Go-Go Tales

14 ottobre 2020

Faceva la lap dance avvinghiata al palo del suo ruolo di mamma, turgidi i muscoli, turgida e rigida la psiche. Quando era in alto scuoteva la testa, per ogni capello appena fatto una parola santa; sopra tutti, kajal sulle palpebre, giudizi come telegiornali, chicchi di riso generosamente sparsi sulle folle immaginate dei pochi astanti in carne ed ossa: un ruolo, una Virtù.

Però prova a rimanere impassato crème caramel fuori dal vergato vasetto di plastica e poi dimmi se riesci a tenerti salda e dura così, senza che il caramello ti sia di peso o se per caso l’aria intorno non ti sia di impiccio per conservare quella forma e quella gestualità forgiate, alla base di quel palo che ti fa da totem.

Cicli del fosforo

30 novembre 2013


Se papi B. sapesse che da qualche parte qualcuno ragiona sulla credibilità o meno dell’evenienza che il sildenafil, inibitore della fosfodiesterasi (fosfo che!?), oltre che come principio attivo della pillola blu erettiva possa essere usato per rendere più rigogliosi i bonsai, magari gli si potrebbe accendere una di quelle piccole lucette di lettura sulla pagina “ironia della vita” e ingoierebbe tutti e due i soprattacchi.

Maschere

3 ottobre 2013

Gli occhi del Berlusca diventano sempre più piccoli, buchi scuri sempre meno percettibili di una maschera giallognola poggiata su una sagoma indistinta. Tante parole solo per dar vita a ‘sì strani pupazzi.

In preda a un’ormai incontrollata frenesia orgiastica di basso profilo, ordine temporale dello Stato ed ordine spirituale della Chiesa cattolica partoriscono piccoli mostri. Alien gli fa un baffo e non esistono più i barbieri di una volta.

Le sabbie immobili

29 marzo 2013

Inquietudine e martello

Topor

La sinistra del XXI secolo


Hanno scoperto che l’Ilva inquina Taranto.
Ma va?
Non hanno ancora scoperto che le cozze nere del Mar Piccolo già si tramandavano la notizia di bisso in bisso da generazioni e generazioni.

Alla fiera estiva delle ovvietà, bariste finte in interviste disinventate prese dallo sfinimento, tracollano imbeccate con commenti sul caldo del tipo Iclientibevonomenocaffèepiùbibitefresche.

Costituzione della Repubblica italiana – Principi fondamentali – 3. [I]
«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.»

Suprema Corte e Corti di merito.
Reiteratamente hanno riconosciuto che il convivente more uxorio non ha alcun diritto nei riguardi del proprio convivente e dei suoi eredi in quanto «la convivenza concretizza una situazione di fatto, caratterizzata dalla precarietà e dalla revocabilità unilaterale, cui non si ricollegano diritti e doveri se non di carattere morale.»

Soluzione praticabile: cambiare il tempo del verbi.
Idee: il presente condiziona(bi)le.

Sì-ci-lì

21 luglio 2012

Il default è di default.

(Cose che succedono quando i porcellini sono molti più di tre.)


Dopotutto siamo noi.

La coerenza mi sfugge di mano come un’anguilla. Si ferma un attimo su un fiore e poi fa un guizzo che sembra la Campanellino di Peter Pan, quella che non gliela darà mai. O chissà.
I vestiti stesi invece che asciugarsi si bagnano.
Gattonumerouno e gattonumerodue, invece di leccarsi e annusarsi si rincorrono con soffio felino e zampa armata.
Nell’era dell’annunciata digitalizzazione della Pubblica Amministrazione l’accesso a internet fa il verso a un bambino cybernetico mai nato che dispone di meno di un quinto delle sue facoltà internautiche. Ho accesso a un elenco di siti istituzionali che hanno più o meno l’utilità di una ragade su un seno da ciucciare.
La statistica è un vezzo, un gioco, un imbroglio apparecchiato per guadagnare – o in alternativa fustigare – di più piuttosto che per lavorare meglio. Nello specchio d’acqua, cerchi concentrici si allargano intorno a un sasso: ideologia fascista vestita da maestrina elementare con figa di legno e cuore di stagno: burattino.
E se la Coop sei tu e una delle filiali di colei che sarei io, a portata di carrello – anzi, secchiello rosso con le rotelle – è putacaso uno dei supermercati con consuetudini commerciali di vendita talmente poco trasparenti da essere al limite della truffa, allora l’ Apparteniamo a un generis autofottente? diventa una specie di domanda-boomerang che ti insegue, ti insegue, ti insegue, finché non trovi chiare fresche acque in cui annegare i cattivi pensieri. Puntualizzo: non sono quelle dell’acquasantiera le fresche acque.


