Ti ho sognato mi hai parlato mi hai spiegato ti ho capito mi hai guardato
ti ho creduto
Poi il tempo si è fermato senza un punto né un a capo
Avrei voluto cambiarmi l’anima ma lei non volle
camminava scalza con una sottana di seta lieve color panna
chiedeva solidarietà
Gliel’ho data
cellule rigenerate hanno votato all’unanimità: non c’è più motivo di battere ciglio
Mi cambio d’abito
prendo nuove transitorie forme
guardo lontano la traiettoria immaginaria di un punto che dirama luce dall’interno e disegna ipotesi senza contorni

Nei miei pensieri anche la Papua Nuova Guinea.
Sei lì?

Quei giorni

20 maggio 2015


Che c’è tanta gente, tanta gente, tanta gente, tanta gente, tanta gente,
ma tanta.
E poi basta,
non c’è più nessuno.

Ea, energia di attivazione

27 febbraio 2015

Enzima Purine_Nucleoside_Phosphorylase


Stereospeicificità di un uomo,
un uomo che veda
i mille spilli negli occhi,
gli occhi;
che senta,
come nessuno ha sentito mai
che sappia della psiche
– basale, spinosa, granulosa, cornea –
stratificata come tessuto tegumentario,
vascolarizzata dall’anima,
paure come radicali liberi,
intrappolate in vescicole sinoviali;
un uomo,
come un enzima specifico
con il suo substrato,
come molecole attivatrici di processi mai visti,
dimenticati,
denigrati,
misconosciuti,
condividere e inventare strategie catalitiche,
ridere Bi-Bi random.


Poi a un certo punto smetto di studiare anatomia; promesso, forse.

Poesia gibberellina

26 novembre 2014


La sveglia suona,
l’altra sveglia suona
la lettiera di Velvet puzza
il latte è finito
il caffè no
fuori il cielo innaffia con lo spruzzino
il mio è verde con le margherite parlanti
l’ho pagato dueeuroecinquanta nel negozio dei tarocchini
quello del cielo chissà come sarà
se quando ero piccolapiccola mi avessero chiesto
“Da grande vuoi fare l’archetipo?”
mi sa che avrei risposto di no.
verdegibberellina


Nel mio volo in picchiata verso il basso
devo essermi molto sopravvalutata.
Né pillola rossa né pillola blu,
ora giro attorno alla pillola grigia
vediamo se mi decido a fare qualcosa.

Golden Gate

11 giugno 2014


Sono il manico caldo di un ferro da stiro freddo,
attraverso il Golden Gate,
perlopiù è deserto.
Sotto la buccia sottile
delle mie piccole sconfitte puntiformi,
schiacciato tra un’ugola muta soffocante
e un brulicare disordinato vivace
c’è il simbolo magico che si apre a ventaglio.
Un sogno è morto
e gli altri sono chiusi in un armadio piccolo piccolo,
tra un po’ esplode.
Mi ficco sotto il segno dei pesci come una bambina sotto il cavolo:
vero, non mi viene in mente altro modo per diventare coraggiosi
che non sia coltivare la tenerezza.
Chissà se il coraggio ha colore e forma dei girasoli,
chissà il sapore,
chissà l’odore.
Sono il manico caldo di un ferro da stiro freddo e cerco assistenza nel centro sbagliato.

Sazietà semantica

1 giugno 2014


Quel tempo in cui c’erano nastri da avvolgere e da smagnetizzare torna sulle note, il dito su un tasto play dal clic secco come questa mattina di cirri di peli e polvere spazzati via. Il mood, i modi e i tempi delle pulizie seguono la successione delle cassette, pallidi come il sole, brevi movimenti delle anche e cortometraggi canori, due passi di danza con Velvet per convincerla a farsi tagliare le unghie e piccole cisti di immaginazione dell’anima:

Vieni a me con il tuo anello di plastica,
con la collana di perle finte,
con i tuoi cori,
i palloncini colorati che non puzzano di plastica stantia;
vieni a me con le tue incertezze,
i difetti,
le risate,
le dita colorate,
gli sforzi,
la leggerezza,
il mare dentro e i controversi sui abissi
Ed io
dopo essermi riempito di te
e dato a ciò il nome vergato di amore con caratteri scritti da sinistra,
scarno da me stesso
ti lascerò sola
e rimarrò solo.