Sentita con le orecchie di questa faccia:
《Oggi code di due culometri.》
Sghignazzo sguaiatamente, l’amarezza diventa un budino, ha un sapore nuovo.

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Perdindirindina

9 settembre 2017

Ho visto, nell’ordine:
1) un Vollenweider alto alto e smilzo;
2) un Luca Zingaretti basso, tronfio e dallo sguardo sfuggente;
3) Jerry Lewis resuscitato in scarpe da ginnastica;
4) il sosia miope, professionista pulp real, di Varoufakīs con quella roba fastidosa e luccicante attorno al dito che si proietta nel mio cervello come ridondante simbolo di esclusione dai giochi, a prescindere.
Ho chiesto un parere a Velvet e, giustamente, ha detto: “Miaao!”

Short bus


Sarà perché quando fai un sorso dal toret [leggasi tʊ’rɛt] ti vengono i cattivi pensieri, fatto sta, mentre assaporavo la gioia dell’abbeverarmi – con la mano destra poggiata su un corno, il gomito a mimare un’ala, protuso verso l’alto – una goccia, balzandomi sul naso, mi ha rimpallato un pensiero impuro travestito da fancazzista. Insomma, mi son detta: ” Ma va’, l’unica volta che ho urlato Riddamelo, ti prego! è stato quando mi han rubato il cellulare”. (Cronaca di un momento straziante, degno de La ciociara).
Udita dall’esterno è una riflessione tale che, in effetti, un tanto al chilo, senza starci troppo a pensare, mi si potrebbe ficcare honoris causa nella sceneggiatura di Shortbus ad allungare le fila dei personaggi sessualmente sfigati a giocare con l’ovetto in vagina per poi scoprire che ha le pile scariche. Eppure, ascoltata dall’interno, è solo magicamente buffa, fa l’eco ludico in quella caverna in tinte astruse che talvolta diventa la mia testa: prendere il toro per le corna e ridere di Clitemnestra (un nome, una parolaccia) che da tempo, scalmanata, è scappata dalla finestra. Il toro insegue Clitemnestra e vissero felici e contenti. E tu, nel frattempo, finalmente, fai il cazzo che ti pare.
Quindi, fossi in me, non mi prenderei troppo sul serio. Ed ora credo di essere abbastanza in me.
L’equilibrio tra substantia ed essentia ha bisogno solo dei pannelli solari. Per i toret, invece, ci vorrebbero i rubinetti.


Considerato quanto si evince dalla tua andatura, forse è meglio se rimani completamente fermo.

Zuppa e pan bagnato

7 ottobre 2014


Potremmo provare a far fare il Papa a Renzi e il Presidente del Consiglio al Papa.
Eh?

Marchionne con i 90 maglioni di lana blu distribuiti nei suoi habitat diffusi, compra la Crysler, l’accoppia alla Fiat, le appiccica mano nella mano ribattezzandole Fca (certo Fac era più onomatopeico, ma poco collegiale) e dà loro in dote una sede legale nei Paesi Bassi ed una fiscale nel Regno Unito; quotazione VIP in borsa a New York e – fugace accoramento italico – presenza parziale in Piazza Affari, forse per brevi vacanze estive e poi chissà.
Mentre in Uruguay, Colorado, nello stato di Washington e negli Sati Uniti finalmente legalizzano la marijuana e si crucciano ormai più che altro sul come addivenire ad una regolarizzazione del commercio che non abbia controproducenti effetti boomerang, in Nigeria imperversa un’omofobia che definirla bigotta è usare un eufemismo e in Spagna si fa un balzo indietro di circa 50 anni, si torna a manifestare in cortei fitti fitti contro una controriforma che ambisce a penalizzare duramente e stupidamente e nuovamente l’aborto in un exploit antievoluzionistico e anacronistico che il cilicio al confronto sembra un ritrovato delle nuove tecnologie. Qualche chilometro più in qua dallo stretto di Gibilterra, il Papa si preoccupa di riacchiappare le file di cattolici nei quali la fede ha visto indebolire fortemente le proprie difese immunitarie da una serie di scandali che a capire quale è peggio non te ne tiri fuori neanche con l’ambarabàciccìccocò: fai prima a raggiungere il nirvana e a salutare col namasté gesù. E, tra l’altro, deve fidarsi proprio assai del suo 007 Bruelhart, perché, fico com’è, potrebbe indurre in tentazione schiere di donne, uomini e prelati, per quanto di questi ultimi si vocifera che abbiano una spiccata predilizione per i piccirilli, ahimé.

The wolf of Wall Street di Martin Scorsese - locandina

Ecco, tutti i personaggi che fanno il trenino dietro a Jordan Belfort, protagonista in versione autobiografica (reinterpretata almeno in parte, suppongo) del film di Scorsese, alimentano una vita a polpette spioventi pioventi sconclusionate dello stesso tipo. Certo, è un microcosmo, a confronto, ma con proiezioni ortogonali di indubbia ampiezza.
Ciascuno di noi è uno di tanti, volenti o nolenti immersi nello stesso brodo di coltura, poi ad ognuno tocca scegliere lo stile con cui veicolarsi da una riva all’altra e quali lembi di terra abbracciare.
Scorsese ha fatto un lavoro eccezionale: tre ore di puro godimento in ironica immersione.

Il vangelo secondo Matteo

9 dicembre 2013

Nuovi orizzonti liturgici si prospettano per il PD.
Ma il papa a Renzi ha già telefonato?