Escussione teste: Charles Robert Darwin. Che, se avesse potuto prevedere il futuro, avrebbe elaborato teorie ben diverse.

*
C’è gente che non sa leggere i segnali, da sola.
Che non sa cambiare, da sola (e neanche accompagnata).
Che non spegne né riaccende un motore qualsiasi, da sola.
Forse, riesce a parcheggiar(si), da sola.
C’è gente che lascia a te tutto il piacere di guidarla, ignorarla, evitarla. Da sola.
In odor di schiavitù, molto meglio un’automobile, in effetti, se non ci dovesse, poi, comunque affannare alla ricerca di fonti alternative di energia,
difendere il corpo e cercare il sole anche dove non c’è.
Ci provo e provo anche a provarci,
ma facile nienteniente.

Gentile signora Dediavolis,

io la capisco sa: lei è agitata e inferma e quasi sicuramente fuma. No? Con quella voce da Letizia Moratti? No? Fa lo stesso.

Le mani le sudano come meduse squagliate al sole e la sapiens pare non abbia attecchito. O è appassita, per l’infausta concomitanza di disgrazia e ingiustizia?
Graduatorie di merito, robe strane, che ci vuole fare.
Chissà che fatica accaparrarsi una sedia su cui tenere poggiato il culo nel tempo libero e ora che fanno? Le chiedono di lavorare e f-a-r-e l-e c-o-s-e d-i-f-f-i-c-i-l-i! Le lettere, signori miei, i provvedimenti. Le mail e le telefonate no, ché quelle sono cosette facili e poi ci si sbriga prima: si perde sprestigio.
Io la capisco, sa: è inaudito.

Poi ho capito che lei deve avere il telefono della stessa marca di quello della mia collega. E’ un modello strano, avveniristico; è un modello che per levitazione si sposta da sè sgusciando via dalla sua collocazione naturale, scivola scivola scivola e noi dall’altro lato della cornetta sentiamo che ci sberleffa:Tu-tu-tu-tu-tu-tuuu?! Oppure squilla a vuoto, lui omertoso, lui.

Lei ha bisogno di rassicurazioni, lo so, lo so. E io gliel’ho date a suo tempo, ricorda? I bei tempi andati che lei si cagava sotto e voleva insabbiare tutto e ricominciare da capo come se niente fosse, come se non fosse stata lei a non capire un cazzo – lo so , lo so, la talea che, niente, non c’è stato verso di preservarla – e io a tranquillizzarla con toni calmi e vellutati… andati da mò quei tempi.
Si ricorda un due tre stella? Ecco, funzionava così: dopo che lei aveva detto “Stella!”, si girava di botto e tutti dovevano rimanere immobili. Pero poi, si ricorda?, mica si rimaneva immobili per sempre. Non si ricorda? Mannaggia! Non si fida? Mannaggia!

Ma se vuole, guardi, vengo personalmente a trovarla: le elenco le mie generalità, le porto il calco delle mie impronte digitali, un biscotto, un sufflè con le banane o della pastina con il formaggino, non so, mi dica lei.
Le faccio un sorriso grande così, una riprogrammazione neurolinguistica e… quizas, quizas, quizas… magari anche qualcos’altro: mi ci faccia pensare.

Vuol ballare, intanto?