Zuppa e pan bagnato

7 ottobre 2014


Potremmo provare a far fare il Papa a Renzi e il Presidente del Consiglio al Papa.
Eh?

Il vangelo secondo Matteo

9 dicembre 2013

Nuovi orizzonti liturgici si prospettano per il PD.
Ma il papa a Renzi ha già telefonato?

In preda a un’ormai incontrollata frenesia orgiastica di basso profilo, ordine temporale dello Stato ed ordine spirituale della Chiesa cattolica partoriscono piccoli mostri. Alien gli fa un baffo e non esistono più i barbieri di una volta.


C’era una volta Freud che, qualsiasi cosa dalle sembianze vagamente falliche tu sognassi, ti appioppava la dominanza di una subcosciente, a tratti lisergica, fantasia sessuale. Eppure chissà se si sia mai chiesto quale interpretazione imbandire nel caso in cui si sogni un fallo-platealmente-fallo (altrimenti conosciuto come pisello, cazzo, uccello, pene) travestito da dito relativamente lungo e relativamente sottile. A me è venuto in mente solo il Giudizio universale, ma ho come il sospetto che sarebbe il caso di volare più in basso, molto più basso… anche perché ieri ho assistito alla messa celebrata da Bagnasco.

Giudizio universale di Michelangelo - particolare

Con clave

14 marzo 2013


Limpido come il suono di un metallo di transizione (tenero, bianco e lucido) percosso.
Cos’è?

La fabbrica di cioccolato

19 ottobre 2010

 

Ho fatto un sogno strano, stranissimo, molto stranissimo. Lo so un sogno è un sogno e io ne faccio di sogni strani, ma questo era ancora più strano.
C’era uno strano altare rosso con una nicchia strana per un santo strano, vuota. E questo altare strano se ne andava a spasso. Pareva un altare al precariato imperante e portava sfiga. Dove c’era lui c’era anche qualcuno che imboccava prugne secche a malcapitati che sarebbero rimasti secchi a causa delle prugne secche. Vox populi fuori campo: le prugne secche fanno fare la cacca. La cacca non si vede e non puzza lì lì sotto il naso, è una strana cacca fantasma.
Insomma secondo me ho sognato una strana fabbrica di cioccolato a cielo aperto ma la cioccolata non era cioccolata.
Poi ho letto che il governo si appresta a cancellare parte delle esenzioni fiscali concesse alla Chiesa.
Si appresta? Nel 2014?
E allora ho capito tutto.

 


E non lo so.
Dimmi perché mi sembrano tutti attaccati ad un bisso immaginario come cozze disperate. Perché tra il mare aperto e il mar piccolo, si sceglie il secondo, asfittico. Dimmi se davvero pensi che si possano avere corrispondenze di amorosi sensi in successione, strumento mediatico o relazionale, una chat? Non mi dire di la russa, profilo staliniano, voce roca da venditore di fumo e nicotina; lo so, poco importa. Trattienimi dallo smadonnare contro benedettesimo che legge il suo cordoglio con occhialoni sulla punta del naso – fogli precompilati con lo spazio bianco da riempire ogni volta, a seconda delle vittime da beatificare – perché non è affatto gentile nei confronti di tua mamma che si è svegliata di prima mattina per andare alla messa delle otto. Spiegami questa bulimia emotiva, onnicomprensiva che non riempie i vuoti ma li allarga a dismisura.
Continua a dirmi che mi vuoi bene se è vero; te ne voglio anch’io.

A me n(o) (o) Tiè!

13 Maggio 2010


Velvet fa un sacco di cacca, giuro. E parecchio puzzolente pure, ri-giuro.
Una delle cose di cui mi è più grata credo sia la pulizia della lettiera; non i croccantini, sì le carezze, ma – soprattutto – la pulizia di quello spazietto di brecciolina tutto suo che annusa ad intervalli regolari e spala e spala finché non è soddisfatta. Quando arriva la bipede occhialuta umanoide (io) con la paletta, si scansa; mi osserva con sospetto, attentamente e poi torna a controllare che abbia proceduto come si conviene. Però ci deve mettere qualcosa di suo per completare l’opera – ché io mica sono capacecapace… non ho neanche le vibrisse, figuriamoci! – e poi magari annaffiare con un po’ di pipì, tipo taglio del nastro: inaugurazione per lietitudine del lindore riconquistato.
Ieri dopo la reiterazione di questo intimo teatrino serale, giro le chiappe, mi
di-rigo-dritto al lavandino, me ne fotto delle gocce sull’acciaio, osservo i fagiolini surgelati che sembrano venduti di seconda mano e capisco che non potranno essere la mia cena, mio malgrado.
Mi rimbalza tra l’emisfero destro e quello sinistro questa (assurda?) ipotesi della simbiosi – … Simbiosi un paio di palle… Io? ma dico… Io?  – e capisco che tra un po’  lievito per nervosismo e arrivo al ragnetto lassù sul soffitto senza dover usare la scopa.  Quindi penso al Padre Nostro, quello che sei nei cieli, sì.
Quand’ero piccola, prima di addormentarmi pur’io ho commesso quel peccato, quello di recitarlo, e mi sono chiesta Ma quanto bisogna essere disperati per chiedere aiuto così a uno che manco sai se esiste? Meglio le ombre sul soffitto.
E infatti con una famigliola di coni d’ombre sul soffitto – il cono alto alto e spilungone il padre e quello un po’ più basso la madre e i due più piccolini i due pargoli – mi sono fatta le migliori chiacchierate. E loro mi capivano, altro che le preghiere dei preti.

