Le ho spostate nella pagina insight.
Una gatta di velluto mi salverà.

Perdindirindina

9 settembre 2017

Ho visto, nell’ordine:
1) un Vollenweider alto alto e smilzo;
2) un Luca Zingaretti basso, tronfio e dallo sguardo sfuggente;
3) Jerry Lewis resuscitato in scarpe da ginnastica;
4) il sosia miope, professionista pulp real, di Varoufakīs con quella roba fastidosa e luccicante attorno al dito che si proietta nel mio cervello come ridondante simbolo di esclusione dai giochi, a prescindere.
Ho chiesto un parere a Velvet e, giustamente, ha detto: “Miaao!”


Il frigorifero fa le fusa, io pure, Velvet non ne parliamo. Siamo oltre i 40 db, ma con discrezione.


La stanza si riempie di farfalle leggere dalle ali impalpabili attirate dalla luce accesa: una sul soffitto, un’altra sulla parete a strapiombo sulle spighe disegnate, quella più audace ed energica vola disegnando cerchi nell’aria, vicina alla lampadina, seguita dallo sguardo attento e cacciatore – vibrisse vibranti, coda pronta all’attacco – di Velvet.
“Siam tutte donne qua dentro”, mi dico.
“Femmine.”, mi correggo.
Femmina?


Ho sperimentato in prima persona la leggenda fisiosociale secondo la quale, in convivenza e/o in stretta amicizia, le donne si ritrovano sincronizzate in simpatico girotondo con il ciclo mestruale, sicché possono poi gettarsi tutte insieme dall’elicottero a gambe aperte con un Nuvenia pocket tra le cosce. E già questa faccenda è strana considerato che il mio ciclo è regolare come il volo di un uccello ubriaco, ma tant’è.
Avere il cagotto in sincronia con la gatta, però, devo ammettere, va davvero molto oltre le mie più rosee aspettative.


Gigantografia di un rossore coatto, collana arancio e pantaloni a righe come in un cartoon arguto: consegna a mani del nuovo passaporto minchiadigitalizzato da uomo gulliveriano che arrivava dritto dritto da un ufficio da film, un ufficio con la D maiuscola. Son cose da raccontare ai nipotini che non ho, poi chissà, la vita ha le sue curve, pendii, cime e la luna è piena di crateri come una spiaggia di Cipro Nord, ci si può nuotare dentro come con ali di tartaruga marina, affogare, finire in un buco, risalire o decidere di rimanere lì.
Sarebbe bello potervi mostrare come vola sott’acqua una tartaruga marina, ma non sono brava con i file multimediali, mi imbruso, mi ci vuole tempo, mi-ce-ne vuole tantissimo e c’è un problema fondamentale, ovvero che il lavoro non nobilita l’uomo: semplicemente – appunto – gli sottrae un sacco di preziosissimo tèmpo. Dovrei studiare meglio le sottrazioni: sono un quasi un portento in quelle loffie e un disastro in quelle beatverybeat.
Avrei voluto scrivere un post comprensibile, giuro, era nelle mie intenzioni. Ma ho la psiche sconquassata, ho la psiche sconquassata da quando ho messo il primo alluce a terra dopo l’ultimo gradino della scaletta appoggiata dall’Italia fino all’aeroplanone Turkish Airline, la linea aerea dai pasti più gustosi della stratosfera e della homemade lemonade alla menta che ti resuscita le papille.
Quindi, siccome ho la psiche sconquassata, lascerò spazio alla catarsi dei deliri ad scribendum.
Sto meditando per trasformarmi in un baco da seta riscaldato in una boccettina messa tra le mie stesse tétte, ma è una cosa complicata, perché tra le mie tétte c’é un mucchio di spazio e il buco nella boccettina è davvero piccolo per ficcarmici dentro.
Brezsny dice che secondo lui romperò meno di otto uova prima di superare la mia prova di equilibrio. Gli voglio bene per questo: perché mi dà sempre un sacco di fiducia, anche se non mi conosce, sento che dice sul serio, che la sua è una succosa attendibile follia.
Mi sottometto volentieri alle voglie di Velvet, faccio da poltrona Frau per gatta, prendo decisioni ferme che traballano in colpetti di tosse dell’io. Se non sei sincero con te stesso inevitabilmente rischi di tradire l’altro. Mh. L’incoerenza lastrica come buccia di banana ogni singola giornata e spesso mi ritrovo a scegliere percorsi in isolamento in spazi aperti e troppo silenziosi che fanno puzza di paure bruciate.
Tutta la mia vacanza, sia quella per conto mio che quella in condivisione nella terra scissa dalla buffer line del 1974, è stata splendida, piena di gente da cui ho imparato pezzettini del vivere.
E’ stato splendido anche Mario che qui, una volta rientrati, ci ha insegnato a fare il formaggio, i plin, i tajarin, la focaccia, la pappa al pomodoro, lo sambajon con il marsala, la salsa di pomodoro fresca più buona dell’universomondo che ciuccerei con la cannuccia. Mi ha insegnato che l’entusiasmo e la passione sono gli ingredienti più importanti in qualsiasi cosa, senza i quali sei cera senza stoppino, senza fiamma, fai il buio dentro e non illumini fuori.
Così continuo a sconquassarmi e gioco a trovare l’equilibrio nei miei modus sperando di non rompere troppe uova ché sarebbe un peccato.
Ho preparato il formaggio, ho fatto l’Heidi senza caprette, e mi son chiesta se abbia senso stabilrmi qui, metter su casa, annaffiare questa talea astrusa che sono diventata. Da un po’ ormai meno po’ abito in una città che mi piace anche tanto, che mi emoziona sempre con la sua bellezza, ma sono circa infilata in un tubo come un pupazzo del calcio Balilla, piazzata qui arrivataci seguendo un percorso tutto strano in cui ogni elemento “umano” che ha partecipato all’evento è rigidamente posto a debita distanza e non è un difetto di fabbrica: sono le regole di quello che è stato il gioco. Ora da pupazzo del calcio balilla miro a sfilarmi dall’asta in acciaio, raccattare tutte le mie cose per trasferirle altrove, tutte insieme, con me; ma voglio buttare via i dadi delle scelte fatte a caso. Fare uno sforzo giocoso per cambiare qualcosa che hai sempre pensato di non poter cambiare
L’onda lunga del profumo del raki servirà.

