Tanti titoli e nessuno

6 giugno 2015


Quando emisi il primo vagito
tu non eri contemplato
Non era contemplato il giorno,
non era contemplata l’ora
o il modo
né i verbi
né il tempo dei verbi
Non c’erano ancora gli occhi grandi come biglie e luminosi come gigli,
quelli che ho visto oggi, i tuoi
dopo un’operazione a cuore aperto,
a fare ordine tra i valori, fuori e dentro
Non c’era alcun disegno
neanche sbiadito
sulla mia gamba sinistra
E nessuna idea dello stesso color caffè
a due centimetri più su della tua tempia destra
Non c’era il bianco visibile appena tra i capelli rasati
né il rosa antico delle mie unghie laccate per un solo giorno
Non c’era il Brasile apparso così
coi suoi occhiali da sole giganti
né quell’assurda reazione protettiva da strascichi primordiali
Non c’ero io con le mie paure urlate in silenzio, le inquietudini, i difetti, le corse sul posto, le caotiche o ponderate proiezioni ortogonali
C’era forse solo l’eco di risate a scroscio
e l’idea dell’acqua tutta intorno,
un’immersione naturale
senza bisogno di soffiare forte
o portare le labbra a culo di gallina
per non far entrare l’acqua dal naso
Non c’era specchio per i dialoghi solitari
per studiare i disegni delle ore sul volto
per abbinare i colori dei vestiti (a minchia)
Non c’era la minchia.

Sono i particolari che fanno la storia
Nessuno si avvicina mai abbastanza per accorgersi del tempo che è passato
e delle sue impronte

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