Identità ebrea

4 giugno 2021

Come quella costruita andando via dalla propria terra
— la schiuma della terra —
Ipertrofia solipsistica
Jung, Freud, protestante contro ebreo
E così deve essere?

Vero, alterato teatro, pietrificata musa, vive

William Shakespeare ha inventato l’uomo moderno

Il Dio di tutti i viventi piange e ride e guarda, non parla, ma gode i rumori e i suoni, chiede silenzio sulle urla
La visione è integra, pianta anche alberi di cui non mangerai i frutti e piantala.

Drink, book, aperitif, divano in pelle euro due, cane, parole, fiorentini, pugliesi, torinesi dalle vocali aperte. Ti presento un libro, tutto il resto sfuma: la mietitura ingoia la nebbia.


Supponiamo di voler capire l’odio senza accorgercene. Mentre lo guardiamo attraverso quel buco deformato nella serratura spalancata e sguaiata dei telegigiornali – che scende gigino e scende pure gigetto – si apre una fessura in cui Normale lambisce Subnormale (con buona pace di Paranormale). La fessura è un libro da cui si intravedono i confini poco netti di una consunta meschinità frammista a paccottaggini, il tutto in una routine distillata in comode rate.
Se vogliamo capire l’odio è meglio cercarlo dentro casa, nello specchio, sulla lingua, nella sociologia della porta accanto e forse anche nei batteri intestinali. Perché certa tempesta è come una scorreggia: puoi pure tapparti il naso, ma è inutile cercarla altrove.


La media aritmetica tra il 1955 e il 1961 a New York con la famiglia Glass dà il XXI secolo italiano, quello borghese, a volte geniale, altre inconcludente, posto davanti a un bivio con un occhio aperto e l’altro chiuso.
Con beneficio del dubbio e attualizzate derive psicologiche.

《Le note a piè di pagina sono un’offesa all’estetica, ma qui temo sia inevitabile farne una.》

Qui, però altrove

7 luglio 2016


Scrittura efficace come un interrogatorio serrato e – come gli stessi – quasi emozionalmente neutra, la Gallego descrive le dinamiche di certa onestà blanda delineando profili che posso dire di riconoscere, calati nella realtà di tutti i giorni. Le relazioni come partita doppia di favori reciproci, le gare del potere spiccio e di poco conto e le cadute di responsabilità connotano gli ambienti più diversi; i luoghi della Giustizia, evidentemente non sono esclusi. La superficialità del sensazionalismo della stampa è ben resa. Il racconto sembra un po’ sopra le righe, cronaca nera e un po’ di suspance da psico-thriller all’americana. Ciò che più mi rimarrà impressa è la descrizione del profilo psicologico dei ricercati e la figura del donnone appariscente che si fa portavoce del verbo clinico.
Ardese non esiste, quanto meno non in Piemonte. Ma questo lo so perché me l’ha detto una cara amica.
Continuo a preferire le linee morbide che si insinuano nel sé di Carofiglio avvalendomi del “De gustibus non disputandum est”.


Non so se leggerò un altro libro di Vargas. Comunque, di certo, non lo farò tanto presto. Non perché non sia brava. Non perché la lettura si sia arenata per noia o angoscia incipiente. Credo che semplicemente non sia il mio genere. I toni che sottendono misteri cupi li ho apprezzati in Edgar Allan Poe in età scolare – immagino sia stato un caposcuola -, ma sui suoi racconti ho piantato la mia bandierina “fin qui, non oltre; forse non altri”.
Perciò invito a sperimentare voi stessi se dentro il romanzo troviate l’agio.
Dei protagonisti sono disegnati i tratti peculiari principali, sarete in buona compagnia. La trama, con tutta probabilità, vi renderà curiosi in modo da arrivare senza fatica fino all’epilogo. E, nella peggiore delle ipotesi, come è successo a me, quanto meno scoprirete chi era per davvero Robespierre. O rimarrà in sospeso un altro mistero: ma quella di Robespierre è una storia vera?


Poco più di cento pagine per avventurarsi in una certa dimensione giapponese del vivere. La descrizione minuziosa di spazi per noi spesso impercettibili, trasforma un foglio bianco in un libro, un gatto passeggia con passo felpato e campanello al collo scandendo il senso nelle giornate di una coppia silente dedita al lavoro.Come se la vita fosse solo nei particolari.Non è quello che può comunemente descriversi come un libro avvincente, ma le poche pagine aiutano ad arrivare comunque fino in fondo e a capire, almeno un po’.

《Mi parlò della massima di un filosofo, il quale sosteneva che l’osservazione è il fulcro dell’amore che non scade nel sentimentalismo.》

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Il silenzio dell’onda l’ho letto con in sottofondo il rumore del mare. Il sole, il vento e il sale.
Il protagonista più noto dei romanzi di Carofiglio, l’avvocato Guerrieri, sembra aver incontrato il suo doppio, si scinde in due personaggi: lo psichiatra e il suo paziente. L’indagine si sposta dai casi di omicidio alla ricerca delle cause dell’annientamento del sé. Alla risoluzione dell’enigma si arriva seguendo il percorso sinuoso e colloquiale tipico della scrittura di Carofiglio, fatto anche di musica e citazioni, metafore, bibliografia e brandy accompagnato da biscotti al cioccolato.
È avvincente come un giallo e si legge in un battibaleno.
Poi rimane questa voglia di far due chiacchiere con l’autore. Che, anche se sei a Bari, tanto facile non è.

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Mankell non lo conoscevo affatto. Chi ne capisce afferma che sia molto bravo, ben scritti i suoi romanzi polizieschi.
Scarpe italiane è un viaggio algido in un io maschile rimasto accartocciato, talmente ben descritto da risultare rasserenante come un’opera opaca di Ray Caesar: il lupo mannaro siede al tavolo con te e l’unica cosa sensata da fare è parlarci indossando un paio di magistrali scarpette rosse.


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Mannaggia quei libri senza pasta madre crescente: non lievitano.