Identità ebrea

4 giugno 2021

Come quella costruita andando via dalla propria terra
— la schiuma della terra —
Ipertrofia solipsistica
Jung, Freud, protestante contro ebreo
E così deve essere?

Vero, alterato teatro, pietrificata musa, vive

William Shakespeare ha inventato l’uomo moderno

Il Dio di tutti i viventi piange e ride e guarda, non parla, ma gode i rumori e i suoni, chiede silenzio sulle urla
La visione è integra, pianta anche alberi di cui non mangerai i frutti e piantala.


Riassumendo.

La massima di Einstein: 《L’immaginazione è più importante della conoscenza.》

La massima della spoah:
《L’immaginazione è più importante del frigorifero pieno.》

I desideri primari

7 settembre 2017


《Incontriamoci nel bosco dopo mezzanotte per raccontarci la storia delle nostre origini, rivelando i segreti che avevamo quasi dimenticato di avere. Cantiamo le canzoni che ci emozionavano tanti anni fa quando ci siamo innamorati per la prima volta della nostra vita. La luce delle stelle brillerà sui nostri antichi volti. La fragranza della terra grassa si insinuerà nella nostra voce come la pioggia che nutre le radici degli alberi. Sentiremo la Terra girare sul suo asse e il mormorio dei ricordi futuri che ci vengono incontro. Ci prenderemo per mano, vedremo i sogni negli occhi dell’altro e ci tufferemo alla profondità necessaria per trovare tesori nascosti.》(Brezsny)
Dove a spiegare non arrivo con tanta immediatezza – la bambina in me muta a mumblare in un angolo cerca le parole e i suoni come coriandoli – arrivano le stelle, sotto il mio segno, lette da un folle. Evviva.

A Ciambra di Jonas Carpignano


Lasciamo stare che c’è folla e la maschera è un signore scorbutico che blocca il passaggio grugnendo “Lei non è nella sala 3!”. Lasciamo stare che i più paiono abitanti da tempo immemore di un unico condominio affacciato tra via Roma e piazza Carlo Alberto. Lasciamo stare anche che il Lucky Luke con la “evve” moscia e il fazzoletto a triangolo attorno al collo intorti l’amico con ciliegie autocelebrative. Lasciamo da parte lineamenti, linee corporali e movenze del regista per quando ci chiederanno di ludici pensieri impuri. Lasciamo pure che al termine del film Lucky Luke intavoli una disputa sui sottotitoli a un dialetto che per sua stessa ammissione non conosce, insistendo con pervicacia come se gli stesse piovendo una pioggia fitta fitta di idiozia su un punto preciso della sua testolina di rapa. Lasciamo pure che la mistica in nero coi capelli disorientati e il fidanzato occhialuto muto, ci delizi con la condivisione del sentimento suscitatole dalla scena ics che ha cura di descriverci intervallando le parole a pause in cui suppongo contasse lentamente fino a dieci per riempire la sala di pathos e poi esordire con un “Bang!” onomatopeico della sua emozione esplosiva; cinque minuti dopo, sta andando via trascinandosi muto ancora più muto. Lasciamo stare il bimbetto neonato sul palco in braccio a un tatuaggio, quando poteva stare così tranquillo anche nel passeggino. Lasciamo stare tutto l’egotismo che a far girare un microfono in sala la riempie di sé come fosse un palloncino in cui rimaniamo intrappolati per minuti interminabili.
Non lascio stare, invece, l’impronta della protagonista rom che aveva gli orecchini tali e quali ai miei, solo di un colore più sobrio, perché quando ci penso sono di nuovo lì con E. e ridiamo di gusto come due fesse.
E non lascio stare neanche tutte le risposte in carne e ossa che il bel Jonas è stato in grado di dare a quelle domande di plastica, perché sono parte della bellezza del film.
Noi per loro siamo italiani e loro per noi rom. Le barriere sono come specchi, anche solo se lo specchio è sporco puoi cambiare colore, quindi forse è meglio non sputarci sopra. Forse, programmata la nascita, la nostra destinazione la decide il lancio di un dado poliedrico: puoi finire in Burkina Faso, in un campo rom, a Bari, a Posillipo, in Ammmerica chissà dove, che ne sai?
Dopo la fine di un film, invece, bene o male, testa o croce, così o pomì, si torna a casa.

