«Misura del movimento secondo il prima e il poi» (Aristotele, Fisica, IV, 11, 219b)

6 aprile 2015


Nella definizione aristotelica del tempo mi manca il presente. Quello che mentre accade è già passato e prima che finisca è già futuro. Quello che vivo mentre mangio un gelato allo zenzero con panna passeggiando in una parte della città magicamente calma e quasi deserta. Ogni singolo impulso nervoso che muove i miei passi è una commistione di tutti i tempi qui e altrove. Forse vivo il mio presente anche in altri luoghi, posso immaginarli in questo ora facendo un buco in un foglio piegato a ventaglio, mentre un’altra me lo fa nel presente al di là del foglio.
Un’unica cosa dà continuità al tempo spalmandolo in ogni dove e privandolo delle sue segmentazioni rettilinee.
È facile da riconoscere e non ha nome.

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32 Responses to “«Misura del movimento secondo il prima e il poi» (Aristotele, Fisica, IV, 11, 219b)”


  1. Mi hanno spiegato giorni fa che è proprio alla felicità ed al sentimento del presente che dovrei affezionarmi… ma come si fa?!

  2. vipero Says:

    Fenomeni relativistici a parte, il gelato allo zenzero piace anche a me.


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