Perchè quello che anche adoro della piscina, sono le sane, sanissime amicizie superficiali.
Non c’è ossimoro nei tuffi.

olo

11 dicembre 2016


Forse sono in un file, col mio nome, uno simile o un alias.
Un record che non emette alcun suono, alcuna eco, solo un numero di serie di un motore sconosciuto. 
Dentro fuori, dentro fuori, dentro fuori,
Dentro dentro dentro 
Fuori del tutto  
Un mondo intero che non conosci brulica. Troppo rumore. 
E così vivi in un documentario dentro fuori con la passione senza linfa di un film porno. 

Il limite della spirale

15 ottobre 2016


Dove siamo e dov’è il capolinea del feticismo marxiano?

Cos’è un figlio

28 agosto 2016


È quando un amore non finisce
quando il calore non è mai abbastanza eppure ne avanza
quando non hai bisogno di corse forsennate ed ore di palestra e l’ohm è sempre pieno perché il vuoto non è esistenziale, ma un germoglio creativo e conoscitivo da annaffiare
È quando ridere, aspettare, sentire, accudire, scoprire, dubitare, cantare, curiosare, insegnare, imparare, lasciare andare senza allontanare.
È quando un lui non è più così importante, anche se sì, perché è solo la metà di una metà che ti manca, ma è più facile rannicchiarsi dentro e sentire comunque il tepore di una mano umidiccia che ti cerca
È quando tutto questo non è detto e – se esiste – ha un senso enorme

altrimenti qualcosa è andato a ramengo

A ramengo scoppiano le bombe e le mine vaganti

Lavanderia a gettone

20 agosto 2016


Quasi tutti e qualcun altro, qualcuno che scatti loro una fotografia o con cui destreggiarsi in un selfie,
i bambini,
la gita al mare,
il bacio sulla montagna,
il pit stop in campagna,
il sorriso dal muretto;
e poi lo scatto per Facebook, l’amante onnicomprensivo e universale che, se non ti sottrai con noncuranza, si scopa tutti gli aspetti dell’ego con appetito insaziabile concludendo con un pop up a sostituire la fumata iconoclasta a letto.
Nel mondo non ologrammato che brulica con brio o noia o scatti di rabbia secca o discorsi idioti e birra o noncuranza o risate e richiami o polemiche e amori ansimanti, sotto forma di voci, rimbombando le sere estive dalle finestre aperte sul cortile, è già tutto un po’ diverso: la patina delle foto confetto sembra quasi un tatuaggio fatto un po’ male, incollato sulla schiena della vita, laddove si giocano tutte le partite, anche quelle che vuoi celare.
Ma io adesso non ci posso tanto pensare: ho un coprimaterasso enorme da salvare.

 


Voltura del contratto di fornitura del gas.
Facile.
Chiami, racconti, enumeri, propongono, infinocchiano, decidi; disponi, per quello che puoi.
Arriva il contratto scritto in micron.
Rava, fava, privacy, tabelle, firme col piglio.
Lo invii,tipo, il 27 luglio, lettera vergata, raccomandata con ricevuta di ritorno. A Roma. Che già questo ti dà i brividi: immagini un edificio enorme, il postino in motoretta, il Tevere, il raccordo anulare straripante, gli uffici con la bolla al naso.
Al 18 agosto la ricevuta di ritorno non è ancora tornata. Si chiama “di ritorno”, ma poi che ne sai? Si può sperare nel ritrovamento in bottiglia nel Po.
In compenso la prima bolletta è già bella trulla che arrivata. All’indirizzo sbagliato. Mi va bene che ancora per un po’ avrò il dono dell’ubiquità concesso ai traslocandi.


Morale: l’incoerenza e la speranza giocano un’olimpionica partita. Chi delle due vince, sarà l’ultima a morire.


Ho scoperto che la logica matematica è applicata anche alla psicoanalisi. Come fare gli integrali con l’inconscio.
Sono finita in una tana di talpe dell’Io.