Smaltire un sogno o coltivarlo. E annaffiare desideri

12 dicembre 2013

Ignara ignorante porto via con me, dal MamBO, Pasto nudo

Pasto nudo - William S. Burroughs
e una volta a casa scopro un’aggiunta a matita nell’elenco della bibliografia.
Poi leggo in diluizione temporale gli istanti raggelati di quest’uomo che imparo piano anche ad amare.

«Se i paesi civili vogliono ritornare ai Riti Druidici di Impiccagione del Bosco Sacro o bere sangue con gli aztechi e nutrire i propri déi con il sangue del sacrificio umano, che vedano chiaramente ciò che mangiano e bevono. Che vedano chiaramente che cosa c’è sulla punta di quel lungo cucchiaio che sono i giornali.
Ho quasi ultimato il seguito di Pasto nudo: un’estensione matematica dell’Algebra del Bisogno oltre il virus della droga. Dato che esistono molte forme di dipendenza ritengo che tutte obbediscano ad alcune leggi di base.»

Passano i giorni; ho in sospeso solo le ultime pagine dell’ultima postfazione di quest’edizione rivisitata.
Corro in stazione, sbuco fuori da un sottopassaggio, salgo su un autobus che espira aria calda e rumori ovattati, scendo a Caselle, ricordo Pertini, mi metto in fila in una coda insolitamente lunga, tolgo gli stivali, non faccio bip, prendo un cappuccino e aspetto; ritaglio il biglietto lungo la linea tratteggiata, pregusto il saluto che si scioglie in un abbraccio, risate e puttanate sparate a gogò. Che facciamo? Niente o qualsiasi cosa o un po’ e un po’.
Vedo MiPì e – tra un bicchiere di vino rosso e una ricottina lussuriosa dai capezzoli in striscioline di peperone caramellato – mi avvicino all’idea di un nuovo tentativo sperimentale, l’acchiappo e ingoio ansia in piccole dosi distillate alla rinfusa nei giorni a seguire.
Cerchiamo la musica. La troviamo.

Migliaia di forme espressive possibili e a ciascuno la propria apomorfina.
In aeroporto, in un uncinetto fitto fitto di coincidenze, mentre studio una certa forma dettata dal corpo, una vocina fotocopiata mi sussurra:

«Non bisogna volere ciò che si desidera, ma desiderare ciò che si vuole.»

Nel sogno quasi mi andava una lingua di traverso. E non era la mia.

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2 Responses to “Smaltire un sogno o coltivarlo. E annaffiare desideri”

  1. vipero Says:

    Ma è lo stesso autore di Tarzan?


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