ma è un ritardatario e poi ha piovuto tanto, ma ha anche smesso tanto e tutti col naso all’insú per capire se strizzare i k-way o aspettare ancora un po’.
Il vino è in bicchieri usa e getta come certi entusiasmi pallidi vestiti strani o i capelli lunghi sporchi.
I giovanigiovani raschiano il passato e lo fotografano per facebook.
Accendi la candela e dimmi buona sera.
Chissà che avventura arrivare al parcheggio.

Sergio Larrain

9 luglio 2014

Sergio Larrain

“Picasso diceva: «Faccio sempre quello che non so fare per imparare a farlo». Come commenteresti questa frase?”

Ms la commenterebbe così: Eh, lo so, lo faccio anch’io, ma per me è sempre un gran casino.


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Pablo Picasso