La strategia dell’attenzione, pezzi di Stato, lo Stato a pezzi

12 ottobre 2014

(Riassunto per agevolare la comprensione: c’era una volta un festival di un giornale che ho imparato ad amare, e c’era una volta un palco con un presentatore che introduceva quattro uomini assediolati, pronti a disquisire di mafia e suoi derivati, e poi spariva. E c’era una volta una signorina fucsia con una forma – fastidiosa, forse – di allergia all’agglutinamento poco sincero dell’ego)


Men. Uomini sul palco: un presentatore, un siciliano, un calabrese, un romano; un inglese.
Women? Per le donne pregasi tornare a casa, accasciarsi sul divano, cercare uno show e individuare le differenze tra i culi delle vallette; (sorridi). Oppure aspettare una conversazione di nicchia che riguardi la pappa buona politically correct o i pragmatici intenti di una scrittrice introspettiva. In ogni caso, osservare la platea.
H2O. Sul palco non mancano schizzi di verba volant liquidorum, fenomeno meglio noto come “scoperta dell’acqua calda”.
Lo sguardo dello straniero. Lui parla asciutto, scandisce le parole, ne conosce la pronuncia, enuncia lucidi concetti che puoi osservare in controluce, con quella serafica calma che si accompagna all’accuratezza dell’analisi defronzolata dagli inutili resti. Un’immediatezza inconsueta a fronte dell’italiana plateale espansa ridondanza mimica e sottolineatura; ti perdi nei meandri dell’autocelebrazione e cerchi una bussola nel marasma verbale; olio di colza.
Ma che daverodavero dovrei credere che quella che è stata la prova generale di una simulazione di staffetta venuta male, sia una fase storica coi controcazzi, una transizione tra Andreottismo e Berlusconismo? O parlare con le parole del papa? Il Bene e il Male? Lo Stato è laico. E la giustizia anche. Quando esistono.
Non credo neanche nella diagnosi di schizofrenia approntata per San Michele Arcangelo, protettore della ‘ndrangheta e patrono della polizia: la attribuirei piuttosto a certe letture fenomenologiche personalizzate e/o strumentalizzate. Non c’è da stupirsi che San Michele Arcangelo si faccia in due, confuso da un crogiolo di contraddizioni, un vaso di Pandora in rame da cui puoi tirar fuori teste di legno e cuori di stagno, cuori di Gesù e santini, santoni e pentiti e rosari infilati di perline di silenzi e connivenze transgender.
Scesi dal palco, l’inglese svanisce, gli altri stazionano nei pressi; la gestualità si è cristallizza in espressioni informi, i personaggi si sciolgono come meduse al sole in persone la cui consistenza è tristemente riassunta nella stretta di una mano.
Cerco i luoghi della fiducia, mentre mi chiedo se io stessa potrei esserne degna.

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6 Responses to “La strategia dell’attenzione, pezzi di Stato, lo Stato a pezzi”

  1. vipero Says:

    ecco vedi? quando fai così vorrei solo dire “ancora” “non smettere”…


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