Che ci faceva Richard Gere al Kalachakra Ladakh?

1 agosto 2014


Kalachakra Ladakh
Il sole, dirimpettaio stagionale pigro di questa estate, quando si sveglia è in forma smagliante, picchia sulla mia figura in corsa sparsa mentre litigo col telefono alla ricerca di Mr Cì il quale – ne deduco tra un passo e un’impennata – mi aspetta nel posto sbagliato, per lui, naturalmente, quello giusto che, in effetti, giusto sarebbe stato se solo mi avesse reso partecipe della sua scelta senza lasciarmi fusa nel logorio di un problem solving surriscaldato a sfondo deduttivo.
L’abbraccio urlato e coglionato è il solito; le cazzate a ruota libera anche: siamo noi, siamo solo noi, siamo anche noi. E un sacco di altra gente al mondo, i pro (tanti) e i contro (allucinanti) saranno argomento delle conversazioni a seguire.
L’asfalto scotta, il traffico ulula, gli autobus, questi bulimici di umani, ne vomitano alcuni e ne ingoiano altri, la vita scorre fragorosa tra l’eco delle ansie, il calore di questo giorno di una stagione stramba, i racconti di paraoccibuddisti sui racconti dei racconti dell’impermanenza e preghiere compulsive scandite con monotonia ridondante nelle diciotto ore su strade sterrate che si affacciano su un precipizio di duemilaogiùdilì metri, mentre sotto intravedi una jeep finita nel burrone e cadaveri in savasana sul fiume che sfilano ed io sempre più convinta – le orecchie piene dei racconti e degli odori buoni e cattivi e dei sapori sciapi o troppo forti – che Mr Cì è nato sotto una buona stella e un terzo occhio terso ce l’ha di sicuro, collocato strano e col sopracciglio buffo, ma ce l’ha di sicuro.
Un po’ di mollezza da fuso orario e viaggio notturno ha intervallato dialoghi, fotografie, risposte, domande, un vago cenno a Cesare Augusto perché il primo sorso di ambra dissetante bionda è stato esperito in goduria libera nella piazza a lui dedicata, seduti su comode sedie in compulsione della cartina spalmata sul tavolino per capire dove-siamo-dove-andiamo-quindi-che-strada-facciamo (perché, sì, abito qui dal trenta barra dieci corrente anno scorso, ma sono ancora sbussolata forte) per raggiungere un mirabilante spaghetto allo scoglio di città.
Posto eco col diesis (non è un diesel), pasta fresca, cameriere carino, solo donne tra gli altri avventori, mastino napoletano leccone al tavolo di fianco e complimenti a profusione soft sul cibo, il tutto infrivolato e rinfrescato con birra chiara al cardo gobbo di Nizza Monferrato. Cardo gobbo?
– E insomma, che ci faceva Richard Gere al Kalachakra Ladakh?
– Eh, ci faceva.

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4 Responses to “Che ci faceva Richard Gere al Kalachakra Ladakh?”

  1. Dantès Says:

    e si vede che Gere è buddista mica così per dire…

  2. Lungidame Says:

    Infrivolato… :-D Ti adoro


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