Mutande lasche grigio perla con bordo di pizzo

17 dicembre 2013

Nei periodi buii tra i primi impulsi che mi assalgono c’è quello della (auto)distruzione in stile Mazinga Z e Goldrake a braccetto (Jeeg robot d’acciaio in panchina ché non si sa mai): armi spaziali a far tabula rasa di tutto; gli altri istinti masochistici sono corollari sbilenchi alla shorty george che se non ci sto attenta mi spacco come minimo le ginocchia.
Da quando piscio cazzate qui sul blog poi, luiblog – contenitore o ganglio – è una delle cose che si trova infilzata nel computo, tra i primi nell’elenco dei “Cancellare”.
Quasi soffoco nella percezione della tristezza e della rabbia: la prima si accumula muta in un pomo d’Adamo non anatomicamente contemplato, visto da nessuno (qui proprio nessuno), allungo il passo come una Popof geneticamente modificata (e pertanto insolitamente agile) al ritmo della crescita del gargarozzo fino a dimensioni gozzillate.
Tutti certi miei tentativi comunicativi vanno in suppurazione e l’unico proposito che mi rimane appiccicato addosso non so neanche più da dove deriva, però è proprio mio, attaccato al cuore da un lembo.
Così alla fine decido sempre di non chiudermi in un baco di materiale sintetico, e questo mentre sono ancora incazzata come una iena perché l’unico testimone di questa decisione sono io stessa. Ma che vuoi? C’hai un’età, mi dico. Mamma non c’è, papà nemmeno, pappa faremo forse chissà. Ammè non mi va, ammè non mi va. Mi prenderei a calci, ma so che è appannaggio del martelletto duro, tenace, amaro e disfunzionale dei condizionamenti regressissimi. Indietro negli anni, ma non fino al Totem. E è o non è il Totem ciò che davvero ha un senso?
Sicché mi trovo a tu per tu nel dialogo con l’umbilicus a ridirmi che è quella parte di me senza la quale non mi rimarrebbe più alcun interlocutore incondizionatamente (circa) reperibile. Quella di cui forse qualcuno si invaghisce per circoncisione degli eventi, dei tempi, delle intenzioni e della consapevolezza e vorrebbe libera dall’altra me, peccato che sia una comune inscindibile mortale rosa pallido con intenti e animi in fucsia che a volte esplodono in fusione altre implodono in dolorosa (e a tratti mefitica) elaborazione.
D’altronde l’abaco è vero che ha le palle, ma sono colorate e servono a imparare a contare.

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6 Responses to “Mutande lasche grigio perla con bordo di pizzo”

  1. vipero Says:

    E’ uno di quei giorni che
    ti prende la malinconia
    che fino a sera
    non ti lascia più.
    La fine troppo scossa ormai
    la prego e penso fra di me
    proviamo anche con Dio,
    non si sa mai.

    E non c’è niente di più triste
    in giornate come queste
    che ricordare la felicità!
    Sapendo già che è inutile ripetere,chissà,
    domani è un altro giorni,
    si vedrà!

    E’ uno di qui giorni in cui
    rivedo tutta la mia vita
    bilancio che non ho quadrato mai!
    Posso dire ad ogni cosa
    che ho fatto a modo mio
    ma con che risultati,
    non saprei!
    E non mi sono servite a niente
    esperienze e delusioni
    e se ho promesso non lo faccio più…
    ho sempre detto in ultimo
    ho perso ancora ma,
    domani è un altro giorno,
    si vedrà!

    E’ uno di quei giorni che
    tu non hai conosciuto mai,
    beato te,si,beato te!
    Io di tutta un’esistenza
    senza dare,dare,dare
    non ho salvato niente,
    neanche te!
    Ma nonostante tutto io,
    non rinuncio a credere
    che tu potresti ritornare qui!
    Ma come tanto tempo fa
    io ricordo chi lo sa
    domani è un altro giorno,
    si vedrà!

    E’ uno di qui giorni in cui
    rivedo tutta la mia vita
    bilancio che non ho quadrato mai!
    E oggi non mi importa
    della stagione morta
    per cui i rimpianti adesso non ne ho più!

    E come tanto tempo fa
    io ricordo chi lo sa
    domani è un altro giorno,si vedrà!
    domani è un atro giorni,si vedrà!

    • ms.spoah Says:

      Fossi n’artra potrei denunciarti per istigazione al suicidio! Non si fa così alla persona (si dice abbbari) =:-D

      • vipero Says:

        Il blues serve a patire per liberarsi. Purtroppo la sofferenza, il disagio, le farfalle nella panza, quello che vuoi devi patirlo tutto tu.
        Per me meglio soffrire tutto, fino in fondo, e farlo subito.
        Poi passa.

        Un abbraccio.

        • ms.spoah Says:

          Le farfalle nella panza è da mò che ci volano sì e no col mestruo! :-D Dì, ma è dato sapere che brano è o me lo devo cercare con google che con ‘sta connessione significa dover chiedere a Babbo Natale di far sì che la rete mi tiri fuori il risultato entro il millennio?
          Sulla gestione del vissuto delle paturnie pustolanti mi trovi abbastanza d’accordo; è il fino in fondo che mi perplime: chè se ha connotazioni di profondità, ok, ci siamo; ma se ha connotazioni temporali (ossia logoramento asintomatico sino alla morte corticale abbinata a quella corporale), allora… parliamone :-)
          L’abbraccio è arrivato sano e salvo. Grazie :-)

  2. vipero Says:

    me piace un sacco questa cover awa ly
    (roba che gocciolo ad ogni ascolto)

    oppure il classico Ornella Vanoni

    • ms.spoah Says:

      Per qualche strambo motivo il tuo commento era stato bloccato dal moderatore… o che wordpress s’è spaventato del mio possibile suicidio o vai a sapere :-D


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