Èttardi

18 luglio 2017


Èttardi è quella parola che ti strangola,
un cordolo unico intorno al flusso della vita nei giorni
lo blocca, lo succhia, lo ingoia e non te lo risputa mai
Ti fa le briciole nel cassetto delle posate, nascoste laddove si sottraggono alla vista, a te
occhieggiano
Quando èttardi, non ci sei mai, sei sempre nella corsa
e correre è non essere da nessuna parte completamente
insegui il tempo che hai sfuggendogli
e lo sguardo non fa in tempo a contemplare la bellezza


Prenditi la mano
tastati il polso
urla
ma fallo piano
sennò ti pentirai
Chiediti,
ma fallo spesso
altrimenti, con più probabilità, non ti capirai
Non chiudere gli occhi sui sogni infranti, non strizzarli come pezze al sole,
lasciali umidi, evaporeranno scegliendosi il loro ritmo
Parlati, anche di notte,
quando ti infarini rotolandoti sulle sensazioni
Friggiti i difetti,
fanno male al fegato
ma alcuni possono anche essere saporiti
lascia i peggiori sul bordo del piatto
Dai l’orgoglio in pasto ai buoi se ti tiene al giogo su un percorso accidentato di gaffes che non vale la pena compiere
Assorbi i rimpianti
che ti tappano le orecchie
con dei cotton fiocc
La rabbia sputala nel lavandino
insieme al dentifricio,
i denti rimarrano puliti più a lungo
E – soprattutto, sopra ogni cosa – non dimenticarti mai di guardare gli altri negli occhi
È lì che troverai l’acqua:
dolce o salata che sia
assieme all’idrogeno porta sempre con sé almeno un atomo di ossigeno

L’anno della formica

10 luglio 2017


In fila indiana
ordinate come i pensieri
– i pensieri prima di quel suono –
nere e gli spazietti bianchi sul muro;
poi, come i pensieri quando manifestano in piazza cervello, ti si infilano dappertutto in lotta con quella che sarebbe la deroga più veloce della luce se non la si tenesse ancorata al suolo con un sacchetto di sabbia chiuso da un fiocchetto:
imbelletto la ratio, crudele ma senza spigoli che pungano
Poi metto il piede su un riccio Ahi

Famiglie di pesci mi invitano sotto, sul loro scoglio bitorzoluto
Sono tanti
sono allegri
sono a casa

Libeccio

3 luglio 2017


Ms, descrivimi il movimento delle onde.
Vengono da lontano, si arrotolano, baldanzose fanno la schiuma, si tuffano sulla spiaggia, la stropicciano, la salutano affettuose e tornano indietro.
Ma il loro movimento orizzontale è un’illusione. Fissa un punto qualsiasi di un’onda.
Fisso un punto qualsiasi di un’onda. È sempre lo stesso e cambia di continuo. È come osservare il vento al di là di ciò che muove.


Maria cammina scalza,
ha grandi occhi nocciola
che si spalancano dietro la montatura archimede nera,
tette grandi nella maglietta punteggiata di macchie da casacampagnaemare,
pelle olivastra
Non è sposata
e ormai è abbastanza tardi per
Quindi lei può occuparsi di una mamma anziana, nemesi.
Arriva da Milano
dove presumibilmente non tornerà più
E d’estate va bene, ma l’inverno che ci fa quaggiù?
Si passa una mano sulla fronte
seguendo la linea dei capelli
che il vento le scompiglia
Quelli sì, ma i pensieri no


Bocche tappezzate di lingue,
come fossero tante eppure due.
Sperimentazioni e risa,
avviluppati i sensi e i corpi,
nessuna ombra di lucchetti.
Ho sognato muscoli come cervelli, parole e cheratina.
Le vie di fuga erano di cartone e nessuno le percorreva.
Poi mi sono svegliata, ho guardato il mare e gli ho detto: va bene, arrivo.

Sol tizia d’estate

21 giugno 2017

Compito: ti frulla ‘sto titolo che ti diverte?
e mò inventati il post da contrafforte


Un cane abbaia
non morde
Un moscerino vola
non biiiizza
Una zanzara è sparita
la sentivo
Una telefonata è arrivata
mi ha spaventata
Un’altra è seguita
meno animata
La lettiera è pulita
l’ho cambiata
La gatta è spiaggiata
accalorata
L’insalata l’ho mangiata
riscaldata
La doccia poi l’ho fatta
mi ha rinfrescata
La finestra l’ho aperta
spalancata
La brezza fa ingresso
mi ha salutata
La roba stesa danza
animata
Il silenzio del vento
fa brillare le foglie,
l’anidride carbonica
fa fare le bolle
salgono su fino all’orizzonte di una bottiglia.