Ops!

26 settembre 2015


Si chiude una porta
e si apre un portone
Spera solo che dietro
non vi alberghi uno iotaone
(che fa rima con…?)
Bidibidòbidibù

Ea, energia di attivazione

27 febbraio 2015

Enzima Purine_Nucleoside_Phosphorylase


Stereospeicificità di un uomo,
un uomo che veda
i mille spilli negli occhi,
gli occhi;
che senta,
come nessuno ha sentito mai
che sappia della psiche
– basale, spinosa, granulosa, cornea –
stratificata come tessuto tegumentario,
vascolarizzata dall’anima,
paure come radicali liberi,
intrappolate in vescicole sinoviali;
un uomo,
come un enzima specifico
con il suo substrato,
come molecole attivatrici di processi mai visti,
dimenticati,
denigrati,
misconosciuti,
condividere e inventare strategie catalitiche,
ridere Bi-Bi random.


Poi a un certo punto smetto di studiare anatomia; promesso, forse.


Detto fra noi, io e te, all one.
Se potessi sparirei.
Se ne avessi la voglia, il tempo, il fatto.
In realtà ho un mucchio di fatto. Tanti mucchi di fatto: uno qua, uno là, uno su, uno giù.
Sono stufa dei mucchi di fatto.
Farei scadere la mia carta di identità prima della data del compleanno del 2021. Terrei solo la data di compleanno, forse Velvet, se mi miagola di essere in grado di sopportare il viaggio e un nuovo trasloco lontanissimo, insomma, se è d’accordo.
Poi farei sparire le nostre tracce, vibrisse e profumi, documenti e faldoni. A tutti, davvero tutti. Indistintamente. Lascerei le mie cose a chi ce le ha: che se le tenga, mi rimane un inscindibile cordone ombelicale, che lo si veda o no. Certa pigrizia emozionale e mentale annienta.
Pensare alla differenza tra le somme, le sottrazioni e le addizioni non interessa a molti: per lo più basta do not disturb; niente decisioni da prendere, niente spiegazioni da dare; niente di nuovo da avviare. Solo un flusso inconsciente come di un fiume d’acqua piovana in terre senza pioggia.
Così muoio. Toglimi la natura selvaggia, l’amore come lo intendo, così per istinto, e la giustizia, e muoio.
Oddio, se non me li togli muoio lo stesso, ma un po’ dopo, ecco.
Posso aprire il libro al capitolo “L’amore come lo intendo io” e capire che un buon correttore di bozze sarebbe auspicabile. Conto le palline colorate del pallottoliere.
Alone, all one.
Certe realtà sono disperanti, occhi vuoti, unghie mangiate, curiosità finte, monopaticità vera, fughe da Alcatraz e non, ginocchia che frullano nevrotiche sotto il tavolo, manie di protagonismo, astenia, agonie, pure esplosioni di ipocrisia apocrifa.
A Bruxelles non ci voglio andare. E a Lussemburgo neanche. Ma il concorso lo farò lo stesso.
Però adesso una casa l’ho trovata, all one è la casa per tutti. La geografia non c’entra niente.
Poi potrei partire e cavalcare pressocché perognidove. Come tutti.
Butto giù tutte le inutili asticelle del Mikado. E poi mi dedico a qualcosa di diversamente creativo.
Fuori c’è il sole e – more solito – che tanto basti.

Toni, Thony e toni

11 dicembre 2014


Dopo un dialogo pragmatico con la coscienza cheratinosa e un sogno in struttura quaternaria in cui sfoggiavo una lunga chioma in stile fidanzatina di Capitan Harlock, individuata la foggia a cui protendere, munita di tre santini stampati in bianco e nero – foglio A4 – dell’acconciatura nell’iconografia suggeritami dalla prode È., mezz’ora di passi lunghi (gambe corte) dopo, ero all’officina dei capelli capitanata da Toni con la testa reclinata tra le mani di una brava shampista.
Seguiranno dialoghi surreali.
Per non sottrarre energie alla crescita dell’io sperimento l’haircut. Perché a quanto pare la ricerca passa anche attraverso queste sacrosante minchiate.
Poi sono andata a vedere Giselle, ma questa è un’altra storia.


