Linea 68, non succede un quarantotto

11 agosto 2016

Sottotitolo: Quando una bozza viene alla luce circa un anno dopo ed hai una lampadina fulminata.

Quando c'era Marnie di di Hiromasa Yonebayashi


Il bus numero sessantotto attraversa la città da qui a là, fino al cinema, uno di quelli più belli – è bello ciò che è bello ed è bello anche perché piace – situato in un corso che, a parte il nome, del Belgio non ha proprio niente se non, forse, il cinema. Ma io in Belgio è pur vero che non ci sono mai stata, quindi chissà.
Per il bus numero sessantotto (e qui scrivo facendo l’eco a Giuseppe Culicchia), ci vorrebbe un post a parte. Ad ogni modo è importante che proprio con lui (il bus, quel bus) sia arrivata alla meta, allegra come una bimba in vacanza, con la borsa resa obesa da tutti gli indumenti che, indispensabili coi quindici gradi o forse diciotto del mattino, giunti ai 33 gradi delle 15:17, interpretavano, appallottolati, piuttosto il ruolo di un’accozzaglia raccattata da una pazza disperata.
Mi sto dilungando, compenso la statura diversamente alta.
A ben guardarlo, una delle cose più belle di Quando c’era Marnie è il poster, sintetizza perfettamente anche l’influenza Hitchcockiana. Marnie. Marnie in un cartone animato, e ragazzetta Anna a farle da specchio. Con quel taglio di capelli un po’ così.
Non ci si potrà stupire se, ad un tratto, mi si vedrà andare in giro con un fermaglietto blu (ce l’ho già da tempo, d’altronde) a tenerne le onde anomale sulla fronte.
Ho pianto. Gli altri astanti in sala no: ne ho dedotto che i bambini non hanno cuore. Poi ci ho pensato e ho riso, ma zitta zitta.

Una nuova amica di François Ozon.


Ricordo ancora il brio entusiasta che accompagnava il sorriso che accompagnava il piede che mi condusse fuori dalla sala cinematografica. I risvolti dell’ambivalenza coraggiosa, divertita e ironica sono sempre geniali. E’ in quelle pieghe desuete che il cervello smette di annoiarsi e dà il meglio di sé.
Avevo annotato:
François Ozon
Romain Duris
ma i ricordi sono sfumati come la vista di una talpa fuori dalla tana.

Anime nere di Francesco Munzi


Anime nere l’avevo visto con mio padre.
Faceva un caldo boia.
Il film lui lo ricorda ancora, gli piacque molto e a ragion veduta.

Teneramente folle - Infinitely polar bear di Maya Forbes


Ero con E.
Quindi l’analisi fu tutta al femminile, di quelle sintetiche, roba che gli intellettualoidi ci spicciano casa.

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2 Responses to “Linea 68, non succede un quarantotto”

  1. vipero Says:

    Ho visto Anime Nere e Teneramente Folle.
    Fazio e Hulk sanno recitare, ho pensato.
    Teneramente Folle l’ho gradito assai, mi piacerebbe un sacco vivere incasinati e lasciare i ragazzi liberi di esprimersi.
    Fanculo all’ordine.


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