Ripeti con me:

Padre nostro (mio, tuo, suo… e ci risiamo con gli aggettivi possessivi)
che sei nei cieli (e che ne soi io, poi? O tu che ti sei inventato questa bella filastrocca?)
sia santificato il nome tuo (e perché il mio no?)
venga il tuo regno (ah, non è questo?)
sia fatta la tua volontà (ma insomma… e la mia quando quando quando!?)
come in cielo così in terra (eh, mancano un sacco di pezzi)
dacci oggi il nostro pane quotidiano (con il pomodoro che facciamo la cialletta e non dimenticare la frutta sennò ci viene lo scorbuto)
rimetti a noi i nostri debiti (ecco, ecco, ecco questa è quella peggio: un unico enorme conato, i nostri debiti – mio, tuo, suo… – e noi, le sue creature,  affogati dentro… ormai ho il ragnetto in pugno e non mi è servita la scopa)
e non ci indurre in tentazione (che per come la intendono loro, i creatori del Creatore, a parte la pipì e la cacca e un po’ di pane e vino, la biologia del corpo umano e l’antropologia vanno a farsi benedire, appunto)
ma liberaci dal male (ahi! zitto, soffri in silenzio, anzi tieni, questo è il cilicio)
Amen


 


Associazioni come fermenti lattici, Pro Vita; nel frattempo i vivi, quelli già nati, crepano. Tra la tua vita, femmina, e quella che non si sa, chissà, forse forse potrebbe germinare dall’incontro di quel pischello di uno spermatozoo e quell’oblungo di un ovulo… sempre che spermatozoo non faccia, invece, una passeggiata in beata solitudine… Insomma, meglio comunque la vita che non si sa.
Monsignor Fisichella si mette la mano sul cuore e sembra che abbia le dita tutte della stessa lunghezza, sfoggia un anello a fascia, d’oro, due occhi incattiviti e spenti da occhiaie scure, auspica che tutte le donne vadano a farsi fottere, praticamente. Cacchio, stamattina pensavo per l’ennesima volta a tutto il sangue che permea il cattolicesimo e le pagine dei libri di storia: colore, odore, sapore del sangue. E non è che le cose siano tanto cambiate. Pensavo a quanto può essere difficile a volte trovare una propria collocazione tra il ruolo di figlia e l’istinto di madre. Pensavo alla Aspesi, femminista convinta, e a come nella sua rubrica più di una volta mi sia sembrato di scorgere il femminile istinto della maternità. Idee mie, piccola stupida qualunque, aizzata dalla musica alla gioia di vivere, animata da un sentire che si trasforma e ne perdi le fibre se visto sotto la lente deformante di un’anelastica interpretazione psicologica? Risulto incomprensibile, purtroppo. A tratti fa anche male, vi dirò.
Ho pensato… Migliaia di uomini a cavallo si sono infilzati durante le crociate. Gesù gocciola ancora sangue dalla croce, tetre processioni pasquali; la resurrezione è il mito dell’uomo che non vuole morire? boh. Con le stigmate Padre Pio si è guadagnato la promozione a Santo. Gli aborti clandestini sono una succursale dell’inferno.
La mia percezione è parziale, viziata e monca? Però la storia insegna.
Insegna che la meschinità troppo spesso è maschio e quando lo è diventa pericolosa e l’ipocrisia si veste di tuniche scure con colletto bianco. Oggi, volendo, puoi anche mettere una cravatta verde.
Puoi predicare a favore della famiglia (sagomata, ché se vai poco poco fuori dal disegnino, si trasforma in una mostruosità che fai la fine di Lucifero) e nel tempo libero scopacchiare con una che non è tua moglie mentre fuori dalle quattro mura del tuo motel interiore, ci sono famiglie di – che so – quattro, cinque, sei persone che vivono con uno stipendio di milletrecentoeuro quando va bene, pagando un affitto di seicento. Tu puoi dire che vuoi che nasca il settimo bambino comunque, e poi il pomeriggio dedicarti allo spanking.
E pensare che per me potresti fare quello che ti pare; quello che ti pare se avessi il minimo rispetto per la vita umana, invece di trascorrere la maggior parte del tempo a fare finta di essere uomo quando invece sei un ignobile soldatino di piombo.
E pensare che stamattina in macchina ascoltavo questa, c’era il sole anche se ancora non si era tirato fuori dalle nuvole e il titolo del post avrebbe dovuto essere Foresta profonda. Non so, va bene lo stesso?
E pensare che la foresta è davvero profonda.

Il delegante

1 febbraio 2010



«Questa situazione richiede grande senso di responsabilità da parte di tutti: imprenditori, lavoratori, governanti».

O ha dato per scontato che lo si includa nella categoria dei “governanti” o confida nell’ alito divino di un appello.
Fare qualcosa di concreto, non se ne parla.
Dalle casse vaticanensi neanche un nichelino.

“Ci sono dei momenti storici che a uno gli piacerebbe di poter dire: io non c’ero.”
E questo è Altan.