Ea, energia di attivazione

27 febbraio 2015

Enzima Purine_Nucleoside_Phosphorylase


Stereospeicificità di un uomo,
un uomo che veda
i mille spilli negli occhi,
gli occhi;
che senta,
come nessuno ha sentito mai
che sappia della psiche
– basale, spinosa, granulosa, cornea –
stratificata come tessuto tegumentario,
vascolarizzata dall’anima,
paure come radicali liberi,
intrappolate in vescicole sinoviali;
un uomo,
come un enzima specifico
con il suo substrato,
come molecole attivatrici di processi mai visti,
dimenticati,
denigrati,
misconosciuti,
condividere e inventare strategie catalitiche,
ridere Bi-Bi random.


Poi a un certo punto smetto di studiare anatomia; promesso, forse.


Anna ha capito di essere troppo arrabbiata.
E lisa era preoccupata.
Anna è rimasta lì un momento, due momenti e poi al terzo momento si è tirata su; luci pallide in una strada buia, niente telefono, un dolore strano, lungo, come un punto interrogativo che percorreva l’intera gamba. lisa la guardava stranita in quella sua posizione da stambecco e si chiedeva se ci fossero sguardi dietro alcune delle finestre illuminate, mentre se ne fotteva per noncuranza della noncuranza. Gamba e ginocchio arrivano in soccorso ricomponendo lentamente un equilibrio instabile. Movimento impastato, il tacco emana un suono che è un ingorgo, il tacco è vuoto e dà il rumore al passo come dell’eco di un dolore sordo e misconosciuto.
Nessuno è ovunque, ti dorme accanto, ti ruba qualche scena nei sogni, ti inganna, ti mette in bacheca e ti dice ti amo e non ti vede e non ti sente neanche quando ti fa l’amore.
Nessuno è così: o prendere o lasciare.
Se lasci è come prima anche se è peggio all’uguale. Qualche riga chiusa bolle nel cassetto etichetta “previsioni”: quelle che quando s’avverano ti senti un genio e desidereresti – in un condizionale arlecchino – essere parecchio più cretina, mentre ti fai una ragione del fatto che sei nel mezzo, nel mucchio umano, ti si vede solo il naso.
Il bene non esiste, non dove si vanta amore che fa il rumore di un tacco vuoto e ti lascia a terra per capire.
Anna ha preso lisa e sono andate via.
Avevano freddo insieme, si sono tuffate insieme, si sono presentate insieme come entità biologia unica in cuffia ed occhialini. Poi l’istruttore ha cominciato a dare indicazioni solo ad Anna: “Anna, piedi a martello! Anna, respira quando dai lo slancio con le braccia!”
lisa è rimasta a bordo piscina. Sentivo che voleva rientrarmi dalla bocca al primo respiro ampio abbastanza e ora è qui con me a studiare i modi di un respiro ancora più ampio.
Poi, appena smetto di essere bina, dovrò cercare un calzolaio.


“Come sto?”
“Un po’ meglio di ieri, peggio di domani.”


Ciao Lollacreola, sei molto interessante. Come va? 9

Ciao Lollacreola, mi hai tirato l’attenzione, chattiamo? 8

Ciao Lollacreola, come va? 12

Ciao, come va? 8

Piacere Lollacreola, come stai? 1

Piacere, come stai? 3

Ciao, piacere di conoscerti 1

Ora, posto che Lollacreola è un nome inventato (per ora, fino a che a qualche folle o ubriaco o folle ubriaco non venga in mente di battezzarci la propria pupetta) e che Chirpme me lo son trovato tra le app solo perché mi è stato telematicamente suggerito da Mr. Cì che a sua volta ci si è trovato impelagato per caso, assodato che gli uomini chattari tra i 35 e i 45 (fascia d’età selezionata automaticamente in virtù delle mie lune) inviano messaggi del tenore di cui sopra (il numero indica la frequenza statistica del messaggio) e che tanto vale farsi un discorso con un rubinetto che gocciola, finalmente oggi ho tirato fuori il fucile ed ho impallinato la app cinguettante. Una prece.
Tutto ciò dopo essere stata dal medico.
Ambulatorio pieno manco fossimo alla Fiera del Levante con ingresso e patatine gratis, due informatori scientifici che commentano le rocambolesche avventure del collega imbroglione assente, dialoghi indecifrabili in dialetto piemontese, coniugi miopissimi che speravo fossero fratelli e invece è proprio vero che dio li fa e poi li accoppia (per divertirsi, sorge il sospetto), una mamma timorosa di Dio che rotea gli occhi nell’evidente difficoltà di non saper bene dove poggiarli, finché non arriva la figlia luce delle sue pupille (la chiama gioia ed io mi quieto, perché lo trovo comunque bello).
Dopo tutto ciò arriva il mio turno e questo dottore! che sembra Bobo di Staino solo col naso un po’ più piccolo e che oggi faceva il medico supplente del mio medico, man mano che gli racconto le mie vicissitudini sintomatologiche degli ultimi tre giorni mi guarda ad ogni nuovo particolare, con rinnovato interesse. Che poi, c’è da dire, l’unica cosa strana è che non mi sia venuta la febbre, in realtà non proprio strana, perché la febbre a me non viene quasi mai. Comunque la nausea gli è rimasta impressa assai, vai a sapere.
Analisi, due giorni a casa e per il resto poi si vedrà. E io Grazie, buonasera. Poi, però, gli sorge un dubbio: Scusi, un’ultima cosa!
Gli leggo nel pensiero.
Ma lei è sposata?
(Gli ho letto giusto, ma ha sbagliato la domanda) No.
E’ incinta?
No, direi proprio di no.
Strano che la domanda principale diventi la domanda di riserva.
Son cose.


