Non ho (più) l’età

10 novembre 2018


Mi son lasciata sfuggire l’occasione di fare l’unica cosa che avrebbe placato gli animi, spianato le rughe, rarefatto i malumori, purificato l’aria pesante, messo d’accordo tutti: un bambino, una bambina.
Avrebbe impastato i cuori di burro con piccoli movimenti delle manine e pigiato gli acini dei guizzi d’adulta del mio io vergognoso, fragile e incazzuso. Avremmo mosso impacciati primi passi insieme, sperimentato capitomboli a cul per terra conditi da risa schiette e vivide in giornate di sole o umide di pioggia, cantato le favole a squarciagola.
Avremmo visto il mondo mentre ci stava a guardare per sentirci grandi grandi e piccoli piccoli.
Invece adesso devo solo trattenermi perché ci sarebbe ancora un tot di tempo sia per la menopausa che per fare cazzate.

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Il sadico compagno antalgico sbirulino che per il mio bene mi schiaccia le tette e mi tortura l’osso è stato deposto sulla sedia e non può più esercitare la sua azione funesta.
Sono libera dal male,
amen.

Grafia emotiva

6 agosto 2018

Ma era il 31 gennaio


Se il cervello avesse avuto una lingua, gli si sarebbe impastata allo sgomitolare di reconditi pensieri strutturati in ipotesi vagliate ad una ad una, secche come compensato, disanimate, prive di emozioni vivide, quelle che vengono chiamate a raccolta durante i miei tempi yoga quando, placide e riscattate, si adagiano sulla colonna vertebrale vibrando sinuose in ogni interstizio del corpo. Dialogano, l’uno e le altre, in un’alternanza di gioia e malinconie sotto vuoto, fori nel sacchettino di plastica: l’Io guadagna tutti i buchi e con essi la propria libera espressione.

Come da Contratto

28 maggio 2018


Forse sono stata concepita con metodo champenoise, 24 grammi di zucchero, il peso dell’anima più 3 grammi. D’altronde è il metodo classico. Sotto terra, in una cattedrale di mattoni, muffe e superfici friabili, ho fatto il lievito, un modo come un altro per ricavare energia in assenza di ossigeno scorreggiando CO2 sotto forma di bolle. Messa a testa in giù in continua rotazione sui pupitres, esausta, son diventata feccia in un liquido chiaro. Plin plin? Caso volle, il vetro di contenimento era difettato e quindi ho fatto il botto esplodendo i 6 bar di pressione, lasciando però intatta la geometria della catasta di bottiglie tra le cataste di bottiglie. Geometrie regolari di geometrie regolari come il fascino del sistema periodico, diventano affiches di una raccolta dei Pink Floyd. Il buco è dove c’è stata l’esplosione, i cocci vivono di vita propria, dal foro si accede al mondo di Alice dal quale il cappellaio pazzo schiamazza richiami ioneschi, è il punto di intersezione tra lo spazio fisico e quello emotivo esattamente come la vagina. L’esplorazione è il nuovo mondo, quello dove le impronte non le calpesti ma le crei.


Il fragile involucro della litosfera, le placche in equilibrio isostatico nell’astenosfera, solido dal comportamento plastico per effetto di pressioni, elevate temperature e sforzi.
Tra attività sismica, orogenesi, formazione di fosse oceaniche
ed archi vulcanici, il modello della tettonica a placche rende intellegibili le ere geologiche del sé.
Gratto la crosta, terrestre.


Testa tra le
(gambe)
olfatto recettivo
L’amore voleva suicidarsi legato ai binari di un treno?
No, voleva macchie di leopardo sul cuore.


Pensò, pensò, pensò; poi smise.
Mollato l’ormeggio a barba di gatto partì per il piccolo viaggio. Le pupille si baciarono.