Golden Gate

11 giugno 2014


Sono il manico caldo di un ferro da stiro freddo,
attraverso il Golden Gate,
perlopiù è deserto.
Sotto la buccia sottile
delle mie piccole sconfitte puntiformi,
schiacciato tra un’ugola muta soffocante
e un brulicare disordinato vivace
c’è il simbolo magico che si apre a ventaglio.
Un sogno è morto
e gli altri sono chiusi in un armadio piccolo piccolo,
tra un po’ esplode.
Mi ficco sotto il segno dei pesci come una bambina sotto il cavolo:
vero, non mi viene in mente altro modo per diventare coraggiosi
che non sia coltivare la tenerezza.
Chissà se il coraggio ha colore e forma dei girasoli,
chissà il sapore,
chissà l’odore.
Sono il manico caldo di un ferro da stiro freddo e cerco assistenza nel centro sbagliato.

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7 Responses to “Golden Gate”

  1. vipero Says:

    Già. Anche io.


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