Crepe in un lunedì 17. L’aglio? Dopo

19 luglio 2017

Elle di di Paul Verhoeven


Il film è quasi tutto nelle espressioni e negli sguardi della Huppert, più di 60 anni di materia affilatissima racchiusa in un corpo estraneo ai segni del tempo.
Un cyborg animato per una PS4, penetrazioni stilizzate e non, stigmate su corazze psichiche di metallo riprodotte in 3D, definizione 4k.
Un lombrico uscito dal piccolo foro del bruciatore di un fornello per trasformarsi, appena fuori, in un essere fallico molto più grande, molle, sporco di sangue, muso da drago nel suo ringhio, lingua biforcuta. Rettile? Velenoso? Videogame(te)?
Incubo flaccido di una mente grumosa, mosaici dell’anestesia affettiva di un’idea, fino all’abuso acuto dell’idiozia di un figlio.
Desertificazione grigia delle terre disseminate di arbusti d’acume.
Indi.
C’era il mal di testa, l’umore loffio, l’occlusione del pensiero. “Massì, andiamo, voglio uscire dalla mia sceneggiatura ed entrare in un’altra”, avevo detto.
Poi sono rimasta attaccata alla mia, con le sue alternanze – ritmi ludici, ritmi di piombo, toni in 4/4 – contenta come potrebbe esserlo una cozza avvinghiata al proprio scoglio e a tutte le altre cozze. Uno squiccio di birra ambrata, orata affornata – cedo la seppia ripiena, cedo tre olive – e melanzane aglio e prezzemolo ad alitare via le atmosfere di una cruenta e asciutta play station.

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