Flutti, frutti
frangiflutti
frasi, note, disegni brutti
gabbie senza zoo
zoo senza guardiani
guardiani senza prigionieri
geometrie di tonalità
e tonalità in geometrie
spazi riempiti e riempitivi
cadute in libera frenata
pensieri in groppa
ed altri in scatola
punteggiatura
invadenza
crudescenza
scienza
scemenza
gattonare in piedi
saltare da seduti
guardare ad occhi spenti
le code dei serpenti
su cui il buio fa da luce
Tele
ragni
Dipinti
congiunzioni
Non è il sale quel che manca all’insalata
da una matta rivoltata

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Ti ho sognato mi hai parlato mi hai spiegato ti ho capito mi hai guardato
ti ho creduto
Poi il tempo si è fermato senza un punto né un a capo
Avrei voluto cambiarmi l’anima ma lei non volle
camminava scalza con una sottana di seta lieve color panna
chiedeva solidarietà
Gliel’ho data
cellule rigenerate hanno votato all’unanimità: non c’è più motivo di battere ciglio
Mi cambio d’abito
prendo nuove transitorie forme
guardo lontano la traiettoria immaginaria di un punto che dirama luce dall’interno e disegna ipotesi senza contorni

Nei miei pensieri anche la Papua Nuova Guinea.
Sei lì?


Testa rasata china sul cellulare,
chissà passarti un dito contropelo sul collo;
non ci piaceremmo
Labbra da anatroccolo, occhi tondi
camicia blu semispalancata tirata sul pettorale gonfio, occhieggia il tribal tatuato
In alternanza geometrica optical minimale, i puntini bianchi e marroni della camicia, sulla spalla larga passano dalla forma tonda a quella ovale per catapultarsi poi come piccole biglie dentro i jeans
Sul culo sodo e stretto ride una piega che mima i Levi’s,
si scende a sigaretta aderente fino ai risvolti che in prossimità della caviglia non osano toccare il bordo delle sneakers arredate dal logo dell’omino a cavallo con la mazza da hockey pronta al colpo
Il pollice accarezza il cellulare sottile su e giù, le immagini scorrono, su qualcuna si sofferma e poi ritorna alla carezza compulsiva.
Rimpiazzata l’auto come estensione del pene, rimpiazzato il pene come estensione del sé.
Peccato.

Èttardi

18 luglio 2017


Èttardi è quella parola che ti strangola,
un cordolo unico intorno al flusso della vita nei giorni
lo blocca, lo succhia, lo ingoia e non te lo risputa mai
Ti fa le briciole nel cassetto delle posate, nascoste laddove si sottraggono alla vista, a te
occhieggiano
Quando èttardi, non ci sei mai, sei sempre nella corsa
e correre è non essere da nessuna parte completamente
insegui il tempo che hai sfuggendogli
e lo sguardo non fa in tempo a contemplare la bellezza


Prenditi la mano
tastati il polso
urla
ma fallo piano
sennò ti pentirai
Chiediti,
ma fallo spesso
altrimenti, con più probabilità, non ti capirai
Non chiudere gli occhi sui sogni infranti, non strizzarli come pezze al sole,
lasciali umidi, evaporeranno scegliendosi il loro ritmo
Parlati, anche di notte,
quando ti infarini rotolandoti sulle sensazioni
Friggiti i difetti,
fanno male al fegato
ma alcuni possono anche essere saporiti
lascia i peggiori sul bordo del piatto
Dai l’orgoglio in pasto ai buoi se ti tiene al giogo su un percorso accidentato di gaffes che non vale la pena compiere
Assorbi i rimpianti
che ti tappano le orecchie
con dei cotton fiocc
La rabbia sputala nel lavandino
insieme al dentifricio,
i denti rimarrano puliti più a lungo
E – soprattutto, sopra ogni cosa – non dimenticarti mai di guardare gli altri negli occhi
È lì che troverai l’acqua:
dolce o salata che sia
assieme all’idrogeno porta sempre con sé almeno un atomo di ossigeno

L’anno della formica

10 luglio 2017


In fila indiana
ordinate come i pensieri
– i pensieri prima di quel suono –
nere e gli spazietti bianchi sul muro;
poi, come i pensieri quando manifestano in piazza cervello, ti si infilano dappertutto in lotta con quella che sarebbe la deroga più veloce della luce se non la si tenesse ancorata al suolo con un sacchetto di sabbia chiuso da un fiocchetto:
imbelletto la ratio, crudele ma senza spigoli che pungano
Poi metto il piede su un riccio Ahi

Famiglie di pesci mi invitano sotto, sul loro scoglio bitorzoluto
Sono tanti
sono allegri
sono a casa

Libeccio

3 luglio 2017


Ms, descrivimi il movimento delle onde.
Vengono da lontano, si arrotolano, baldanzose fanno la schiuma, si tuffano sulla spiaggia, la stropicciano, la salutano affettuose e tornano indietro.
Ma il loro movimento orizzontale è un’illusione. Fissa un punto qualsiasi di un’onda.
Fisso un punto qualsiasi di un’onda. È sempre lo stesso e cambia di continuo. È come osservare il vento al di là di ciò che muove.