Tra una statistica cogliona per quello tra i capi narcisisti che sembra una caricatura di Craxi, non capisce un craxo e ti chiede di tirar fuori numeri che con la famigerata circolare di 50 pagine che l’ha fatto cagare sotto e chissà se s’è letto e se l’ha letta comunque – ipse dixit – non c’ha capito una mazza; telefonate, toner esauriti e funzionari isterici, preventivi mai arrivati, incomprensioni istituzionali tra possidenti d’auto col bollino rosso “reserved” dimenticato nel cruscotto e vigili urbani che non sai se ci fanno o se ci sono o se non ne possono, tant’è che fai amblambàciccìcoccò per capire chi è più fesso, hai vomitato 3 volte una mela chiedendoti: a) perché; b) percome; c) può una mela una volta masticata e ingoiata aumentare di volume fino al punto di poter essere rigurgitata per ben tre volte?
Torni a casa, non in barella, ma con la Panda della collega che ti raccoglie col cucchiaino e ti raccomanda Se hai bisogno chiama e tu ringrazi, sorridi con la bocca impastata, corri sotto la pioggerella verso il portone, quasi vomiti di nuovo per quell’odore di detersivo alla fragola chimica che piace tanto alle signore delle pulizie, guadagni la porta di casa, fai ciao a gatta, ti cambi con poca cognizione di causa in strati di tre e ti infili nel letto per non sentire più tutta quella nausea e ti declini in nanna, letto, bagno, bagno, letto, nanna, brodo, nausea, letto, nanna, bagno… Visto che non c’hai manco la forza di andare in garage a prendere il sacco a pelo, ne deduci, nonostante i fumi della non ancora identificata “malattia”, che domani col cavolo che ti svegli all’alba per andare a Milano. E quindi ti fai forza e coraggio, reciti un mantra e approcci il sito di Trenitalia per vedere cosa si può fare. Trasparente come il Po nella descrizione delle opzioni possibili nel caso tu voglia rinunciare a un viaggio senza rimetterci i soldi del biglietto, il sito on line ti conduce per manina in una paginetta in cui pare tu possa fare questa cosa magica rimettendoci solo sei euro. Clicchi, fai, brighi, lui si blocca, tu riclicchi e – come da copione – hai la strana impressione che un uomo misterioso col cappello da macchinista finto minchione ti stia prendendo per culo. Step namber tiù: pagina reclami. Reclami. Dopo avergli riportato tutti i fatti tuoi tranne il segno zodiacale, dopo che hai incastonato trecentoventi ics e il codice di controllo ubriaco e gli hai spiegato il fattaccio, lui ha il coraggio di chiederti con toni miti “Vuoi inviare il reclamo? Sì/No”.
Ma che ti si attorcigli un binario attorno al collo.

 

Sesso anatema, strangolato e appiattito in una figurina,
manichino;
voce inespressiva, parrucche di velcro lucido appiccicate al cervello,
fissità dello sguardo e vagina dalle pupille dilatate.
Ci sarà da qualche parte qualcosa che pulsa, in un cubetto congelato, di niente fabbricato, oltre quel buco che sembra fatto in gomma per infilarci cose.
Come con le prese le mani dei bimbi…
prova con la curiosità.

(Sì, va bene, è estate… ma è la stagione giusta comunque.)

Poi mi sveglio,
ed è esattamente la stessa cosa.