Un ripostiglio al sole

20 agosto 2017


Dopo ore – fresche prima, calienti poi – dedita alle pulizie di Pasqua che qui in casa spoah si fanno anche il 20 di agosto trasformando le scansioni mansionarie ortodosse in pozzanghere di tempo in cui saltare a pie’ pari giocando a fare fessi i quadrati in cui son racchiusi i giorni del calendario i quali a loro volta sbracciano per venirne fuori e quindi segnare i ritmi a gusto loro, trafelata come dalla lettura di questo fraseggio troppo lungo, ma ormai appagata e pronta per la mia insalata con lo sgombro (pesce simbolo della repulisti appena compiuta), mi son detta: “Con uno che suona il liuto non potrei starci mai”.
Inutile cercare il filo logico: non c’è.


Scopri di più? Ormai ci vorrebbe un archeologo.
Comunque, grazie.

I dubbi del mattino


Ho ucciso una zanzara in volo schiacciandola con un applauso, un barlume di entusiasmo mi ha illuminato il volto accendendo gli occhi ancora cisposi.
(Rispetto alla circostanza di una certa continuità col sogno entomologicamente pulp, per stavolta soprassiedo, è meglio.)
Quanto sono cattiva in chilogrammi per superficie quadrata?

Janis di Amy Berg


Il cavallo, sopravvissuto, continua a scalciare al ritmo del rock and blues all’ombra di quell’albero scomparso troppo presto di cui rimane la voce incisa in profondità sulla corteccia.
Chissà perché, nonostante le immagini, i ricordi, le testimonianze, la musica, seguissero con una certa delicatezza il percorso frastagliato eppure deciso di quella vita, mi rimane addosso la sensazione che comunque mancasse un pezzettino, piccolissimo ed impalpabile. Credo siano i 21 grammi dell’anima, un po’ difficili da rendere in maniera artificiale.


L’affetto per Pasolini mi scaturisce spontaneo, senza briglie e sempre commosso… forse perché è difficile condividerlo fino in fondo con quella carnalità che suscita.
A dirla con Peppino Impastato:
«Invece della lotta politica, la coscienza di classe, le manifestazioni e ‘ste fesserie bisognerebbe ricordare alla gente cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscerla e difenderla. E’ importante la bellezza, da quella scende giù tutto il resto.»
La bellezza mette radici, tutto il resto non lo so.

«Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero.
Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale». (Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975)


La vita è fatta anche così, di conquiste e rinascite che non condividi, per esempio, perché pressoché nessuno sa dei più di vent’anni di piccole morti di cui uno strano miracolo psicologico, scevro da qualsiavoglia coinvolgimento relazionale altro da quello con te stessa che fosse ad esso collegato, ha decretato la misteriosa e naturale fine.
Allora torni a casa mentre a mille chilometri più giù, frizzi e lazzi distanti, un procuginetto nasce, un nucleo di affetti più o meno veri fa una festa comandata e non; ti bruciano gli occhi, hai quella piccola, recente bolla sul cuore in un punto che si è fatto grigio, il cervello pulsa in quel luogo che si è dipinto di rosso, le lacrime incastrate si adagiano tonde in un groviglio di sterpi sempreverdi che fanno ombra al desiderio ormai adulto, dimorante ora in quel luogo in cui risiedevano i pensieri cupi, migrati, satelliti rigenerati per le future notti di San Lorenzo. Cadranno fugaci, scintillanti si spegneranno illuminando una fettina di cielo. Li osserverà qualcuno con il naso all’insù, contento per quell’attimo foriero di novelle speranze o arrabbiato perché ai desideri espressi e poi avverati non ci crede o agnostico estatico che pensa Così è, va bene.
Quindi, piano, torno a casa piovendo, mi adagio riposando, asciugo i capelli soleggiando e leggo tisanando, il fruscio delle foglie al vento è calmo, l’aeroplano planando, la gatta mangiando, il cane abbaiando, la parete verdeggiando, Eva e Diabolik baciando, i colombi tubando, gli uccelletti cinguettando e le ali forte sbattendo perché ci sono punti dai quali, per spostarsi, non puoi fare a meno delle ali e del loro vigore lieve.
D’altronde credere fa rima con incedere.

Notte di San Lorenzo

10 agosto 2017


Pioggia cadente.
Ogni goccia un desiderio, così siam tutti contenti.
E che nessuno si lamenti.