Giselle, curtain love

13 dicembre 2014

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Antefatto: sono stata al teatro Regio a vedere la prima di Giselle, perché anche il popolo, talvolta, riesce ad accedervi con biglietti in convenzione (il non plus ultra: pane e brioche)


Con all’interno il corpo del balletto, il palcoscenico sembra una porta di ingresso nel mondo di Lewis Carroll, la parte più romantica è il telone di gala che scende in lunghe pieghe di broccato rosa con la stessa prepotenza affascinante e romantica delle gambe delle Kessler.
Le evoluzioni e le piroette danno un’idea di naturale levità, come se una manciata di fringuelli si fossero fatti uomo, negli stomaci un frullo di semi di papavero e girasole, piedi segnati, giunture consumate. Idee di vento.
Ma un balletto senza orchestra sembra seguire la musica prodotta da un arto fantasma: manca l’unione tra il movimento dei corpi e il fluire delle note che si rinnovano e rinascono di volta in volta l’uno per l’altra.

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