fuori dall’ombelico
uno dei suoni fucsia vibra
un terzo occhio spanato
si è illuminato

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Qualcosa

24 settembre 2017

Il dischetto di cotone segue la linea della mascella trattenendo a sé il colore in polvere, traccia una linea cromatica tra il prima e il dopo; la stessa linea tracciata dal racconto.


Cerco il senso di un paio di calzini nylon color carne arricciato alla caviglia bombandone la carne intorno, dentro scarpe basse con la fibbia da educanda radical chic di estrazione popolare
abbinati a unghie laccate di rosso sulle dieci dita più su del suolo.
Cerchio, il senso
il buco, in mezzo.


Flutti, frutti
frangiflutti
frasi, note, disegni brutti
gabbie senza zoo
zoo senza guardiani
guardiani senza prigionieri
geometrie di tonalità
e tonalità in geometrie
spazi riempiti e riempitivi
cadute in libera frenata
pensieri in groppa
ed altri in scatola
punteggiatura
invadenza
crudescenza
scienza
scemenza
gattonare in piedi
saltare da seduti
guardare ad occhi spenti
le code dei serpenti
su cui il buio fa da luce
Tele
ragni
Dipinti
congiunzioni
Non è il sale quel che manca all’insalata
da una matta rivoltata


Ti ho sognato mi hai parlato mi hai spiegato ti ho capito mi hai guardato
ti ho creduto
Poi il tempo si è fermato senza un punto né un a capo
Avrei voluto cambiarmi l’anima ma lei non volle
camminava scalza con una sottana di seta lieve color panna
chiedeva solidarietà
Gliel’ho data
cellule rigenerate hanno votato all’unanimità: non c’è più motivo di battere ciglio
Mi cambio d’abito
prendo nuove transitorie forme
guardo lontano la traiettoria immaginaria di un punto che dirama luce dall’interno e disegna ipotesi senza contorni

Nei miei pensieri anche la Papua Nuova Guinea.
Sei lì?


Testa rasata china sul cellulare,
chissà passarti un dito contropelo sul collo;
non ci piaceremmo
Labbra da anatroccolo, occhi tondi
camicia blu semispalancata tirata sul pettorale gonfio, occhieggia il tribal tatuato
In alternanza geometrica optical minimale, i puntini bianchi e marroni della camicia, sulla spalla larga passano dalla forma tonda a quella ovale per catapultarsi poi come piccole biglie dentro i jeans
Sul culo sodo e stretto ride una piega che mima i Levi’s,
si scende a sigaretta aderente fino ai risvolti che in prossimità della caviglia non osano toccare il bordo delle sneakers arredate dal logo dell’omino a cavallo con la mazza da hockey pronta al colpo
Il pollice accarezza il cellulare sottile su e giù, le immagini scorrono, su qualcuna si sofferma e poi ritorna alla carezza compulsiva.
Rimpiazzata l’auto come estensione del pene, rimpiazzato il pene come estensione del sé.
Peccato.

Èttardi

18 luglio 2017


Èttardi è quella parola che ti strangola,
un cordolo unico intorno al flusso della vita nei giorni
lo blocca, lo succhia, lo ingoia e non te lo risputa mai
Ti fa le briciole nel cassetto delle posate, nascoste laddove si sottraggono alla vista, a te
occhieggiano
Quando èttardi, non ci sei mai, sei sempre nella corsa
e correre è non essere da nessuna parte completamente
insegui il tempo che hai sfuggendogli
e lo sguardo non fa in tempo a contemplare la bellezza