Soppressata

13 settembre 2013

Riforme o reflussi esofagei.

Purceddu
Soppressate

«Nessuno può salvarti tranne te stesso. Ti metteranno più volte in situazioni quasi impossibili. Cercheranno più volte con i sotterfugi, la finzione e la forza di costringerti a sottometterti, ad arrenderti o a morire in silenzio dentro di te. Ma non farlo, non farlo. Non è una guerra facile da vincere, ma se ce n’è una degna di essere vinta, questa sicuramente lo è. Nessuno può salvarti tranne te stesso, e tu sei degno di essere salvato.»
(Charles Bukowski citato da Brezsny citato dalla Spoah – che sono io – per consolarsi.)

Naked single

2 giugno 2013


Sono in ufficio con la collega il cui ingresso nei ruoli in un luogo di lavoro già scalcagnato, ha minato quell’equilibrio che assolutamente non c’era. Ognuno fa il cazzo che gli pare e i più lo fanno male, in versione dogvilliana.
Dal suo certificato medico che mi mostra con quell’ingenuità che spesso in lei si mischia a flash di lucidità acuminata, apprendo che tutte le mie ipotesi erano tristemente corrette: una vita che è un campo minato; per sopravvivere, tra un sorso e l’altro di varichina in deboli tentativi poco mistici di suicidio, fare lo slalom in andamento lento con ciascuno dei propri mostri psichici. L’altro te che ti rende fragile ed egoista, lucido e col cervello in pappa e – comunque e sempre – fortemente dipendente, alla ricerca spasmodica ed estenuante di affetti che così come sei fai ancora più fatica a conquistare. Perché sei vittima e carnefice di te stessa e molte delle persone intorno inciampando in te non dissimulano un’aria estremamente infastidita per poi allontanarsi (o allontanarti) alla velocità della luce appena possono. Se non possono, sfilano dalla tasca il costume da SuperMeschino, si rifugiano nella cabina delle loro ipocrisie e frustrazioni per una rapida vestizione e inquinano l’aria scorreggiando un’iperbole di cazzate nei modi e nei verbi.
E io sono in ufficio con lei, da sola. Perché è sabato. Perché uno degli SM ha deciso – in coppia al suo braccio destro (femmina tricheca con un paio di quadrifogli di plastica squagliata male al posto del cervello e un cuore finto probabilmente ricavato da un pezzo di culo di maiale*) che così è se ci pare, perché è più comodo. Per loro: gente disegnata male, imbottita con lana vetro per dare l’idea di uno spessore che non c’è, materiale isolante che a quanto pare rende refrattari a qualsiasi senso intimo insito nelle forme di vita.
Sembra di essere in un film di Hitchcock, dal set alla vita vera: la figlia con disturbo bipolare (uno dei) e la mamma settantaseienne infida e rincoglionita, voce sottile querula e metallica, che è venuta a prenderla con un po’ di anticipo e aspetta. Aspetta seduta su quella cadrega posta nella nicchia, perfetta per nascondersi alla mia vista: esibizione noir di inquietante presenza silente.
Poi, lei, prima di andar via, mi chiede se lunedì ci sono, se tutta la settimana successiva ci sono e io le dico Sì, mancherò solo giovedì.
“Oh, mi spiace, perché si sta bene con te”, mi fa un sorriso alla moviola con quella faccia smunta posta in cima a un corpo esile e montato strano che sembra di legno levigato senza cura, con disattenzione, e dove qua e là spuntano piccole foglioline verdi.
Così. Rimango lì un po’ in sospensione a fare il sudoku dell’amore, a studiarne la bellezza dei margini, cercare di capirne le trappole perché certe esperienze ti rimangano addosso come impronte digitali impresse in notti passate insonni se ti fai di burro troppo morbido; mi soffermo a fantasticare sulle sue innumerevoli declinazioni e provo a immaginarne almeno uno in cui non siano consentiti solo numeri solitari.
Idee?

*Senza nulla togliere alla bellezza di trichechi, quadrifogli e maiali. Quelli veri.

P.A. e pc

19 luglio 2012

Digitalizzazione

(Does P.A. L.O.V.E. pc?)

Gentile signora Dediavolis,

io la capisco sa: lei è agitata e inferma e quasi sicuramente fuma. No? Con quella voce da Letizia Moratti? No? Fa lo stesso.