La speranza non è «la convinzione che qualcosa andrà per il meglio, ma la certezza che qualcosa abbia senso, a prescindere da come andrà» (Václav Havel)

Questo vorrei ricordarmelo, perché oggi è settembre e settembre è il mio mese, e io lo so com’è il mio mese: con quella certezza dovrei farci la zuppetta a colazione.

*

 

Mesiversario

25 agosto 2017


«C’era una volta una principessa mooolto bella e molto capricciosa che viveva in un castello». Piangeva per la palla d’oro che era caduta nella fonte.
Non sono io. Io sono quella che ha ordinato il frigorifero nuovo due mesi giusti giusti dopo aver celebrato la cerimonia d’addio al vecchio che ancora giace spento e inerme colà, in attesa di divenire un RAEE a tutti gli effetti. Sarà forse smembrato dei suoi organi elettrici che potranno ambire ad un ricondizionamento: il riciclo è una metempsicosi.
Cosa ci metterò dentro di nuovo tanto bene non lo so, ma ho ambizioni piccole piccole e numinose come sguardi.

Il successo obliquo

24 agosto 2017


Nel volto di Soko scorgevo tratti che mi ricordavano Scamarcio e vabbe’.
Nella dilatata chiazza di ruvidezza c’era un filo su cui mi appariva scritto, ad intermittenza, “The Company”.
Nel romanzare le vite altrui si perdono inevitabilmente i passaggi invisibili o forse se ne rendono alcuni in maniera rude.
Come una cicca di sigaretta spenta su un polso, o una canzone roca che non sai dire se fa male per le note accatastate e suonate strane o per quella piccola porta che apre su una strada deserta in cui l’espressione di te, espansa, si accompagna all’isolamento emotivo.

«La verità deve abbagliare gradualmente
O tutti sarebbero ciechi.» (Emily Dickinson)

Però, più che obliqua, la preferirei a raggiera.


L’affetto per Pasolini mi scaturisce spontaneo, senza briglie e sempre commosso… forse perché è difficile condividerlo fino in fondo con quella carnalità che suscita.
A dirla con Peppino Impastato:
«Invece della lotta politica, la coscienza di classe, le manifestazioni e ‘ste fesserie bisognerebbe ricordare alla gente cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscerla e difenderla. E’ importante la bellezza, da quella scende giù tutto il resto.»
La bellezza mette radici, tutto il resto non lo so.

«Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero.
Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale». (Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975)

Da damigella a damigiana

14 gennaio 2016


La serratura è nel fruscio di un foglio, mi si staglia davanti, guardo attraverso e lui è lì. L’alfabeto è sfuggito al pallottoliere, “un vuoto nell’identità personale” ha aspettato anni perché  posassi su di lui lo sguardo e lo tenessi placido e fermo appoggiato su quel particolare tondo per dei minuti, a capire e a squagliarmi. Mi fa l’occhiolino: Sei tu la serratura e tu anche la chiave, in un modo o nell’altro. Apriti e riempiti a poco a poco.

T. Harv Eker

20 dicembre 2015

“In ogni foresta, in ogni fattoria, in ogni orto del pianeta, quello che è sotto la terra crea quello che c’è sopra. È per questo che concentrare l’attenzione sui frutti maturi è inutile. Quelli già sugli alberi non si possono cambiare”.

Citazioni delle quali non ti aspetteresti il rimando a sembianze da Ridge canadese.
L’apparenza inganna o è ingannata, ci sono volte in cui non lo scopriremo mai.

Katechéo

31 Maggio 2015


Con l’oroscopo di Brezsny di questa settimana mi istruisco oralmente, complemento del presente e a
a futura memoria, affascinata dall’eco dei miraggi seguiti dal tonfo allegro di un genitivo astronomico che, fuori dai suoi schemi, mi indichi la costellazione cui appartiene la stella della realtà.

Amori a distanza potrebbero essere dietro l’angolo o dall’altra parte della strada. Possibilità remote stanno prendendo scorciatoie per arrivare fino a te. Orizzonti lontani e buone stelle sono più vicini del solito. È tutto un miraggio? Forse una parte sì, ma ce n’è un’altra che è molto reale. Se vuoi essere pronta a cogliere le sorprendenti opportunità che ti si offriranno, ti consiglio di essere più sincera e aperta che puoi. Metti da parte lo scetticismo. Fai capire al futuro che sei pronta a ricevere un diluvio di bellezza, verità e aiuto.