Tra una statistica cogliona per quello tra i capi narcisisti che sembra una caricatura di Craxi, non capisce un craxo e ti chiede di tirar fuori numeri che con la famigerata circolare di 50 pagine che l’ha fatto cagare sotto e chissà se s’è letto e se l’ha letta comunque – ipse dixit – non c’ha capito una mazza; telefonate, toner esauriti e funzionari isterici, preventivi mai arrivati, incomprensioni istituzionali tra possidenti d’auto col bollino rosso “reserved” dimenticato nel cruscotto e vigili urbani che non sai se ci fanno o se ci sono o se non ne possono, tant’è che fai amblambàciccìcoccò per capire chi è più fesso, hai vomitato 3 volte una mela chiedendoti: a) perché; b) percome; c) può una mela una volta masticata e ingoiata aumentare di volume fino al punto di poter essere rigurgitata per ben tre volte?
Torni a casa, non in barella, ma con la Panda della collega che ti raccoglie col cucchiaino e ti raccomanda Se hai bisogno chiama e tu ringrazi, sorridi con la bocca impastata, corri sotto la pioggerella verso il portone, quasi vomiti di nuovo per quell’odore di detersivo alla fragola chimica che piace tanto alle signore delle pulizie, guadagni la porta di casa, fai ciao a gatta, ti cambi con poca cognizione di causa in strati di tre e ti infili nel letto per non sentire più tutta quella nausea e ti declini in nanna, letto, bagno, bagno, letto, nanna, brodo, nausea, letto, nanna, bagno… Visto che non c’hai manco la forza di andare in garage a prendere il sacco a pelo, ne deduci, nonostante i fumi della non ancora identificata “malattia”, che domani col cavolo che ti svegli all’alba per andare a Milano. E quindi ti fai forza e coraggio, reciti un mantra e approcci il sito di Trenitalia per vedere cosa si può fare. Trasparente come il Po nella descrizione delle opzioni possibili nel caso tu voglia rinunciare a un viaggio senza rimetterci i soldi del biglietto, il sito on line ti conduce per manina in una paginetta in cui pare tu possa fare questa cosa magica rimettendoci solo sei euro. Clicchi, fai, brighi, lui si blocca, tu riclicchi e – come da copione – hai la strana impressione che un uomo misterioso col cappello da macchinista finto minchione ti stia prendendo per culo. Step namber tiù: pagina reclami. Reclami. Dopo avergli riportato tutti i fatti tuoi tranne il segno zodiacale, dopo che hai incastonato trecentoventi ics e il codice di controllo ubriaco e gli hai spiegato il fattaccio, lui ha il coraggio di chiederti con toni miti “Vuoi inviare il reclamo? Sì/No”.
Ma che ti si attorcigli un binario attorno al collo.

 

Sesso anatema, strangolato e appiattito in una figurina,
manichino;
voce inespressiva, parrucche di velcro lucido appiccicate al cervello,
fissità dello sguardo e vagina dalle pupille dilatate.
Ci sarà da qualche parte qualcosa che pulsa, in un cubetto congelato, di niente fabbricato, oltre quel buco che sembra fatto in gomma per infilarci cose.
Come con le prese le mani dei bimbi…
prova con la curiosità.

(Sì, va bene, è estate… ma è la stagione giusta comunque.)


Dicono: per superare ansia e paura in un colloquio importante, spoglia immaginificamente il tuo interlocutore e visualizzalo in mutande (dimenticatevi per un attimo di Monica Samille Lewinsky: non è questo il caso) per ricondurlo alla stregua di tuo simile, alla pari, e non più albero di natale addobbato di lustrini e titoli, status e status symbol.
Esempio:
Il capo: ” Blabblabbla, …. quindi blabbala… ?”
L’interrogato/a: “Dunque… ? Un attimo di pazienza, il tempo di immaginarla in mutande e le rispondo… però mi dica, lei porta slip o boxer? E poi, bianchi, neri o fantasia… ?”
Fantasia, amica mia…
Comunque ci sono volte in cui il capo è meglio non pensarlo in mutande, perché potrebbero anche succedere cose che Gesù non vuole. Cioè, Gesù secondo me vuole, ma continuano a dirci che no. Facciamo finta di crederci, he.