Le mani le sudano come meduse squagliate al sole e la sapiens pare non abbia attecchito. O è appassita, per l’infausta concomitanza di disgrazia e ingiustizia?
Graduatorie di merito, robe strane, che ci vuole fare.
Chissà che fatica accaparrarsi una sedia su cui tenere poggiato il culo nel tempo libero e ora che fanno? Le chiedono di lavorare e f-a-r-e l-e c-o-s-e d-i-f-f-i-c-i-l-i! Le lettere, signori miei, i provvedimenti. Le mail e le telefonate no, ché quelle sono cosette facili e poi ci si sbriga prima: si perde sprestigio.
Io la capisco, sa: è inaudito.

Poi ho capito che lei deve avere il telefono della stessa marca di quello della mia collega. E’ un modello strano, avveniristico; è un modello che per levitazione si sposta da sè sgusciando via dalla sua collocazione naturale, scivola scivola scivola e noi dall’altro lato della cornetta sentiamo che ci sberleffa:Tu-tu-tu-tu-tu-tuuu?! Oppure squilla a vuoto, lui omertoso, lui.

Lei ha bisogno di rassicurazioni, lo so, lo so. E io gliel’ho date a suo tempo, ricorda? I bei tempi andati che lei si cagava sotto e voleva insabbiare tutto e ricominciare da capo come se niente fosse, come se non fosse stata lei a non capire un cazzo – lo so , lo so, la talea che, niente, non c’è stato verso di preservarla – e io a tranquillizzarla con toni calmi e vellutati… andati da mò quei tempi.
Si ricorda un due tre stella? Ecco, funzionava così: dopo che lei aveva detto “Stella!”, si girava di botto e tutti dovevano rimanere immobili. Pero poi, si ricorda?, mica si rimaneva immobili per sempre. Non si ricorda? Mannaggia! Non si fida? Mannaggia!

Ma se vuole, guardi, vengo personalmente a trovarla: le elenco le mie generalità, le porto il calco delle mie impronte digitali, un biscotto, un sufflè con le banane o della pastina con il formaggino, non so, mi dica lei.
Le faccio un sorriso grande così, una riprogrammazione neurolinguistica e… quizas, quizas, quizas… magari anche qualcos’altro: mi ci faccia pensare.

Vuol ballare, intanto?

Refusi e lampadine

21 aprile 2011

Ho una collega che ci ho-diamo tanto.
Però io ho deciso che la voglio odiare meno di quanto mi odia lei.
Mica per niente, è che sennò divento pure io una specie di Euromediterraneusmegastupidotterus robustipesscema con le le ventose attacca-studpidità e piuttosto scelgo l’eutanasia totale.

Studpidità: è lo studio finalizzato alla spontanea introiezione selettiva della stupidità.
Ovvio.

(E buongiorno madonnina)

Uni beee

8 aprile 2011

 

Tutti conosciamo le barzellette sui carabinieri.
Però io, per esempio, non avevo mai considerato che sono fruibili al pari di spezzoni di documentari di antropologia per la comprensione di certe dinamiche ovunque diffuse.
Dev’essere il risultato del sistema di distribuzione di riconoscimenti e compensi basato esclusivamente sui meriti individuali che imperversa da secoli.
Son cose.
Peccato non avere una telecamera.

 

E se non lo sai sallo

10 marzo 2011


che questa è una politica per sottrazione.

Dei diritti,
dei servizi igienici,
dei tombini per lo scolo delle acque quando piove,
dell’etica (cos’è l’etica?) sociale,
della scuola pubblica, dell’Università, della cultura,
del senso civico,
del lavoro e quindi;
dei servizi igienici,
dei tombini per lo scolo delle acque quando piove,
dell’etica (cos’è l’etica?) sociale,
della scuola pubblica, dell’Università,della cultura,
del senso civico,
di un pasto decente, anche.
A meno che tu non viva in Vaticano, nascondendo la pancia sotto una tunica rosso porpora, mentre mastichi menzogne sputacchiandole alle folle di fedeli. Fedeli a cosa?
In questa spirale di strangolamento delle rivendicazioni i pulcinella si esibiscono nelle loro danze grottesche, il gatto e la volpe hanno ettari ed ettari di piantagioni da cui ci si aspettano a breve raccolti di verdoni e tuberi di monete sonanti, arano campi per sotterrare il buon senso.
Giorni in cui per festeggiare l’unità di taglia, si barattano compromessi come caramelle scadute in involucri opachi e scialbi e pensare ai partigiani mette tristezza, più che  orgoglio. Io penso che la libertà sia sulla sedia a rotelle, che ci tocchi farle strada con estrema cura spingendola oltre le macchina in doppia fila, su per i marciapiedi senza scivoli o con gli scivoli otturati dall’idiota di turno, evitando le buche o attutendone i colpi inevitabili. E portarla fino a quel campo, spaventapasserare la monnezza, disotterrare il buon senso e restituirle terreno, possibilità e arti.