Hai ku?

17 ottobre 2020

Nel cambiamento

mutevoli le stanze,

flemmatici i ruoli,

da conquistare la stima,

pesca e mela l’affetto.

Go-Go Tales

14 ottobre 2020

Faceva la lap dance avvinghiata al palo del suo ruolo di mamma, turgidi i muscoli, turgida e rigida la psiche. Quando era in alto scuoteva la testa, per ogni capello appena fatto una parola santa; sopra tutti, kajal sulle palpebre, giudizi come telegiornali, chicchi di riso generosamente sparsi sulle folle immaginate dei pochi astanti in carne ed ossa: un ruolo, una Virtù.

Però prova a rimanere impassato crème caramel fuori dal vergato vasetto di plastica e poi dimmi se riesci a tenerti salda e dura così, senza che il caramello ti sia di peso o se per caso l’aria intorno non ti sia di impiccio per conservare quella forma e quella gestualità forgiate, alla base di quel palo che ti fa da totem.

Lacche, lacca e lacchè

26 settembre 2017

In un contesto insospettabile, ricca nicchia di una lobby, ho visto il pulcino Pio coi capelli da Boy George, in giacca, scarpe da ginnastica, manine d’unghie mangiate e sguardo esoftalmato.
Come da bambina continuo a tirare su i sassi per vedere cosa c’è sotto. Ma ora, alle soglie degli anni che sto per compiere, i sassi crescono sull’albero delle metafore e non sono più le vipere quelle che, ardimentosa e incosciente, cerco.

Tizio

21 settembre 2011


Tizio è uno che veste il suo Mr. Hyde con t-shirt cotone bruciato e jeans-maschio-colto, abbinando giacca fibra di lino tono su tono. In pubblico dà poco spazio al suo dottor Jekyll, demorderebbe sul fronte della carica sessuale; si stropiccia occhi e fronte con noncuranza spicciola per dare scena alla platealità del sé.
Tizio è uno che porta la fede alternativa su un dito alternativo della mano giusta, uno che se cammini con l’andatura studiata, la mise azzeccata e lo sguardo di sfida, è probabile che non disdegni un accoppiamento basico.
E’ un anticlericale intellighente dalle dita un po’ corte e la fronte prepotentemente alta, occhi tumidi o fluorescenti. Del fallo la cultura renda nuove vestigia.
Tizio per sé non vuole la periferia, ma solo il centro. Il centro di tutto. E – non so – solo quello, di tutto?
“Dammi un figlio”. Donna glielo pretese, lui lo chiese, lui lo prese?
Tizio sarebbe in un altro girone se questo fosse un purgatorio, più in alto del mio, più vicino a Dio. Ma dio non è solo nell’alto dei cieli.