Non ho (più) l’età

10 novembre 2018


Mi son lasciata sfuggire l’occasione di fare l’unica cosa che avrebbe placato gli animi, spianato le rughe, rarefatto i malumori, purificato l’aria pesante, messo d’accordo tutti: un bambino, una bambina.
Avrebbe impastato i cuori di burro con piccoli movimenti delle manine e pigiato gli acini dei guizzi d’adulta del mio io vergognoso, fragile e incazzuso. Avremmo mosso impacciati primi passi insieme, sperimentato capitomboli a cul per terra conditi da risa schiette e vivide in giornate di sole o umide di pioggia, cantato le favole a squarciagola.
Avremmo visto il mondo mentre ci stava a guardare per sentirci grandi grandi e piccoli piccoli.
Invece adesso devo solo trattenermi perché ci sarebbe ancora un tot di tempo sia per la menopausa che per fare cazzate.

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Andante ma non troppo, ha un effetto metronomo: dopo un po’ vuoi che smetta.


Il sadico compagno antalgico sbirulino che per il mio bene mi schiaccia le tette e mi tortura l’osso è stato deposto sulla sedia e non può più esercitare la sua azione funesta.
Sono libera dal male,
amen.

Titanio

7 ottobre 2018


Ho voglia di sbottonarti la camicia che non hai
e baciarti sul collo
Srotolare la cinta che non hai a liberare i pantaloni che ricordo
per accarezzarti piano
Vedere scarpe che non hai, sfilate veloci, danzare disallineate fino a quel pezzettino di parquet su cui si ammucchierà tutto il resto
e stare su di te respiro dopo respiro
assaggiarti la bocca
giocare con la lingua
starti così attaccata che
i confini danno le dimissioni per fare largo a quel punto di fusione che a volte si sperimenta facendo l’amore


《Figuramoci più su》, dice la bambina.
《Poi magari invece in alto alto là, laddove si arriva da fermi immobili, ci sarà un’atmosfera ovattata》, elucubra l’adulta dal viso pallido, 《però aspetterei ancora un bel po’ prima di andare a verificare: devo ancora festeggiare questo compleanno e vorrei rimanesse spazio ancora per tanti altri.》

Grafia emotiva

6 agosto 2018

Ma era il 31 gennaio


Se il cervello avesse avuto una lingua, gli si sarebbe impastata allo sgomitolare di reconditi pensieri strutturati in ipotesi vagliate ad una ad una, secche come compensato, disanimate, prive di emozioni vivide, quelle che vengono chiamate a raccolta durante i miei tempi yoga quando, placide e riscattate, si adagiano sulla colonna vertebrale vibrando sinuose in ogni interstizio del corpo. Dialogano, l’uno e le altre, in un’alternanza di gioia e malinconie sotto vuoto, fori nel sacchettino di plastica: l’Io guadagna tutti i buchi e con essi la propria libera espressione.

Fav air

4 agosto 2018

Luce
Rossa
Lampeggia
Il ritmo sull’asfalto
Parcheggiato in un ricordo