Ho sognato un serpentello di quindici centimetri al massimo che sembrava un lombrico grande, scuro, con la coda rossa. I lombrichi non hanno la coda, i serpenti neanche… Fa niente.
Poi il serpentello diventava un caneserpente molle, come un budino di cane con i contorni terremotati, come fosse un caneserpente molle su un tappeto vibrante. Ma stava fermo.
Ho pensato alla gentilezza.
Il garbo mi commuove con una pienezza come se ogni gesto gentile equivalesse ad aver salvato la vita di un bambino o di un essere umano umano. Gli sguardi che si posano sugli oggetti e sulle persone a volte vanno talmente al di là che ne perdo la connessione fisica, il possesso, si nebulizzano in sentimenti molli a quattro zampe; l’evoluzione dal serpente.
Posso giungere ad un’unica conclusione:
le dosi massiccie di zenzero fresco stanno cominciando a fare effetto.


Anna ha capito di essere troppo arrabbiata.
E lisa era preoccupata.
Anna è rimasta lì un momento, due momenti e poi al terzo momento si è tirata su; luci pallide in una strada buia, niente telefono, un dolore strano, lungo, come un punto interrogativo che percorreva l’intera gamba. lisa la guardava stranita in quella sua posizione da stambecco e si chiedeva se ci fossero sguardi dietro alcune delle finestre illuminate, mentre se ne fotteva per noncuranza della noncuranza. Gamba e ginocchio arrivano in soccorso ricomponendo lentamente un equilibrio instabile. Movimento impastato, il tacco emana un suono che è un ingorgo, il tacco è vuoto e dà il rumore al passo come dell’eco di un dolore sordo e misconosciuto.
Nessuno è ovunque, ti dorme accanto, ti ruba qualche scena nei sogni, ti inganna, ti mette in bacheca e ti dice ti amo e non ti vede e non ti sente neanche quando ti fa l’amore.
Nessuno è così: o prendere o lasciare.
Se lasci è come prima anche se è peggio all’uguale. Qualche riga chiusa bolle nel cassetto etichetta “previsioni”: quelle che quando s’avverano ti senti un genio e desidereresti – in un condizionale arlecchino – essere parecchio più cretina, mentre ti fai una ragione del fatto che sei nel mezzo, nel mucchio umano, ti si vede solo il naso.
Il bene non esiste, non dove si vanta amore che fa il rumore di un tacco vuoto e ti lascia a terra per capire.
Anna ha preso lisa e sono andate via.
Avevano freddo insieme, si sono tuffate insieme, si sono presentate insieme come entità biologia unica in cuffia ed occhialini. Poi l’istruttore ha cominciato a dare indicazioni solo ad Anna: “Anna, piedi a martello! Anna, respira quando dai lo slancio con le braccia!”
lisa è rimasta a bordo piscina. Sentivo che voleva rientrarmi dalla bocca al primo respiro ampio abbastanza e ora è qui con me a studiare i modi di un respiro ancora più ampio.
Poi, appena smetto di essere bina, dovrò cercare un calzolaio.

tempo-thumb


Ci vuole tempo per uno sanbajon vellutato, per una maionese che non impazzisca, per la panna montata bene o una crema di fave che faccia del sesso palatiale completo con le cicorie.
Ci vuole tempo per trovare un lavoro decente o ottenere un trasferimento se non hai le spalle abbastanza coperte da raccomandazioni sottocoperta; ci vuole tempo per passarci in mezzo e capire come non rimanere schiacciati.
Ci vuole tempo per imparare il bene e forse ancora di più per imparare il male.
I pacchetti di tempo non riportano data di scadenza sui coperchi che non hanno e capita di vivere in bolle di latenza, mentre ci si concede ancora tempo, perché ci vuole tempo: e quel tempo è già finito.
Ma mentre si aspetta lo scorrere lineare delle lancette mentali fino a infinito, è meglio far qualcosa, escogitare un modo per trasformare i detriti in una comprensione accesa di notte ed anche di giorno, come le luci delle motociclette.
Lo strenuo rifiuto uccide tutto. Tranne il rifiuto e la comprensione della fine di tutto.
Ci vuole tempo per sentire e capire i suggerimenti dei sogni, ma il tempo dei sogni non finisce mai.
E mai significa mai, sempre.