Fuffoidi

15 ottobre 2013

C’era una volta un’imputata. E reati tristi e impuri, di noiosa fraudolenzia; distrazioni e associazioni usuraie sbrilluccicanti di sporcizia luminescente. Difensori mediocri con parole di cartone riciclato male e pubblici ministeri a sciorinare lungaggini da ridurre il padiglione auricolare a chewingum desaporito da un’eccessiva masticazione. Pubblici impiegati con maschere detrilussate: le risate schiette un retaggio nascosto in angoli di scatole di gomma su cui rimbalza qualsiasi verità elementare. Ci sono giorni che cominciano con la paura di un’impercettibile scossa di terremoto, un mantra strano, tanto più grande di te, e si ritrovano avviluppate in un manto di noia grigia come uno spesso batuffolo di polvere che nasconde il bello alla vista. Alla ricerca di uno sguardo diverso, allo specchio sei a tu per tu con una faccetta stanca e… C’era una volta un punto interrogativo esterrefatto che si domandava di soppiatto come mai più nessuno lo sollecitasse veramente. Si cucí l’entusiasmo addosso e col suo fagotto di curiosità da soddisfare continuò a cercare.
Buh!

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4 Responses to “Fuffoidi”

  1. vipero Says:

    Ai tempi del militare si usava ripetere una cantilena: “con la pioggia e col sereno anche oggi un giorno in meno, e con il *biiip* tra le mani passerà anche domani”.

    Tu magari mutua i giorni con le ore. Una volta fuori inizia la vita vera, fino all’ingresso successivo.
    Tieni stretta quella, e fanculo il resto.

    Sempre che io abbia capito cosa tu voglia intendere.

    • ms.spoah Says:

      Avvertimento avvertimento: su questo blog non sono ammesse censure in opinabili biiip; pregasi usare parolacce ed epiteti autentici, quando è il caso. Sulla legittimità del “caso” la sottoscritta blogeditrice si riserva di esprimere il proprio giudizio di manica larga.
      Visto, deciso e sottoscritto, passiamo ad altro.
      Mi sa che hai capitissimo, ma non posso buttare nel cesso tutte quelle ore confinando la vita vera in quello che ne rimane: voglio una vita tuttunatuttattaccata, alle sfumature e ai lembi dello scoglionamento fino allo sconfinamento nel mare magnum delle ombelichitudini che sento e della gioia di vederle traslate nella vita di tutti i giorni, amen.

  2. L'eco di Cerignola Says:

    Qui a Cerignola c’è il caos ed una commissione sta decidendo il da farsi ovvero commentare il post o il commento. La folla è in trepida attesa e intanto che la fumata diventi bianca, vi lascio la riflessione di un passante:
    “la blogeditrice, con disincantata leggerezza, dice ‘come uno spesso batuffolo di polvere che nasconde il bello alla vista’. E io mi chiedo perchè?”
    “Perchè, che cosa?”
    “Ah, giusto. Perchè quel batuffolo di polvere non può essere esso stesso il bello alla vista?”
    “Si spieghi meglio”
    “Ah, giusto. Intendo dicere che tante volte consideriamo un ostacolo al bello ciò che quanto si frappone fra l’occhio e il bello. E non ci accorgiamo che non abbiamo nessuna attenzione verso l’intruso. E’ solo un intruso. Un qualcosa che non appartiene alla nostra lista privata di quello che può essere considerato bello. Nessuna sensibilità verso un piccolo batuffolo di polvere.”
    “Cioè?”
    “E che ne so.”

    • ms.spoah Says:

      E come l’eco eccome, quel dialogo produsse le sue vibrazioni riflessive sul perché, sul percome e sul chissà. E lei pensò: c’è polvere e polvere alla polvere. Pensò al pulviscolo magico che danza nei riflessi di luce al mattino e si disse:”Incanta”. Poi pensò a quei batuffoli grigio topo annidati tra i tubi di certi termosifoni: depositi di dimenticanza che si dipanano nell’aria ai primi freddi con il loro odore secco e asciutto che inalato ottura le vie respiratorie. C’è polvere e polvere o forse non è questione di an, ma solo di quantum. Uno scienziato scapigliato sollevò un sopracciglio a vagliare l’ipotesi, ma no, il quesito non appassionó gli esperti e la domanda fu libera di scegliere di volta in volta la propria risposta. Il che creò grande sdegno e caos sul trenino del servizio metropolitano… oppure no.


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