Caretta caretta

9 agosto
The cat is on the train; e ha paura.
wpid-cam00478.jpg

15 agosto
The cat is under the table, con aria regale.
wpid-img-20140815-wa0000.jpg

16 agosto
The birthday is “on” the cat, ma the cat chissà se lo sa. Per festeggiarla ho sognato un’intera insalata di tonno prelibato.

Nunca o mas?

6 gennaio 2014

L’unica cosa che mi disturba parecchio dell’essere economicamente ristretta come un dado glutammato è sottostare a una connessione internet con dispensione di byte che manco il primordiale modem a 54cappa. Lo odio, lo odio, lo odio. Per il resto, non mi manca nulla, non ho bisogno di niente e se sono depressa i soldi non c’entrano.
Breszny esorta le Bilance a scrivere un libro. Ed io medito di comprare una bilancia pesapersone colorata da infilare sotto il mobile posto sotto il lavello del bagno e salirci su di tanto in tanto, così, per decidere se calare di ottocento, mille grammi, milleecinque, duemila. Non ne ho mai avuta una mia, l’ho quasi sempre trovata nelle case che ho abitato in dispersione poco scenica come le muse di Capitan Harlock. Essere etereo, sebbene rompicoglioni. Ci sono, ma con basso peso specifico. Posso essere fastidiosa, ma non reco disturbo. Ordinata come una formica, inconcludente come una cicala. Soffoco eppure respiro.
Mio padre, in fondo, non ha fatto altro che sedurmi e abbandonarmi. Non ha perso tempo: mi ha dato circa cinque o sei anni e poi non andavo già più bene. Peccato che dei primi tre non ricordi granché. Me ne avanzano altri tre: un po’ pochini per vivere sereni. Comunque continuo ad odiare di più la connessione lenta dell’hotspot, più di lui. Perché un certo tipo di odio matura e diventa una specie di merda secca, puoi usarla come concime o lasciarla lì ché tanto non inquina. Forse ti diranno che no, che poi poi poi con la morte (la sua) sono cazzi. Non crederci a prescindere. Pensaci. Valuta. Considera anche che potresti pure crepare prima tu, chennesai. Ci sono pietre come highlander e highlander come pietre e sassolini nelle scarpe. Ecco, tieni pure qualche sassolino nelle scarpe dell’anima e prova a massaggiartici i piedi.
E quindi gli uomini. Gli uomini non ti sorprendono mai, mi dico. E poi mi rispondo: certo, li scegli tu e li scegli in modo che non ci siano sorprese tra i quadrati avorio ed ebano di cui conosci già le mosse: insomma, è quello che si chiama un campione statistico poco rappresentativo. Tuttavia. Tuttavia devo riconoscermi un nucleo di ingeuità che fa un po’ tenerezza, ha un’età disallineata con quella anagrafica, non sfugge ai dettagli della carta di identità che mi dà spessore in questo mondo, in questa strada, in ufficio: è l’antiologramma a seguito del quale tocca pure pagare le tasse (un fottio, nella fattispecie).
E quindi gli uomini: quando dò loro fiducia non ci credono, la rivendicano e finiscono per tradire la mia. Lo schema si ripete. E’ sempre la stessa onda che si rifrange e più il tempo passa più mi risveglio esausta sulla riva. Ma le impronte che mi ritrovo ad osservare sulla sabbia umida cambiano. Il sale è sempre più salato. Il tepore del sole sempre più amato. Le vibrisse di Velvet su per il naso sono il nuovo sudoku e Smilla continua a mancarmi.
Sono andata a vedere capitan Harlock perché ne sono sinceramente innamorata, adesso lo so per certo. Veh. E’ evidente che se continuo a preferire i manga al flesh and blood non ne verrò fuori. Ma il punto è che al momento non ho altro, e quindi non vedo perché dovrei privarmene. D’altronde ne faccio un uso molto saltuario, né mi sembra la cosa rientri tra i peccati capitali, persino il papa farebbe spallucce e passerebbe senz’altro ad un altro argomento.
Capitan Harlock di Shinji Aramaki -locandina

