Identità ebrea

4 giugno 2021

Come quella costruita andando via dalla propria terra
— la schiuma della terra —
Ipertrofia solipsistica
Jung, Freud, protestante contro ebreo
E così deve essere?

Vero, alterato teatro, pietrificata musa, vive

William Shakespeare ha inventato l’uomo moderno

Il Dio di tutti i viventi piange e ride e guarda, non parla, ma gode i rumori e i suoni, chiede silenzio sulle urla
La visione è integra, pianta anche alberi di cui non mangerai i frutti e piantala.

Giselle, curtain love

13 dicembre 2014

image

Antefatto: sono stata al teatro Regio a vedere la prima di Giselle, perché anche il popolo, talvolta, riesce ad accedervi con biglietti in convenzione (il non plus ultra: pane e brioche)


Con all’interno il corpo del balletto, il palcoscenico sembra una porta di ingresso nel mondo di Lewis Carroll, la parte più romantica è il telone di gala che scende in lunghe pieghe di broccato rosa con la stessa prepotenza affascinante e romantica delle gambe delle Kessler.
Le evoluzioni e le piroette danno un’idea di naturale levità, come se una manciata di fringuelli si fossero fatti uomo, negli stomaci un frullo di semi di papavero e girasole, piedi segnati, giunture consumate. Idee di vento.
Ma un balletto senza orchestra sembra seguire la musica prodotta da un arto fantasma: manca l’unione tra il movimento dei corpi e il fluire delle note che si rinnovano e rinascono di volta in volta l’uno per l’altra.


L’uomo di feltro è vivo, cammina e parla. Ogni tanto dice qualche cazzata. Unghie come maltagliati già troppo lunghe, collo insaccato nella sciarpa tra camicia a righe e giacca di panno, normolineo dall’andatura “scacco al tacco” e profusione entusiastica del collo in mise comportamentale da volatile dal becco lungo. Illustra l’arte agli avventori, negli occhi un balenare di idee da novella rivoluzione industriale con sogni di futura grandezza riposti tra la realizzazione di treni alta velocità e la chimera dell’auto elettrica.
Mi fregia di onorealmeritobravaapapà per essere approdata lì dopo appena un anno che sono qui. Ci regaliamo sorrisi di poco conto come spiccioli che torneranno utili e prima che ribolla per l’ansia da motivatore delle folle di agganciare i nuovi arrivati con manciate di “siccome che” in sordina, ci salutiamo, come se con un clic avessi abbassato la cornetta.

wpid-wp-1416901005018.jpeg
wpid-wp-1416901371198.jpeg
wpid-wp-1416901330303.jpeg
wpid-wp-1416901080583.jpeg
Ci sono cose che mi sono piaciute ed altre meno. Ci ho pensato. La De Generation of Painting mi è sembrata una specie di Action painting con poca action e niente painting, un’osservazione statica del presente, il congelamento di un flusso di idee.
Mentre il rientro a casa è stata un’installazione underground interiore un po’ strana.


Dedicato a molti e in particolare a te che la scia lasci del profumo di una bacca che finisce con glia.


Tahar Ben Jelloun, cuori fertili

image


I bagni chimici fanno odore di marsiglia e hanno come degli alberi di Natale che sporgono in sopraelevazione plastica tra delle montagne appuntite col mare sotto… tutto blu e le scritte Augh sfondo giallo:
– disotturazione rete fognaria
– spurgo pozzi e fosse fisiologiche
– rifiuti solidi, liquidi e polveri a 360°
Polveri a 360°? Boh.
La voce di Neil Young è sempre uguale quarant’anni dopo, ma è un ritardatario e poi ha piovuto tanto, ma ha anche smesso tanto e tutti col naso all’insú per capire se strizzare i k-way o aspettare ancora un po’.
Il vino è in bicchieri usa e getta come certi entusiasmi pallidi vestiti strani o i capelli lunghi sporchi.
I giovanigiovani raschiano il passato e lo fotografano per facebook.
Accendi la candela e dimmi buona sera.
Chissà che avventura arrivare al parcheggio.

Sergio Larrain

9 luglio 2014

Sergio Larrain

“Picasso diceva: «Faccio sempre quello che non so fare per imparare a farlo». Come commenteresti questa frase?”

Ms la commenterebbe così: Eh, lo so, lo faccio anch’io, ma per me è sempre un gran casino.


image

Pablo Picasso

Territorio blu

2 febbraio 2014

image


Ho visto quadri fuori cornice, la cornice la sputerebbero come un ciuccio estraneo al copione.
Ho visto ancora la potenza espressiva femminile troppo poco rappresentata: le scoperte comunicative tra i mondi del maschile e femminile innescati nel contesto storico e socioculturale  trascurate.
Pollock sembra precursore delle migliori interpretazioni di Jack Nicholson ed io finalmente ho capito cosa mi affascina di ciò che non si comprende se si rimane nei confini delle regole classiche istituzionalizzate: il contorno astratto e sempre poco ortodosso della porta di ingresso al sé, il dettaglio talmente amplificato da non poter più essere percepito come tale se non attraverso il proprio senso sottile, quello tutto personale che nessuna legge ci può sottrarre.


(Quadro di Helen Frankenthaler, Blue territory, che dal vivo, per me, è stato uno spettacolo)

Affetti ottici

26 novembre 2013


La mole antonelliana ritagliata nel cielo limpidissimo del mattino sembra un disegno di Luzzati: a una sola dimensione, ma con un’infinità di finestre aperte su racconti musicati in marcia.


Abbatto sonno e pigrizia, mi infilo nella metro dove trovo diletto con gli orsetti e nell’osservazione di una piccola Pocahontas, e sbuco di fronte al mostro pas mal del consumismo ai bordi della città. Il tragitto arrovellato, strade buie, cantieri in corso, passanti impreparati e baristatabaccaio con l’indicazione pronta nel guizzo cortese. Primo pensiero: vero che non è l’approdo alla meta bensì il percorso per raggiungerla che ne conferisce il maggior pregio, ma vero anche che arrivarci è una gran cosa; esultazione esultazione.
A differenza dello scorso anno, stavolta Lapo non c’era, se non altro perché se non c’è nessuno a dirti Quello lì è Pinco Pallo, semplicemente per te Pinco Pallo non esiste, e non è detto che sia un male.
Per il resto, entri nelle fauci di uno spazio espositivo enorme con dei turboreattori nucleari di aria calda e squagli, contribuendo forse anche tu a rinvigorire quell’odore di patatina fritta sudata che t’investe.
Vedi la gente morta e nuoti controcorrente anche se cammini nella stessa direzione di quella variegata vaginopoli accompagnata da maschi a tempo, come un salmone desideroso di depositare un uovo su qualcosa che stimoli il parto di un pepepensiero, uno starnuto artistico spontaneo ebbro di piacere e lo trovi nascosto negli unici pochi metri quadri nei quali potresti permetterti di misurare l’apertura alare, ché tanto non c’è nessuno intorno. E scopri che Fico è fico.
image

Il puntino luminoso è l’uovo fecondato, ovvio.