Solo andata, ma poi ritorno

23 maggio 2015


Chissà perché quelli che partono – valigia o borsetta alla mano, calzino alla pari o décolleté – pare abbiano tutti bisogno di avvisare seduta stante: “Sono in treeeno! Siiiiii, siamo appena partitiiii. Ma sì, mamma – ché di solito maschi, donne, bambini, ottuagenari, nani e alieni, tutti chiamano la mamma o tutt’al più chi l’ha rimpiazzata [n.d.s.d.s.m., ovvero: nota della sociologa di ‘sta minchia] – il treeenoo è pieno…” e così dò anche l’impressione di essere parte di un tutto che mi include e di cui tuttavia fornisco un’accurata irrinunciabile descrizione al di sopra delle parti, meglio se almeno mediamente disallineata dalla realtà [sempre n.d.s.d.s.m.]
Poi cade la linea.
Poi c’è la chiamata per spiegare che è caduta la linea, che talvolta “scatta” invece di cadere, in memoria a Pantani, suppongo.
Poi cade di nuovo la linea.
Poi cominci a scrivere un post con scopi puramente catarcici.
Poi, se è ora di pranzo, la speranza che un panino li zittisca non te la toglie nessuno.

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4 Responses to “Solo andata, ma poi ritorno”

  1. ysingrinus Says:

    Io quando viaggio in treno non voglio sentire nessuno. E vengo sempre telefonato da tutti, anche da sconosciuti che sbagliano numero.


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