Ezra mi ricorda molto mio fratello: fategli i capelli meno sparati in testa (vale a dire meno glam), gli occhi castano chiaro (e i capelli pure) ed è praticamente uguale. Non è in sedia a rotelle high tech perché deve aver bevuto roba magica dal santo graal quando ancora era in placenta: se i mass media rendessero pubbliche le sue avventure da redivivo probabilmente comincerebbero a fare la fila per chiedergli miracoli. Però comincio a sospettare che mi odi all’incirca nello stesso modo – sia pure per motivi molto più oscuri e frastagliati -, ma non so quanto sia pronto ad ammetterlo con la stessa franchezza e a comportarsi di conseguenza. Di mio ho frapposto chilometri di distanza ed anni luce di tristezza (Amen) e poi ho ricominciato a far finta di niente, perchè a volte così è se vi pare.
Insomma, che dirvi di Capitan Harlock.
Fico è fico e non ci sono cazzi (tutto molto platonico: è uno dei limiti dei cartoon d’infanzia della mia generazione, sui nuovi non sono aggiornata)
Le donne sono solo tre – anzi quattro, ma una non la si vede mai, se non attraverso un fiore -, ma buone. Sottili come mantidi religiose, ma più che assassine esili Giovanne D’Arco. Gli uomini sono tantissimi, burocrati guerrieri seduti che sembrano antenati di Brunetta sovradimensionati. Gli eroi sono due: si passeranno il testimone, ma rimarranno entrambi in vita.
L’originale mi piaceva di più, ma non importa.
Ops, qualcosa di là scoppietta: se non è la rivoluzione dev’essere l’uovo sovraccotto. Scusatemi…


La dimensione della cacca di Velvet mi lascia sempre un po’ sbigottita. Soprattutto se rapportata alla mia.
Son sicura che persino insigni scienziati rimarrebbero perplessi.

Topi con le corna

25 novembre 2009


E una quantità incredibile di buchi nel formaggio.
In(con)sulto.
Sto lavorando e la ms mi sta aiutando.
Stamattina il cane guida per ciechi ha attraversato con il rosso, tirandosi dietro il suo padrone chiaro-scuro. Una fila di macchine era ferma al verde. Ho seguito la piccola croce rossa sul dorso beige di quella specie di san bernardo magnifico.
Ma-gni-fi-co.
Ed ho attraversato con loro.
Un’esperienza quasi estatica.
Vuol dire che non sto bene, che sto benissimo, che sto per stare benissimo? Purché non sia un così così, ché i così così mi stanno sulle palle.

E’ come stare al di là e al di qua dello specchio con te, in quella linea di confine che non delimita, è lo spazio dentro. Enorme.