D’Annunziano, sotto tono

4 giugno 2017

Suburra di Stefano Sollima


Sollima assomiglia a un tizio che conosco di vista: lavora come autista e guida poco.
I lineamenti di Favino mi rimandano immancabilmente a un’epoca di cui forse Darwin sa qualcosa, io no. Piace a molte, a me no.
Germano è Germano.
Amendola interpreta le interpretazioni di sé stesso: un personaggio sempre uguale che muore e resuscita per apparire nel film successivo.
Borghi è il figo underground 3.0.
Scarano e Gorietti mi ricordano che i volti regolari dalle mascelle statuarie e la perfezione delle forme nei film esistono, nella vita si rincorrono. Stupidamente.
Fassari compare e poi scompare subito dopo. Con la sua scelta ragionata, rassegnata nello sguardo e nell’abbraccio, dà vita al senso della «libidine atroce», l’unico veramente percepibile nella sua infamia, quella che rende mediocre il mediocre.
Berchet: interpreta un cardinale, sembra un moschettiere.
Giacomo Ferrara, bravo com’è, fa il paio con Germano.

«non passerà l’anno che dalla suburra, […], il popolo insorgerà» (Bufalino) o (bufalina?)

L’ho visto. Può bastare.

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4 Responses to “D’Annunziano, sotto tono”

  1. io Says:

    ma pecché fra i film che guardi tu nun ce ne stà uno di quelli che guardo io?

  2. ms.spoah Says:

    AuuAuuu! Una soluzione razionale l’hai visto?

  3. io Says:

    volevo andarlo a vedere poi optai per una soluzione “più” razionale e andai a vedere John Wick capitolo 2


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