Tutta colpa del calcio

8 Maggio 2012

Il fumo crea un’elevata dipendenza, non iniziare.
Però, se hai già iniziato, puoi continuare finché vuoi.

C’era una volta un Re.
Poi, smise di esserci.

El(r)ezioni
Put in put on put… ?

Linea continua
Un turbamento con un turbante al volante finì in un precipizio di cui non si vedeva l’inizio. Quando l’inizio si vide la fine era ormai arrivata, in quella domenica di colpo dimenticata.

– Ma hai bevuto?
– Sì, il latte… Ce l’hai un lufballon?

Desiderio con desiderio

6 aprile 2012

Io sono nero di amore
Ci sono idee con cui puoi solo scopare,
né fanciullo né usignolo
altre con cui puoi fare solo l’amore,
tutto intero come un fiore
altre ancora con cui fare l’amore e scopare si fondono in un’unica cosa imprenscindibile.

«Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.»
(Pier Paolo Pasolini)

Art. 1

17 febbraio 2012

L’Italia è una Repubblica demo, affondata sul lavoro.

Come un romanzo ma un fatto vero, mero desiderio di scambio, sognavo di trovare alleati in questo mondo – così, solo perché sarebbe bello da provare prima che lui o noi si imploda.
Poi, in un ufficio surriscaldato adattato per l’occasione a palcoscenico, ho sbattuto il muso su un muro di gomma che neanche avevo colpito.
Al cospetto della Niña, della Pinta e della Santa Maria, mi ritrovo bella bella (che è un modo di dire) nei panni larghi di Capro Espiatorio, protagonista principale.
Signorina Malaussène e neanche sono a Parigi.

«Se oggi l’uomo non mangia più l’uomo, è unicamente perché la cucina ha fatto dei progressi!»

On a spit the demons.

Saracinesche sul mondo

2 novembre 2011


Entro, saluto, incespico in una decina di unghie quadrate maltagliate e in ciocche di capelli tinti a minchia, stivaletti bassi e andature strascicate; curioso intorno, leggo:
«Si ricorda hai nostri clienti»

Rivoglio la pappa col pomodoro.
Oppure datemi un martello.


Dopotutto siamo noi.

La coerenza mi sfugge di mano come un’anguilla. Si ferma un attimo su un fiore e poi fa un guizzo che sembra la Campanellino di Peter Pan, quella che non gliela darà mai. O chissà.
I vestiti stesi invece che asciugarsi si bagnano.
Gattonumerouno e gattonumerodue, invece di leccarsi e annusarsi si rincorrono con soffio felino e zampa armata.
Nell’era dell’annunciata digitalizzazione della Pubblica Amministrazione l’accesso a internet fa il verso a un bambino cybernetico mai nato che dispone di meno di un quinto delle sue facoltà internautiche. Ho accesso a un elenco di siti istituzionali che hanno più o meno l’utilità di una ragade su un seno da ciucciare.
La statistica è un vezzo, un gioco, un imbroglio apparecchiato per guadagnare – o in alternativa fustigare – di più piuttosto che per lavorare meglio. Nello specchio d’acqua, cerchi concentrici si allargano intorno a un sasso: ideologia fascista vestita da maestrina elementare con figa di legno e cuore di stagno: burattino.
E se la Coop sei tu e una delle filiali di colei che sarei io, a portata di carrello – anzi, secchiello rosso con le rotelle – è putacaso uno dei supermercati con consuetudini commerciali di vendita talmente poco trasparenti da essere al limite della truffa, allora l’ Apparteniamo a un generis autofottente? diventa una specie di domanda-boomerang che ti insegue, ti insegue, ti insegue, finché non trovi chiare fresche acque in cui annegare i cattivi pensieri. Puntualizzo: non sono quelle dell’acquasantiera le fresche acque.

Il copia e incolla di certi bellimbusti della community è come un purgatorio che parte da sé e a sé ritorna, spirale in distorsione senza poesia.
Almeno loro, lo sanno cosa si vince?
Perché a me pare una corsa all’indietro da fermi, con la palla al piede.
Sei mai stato schiavo? Ci hai mai p e n s a t o? … Sììì?
Beh, è già un inizio.