In(n)appropriate touching

8 agosto 2013

Sex Crimes di John McNaughton


Pensate a una brutta sceneggiatura, ma brutta brutta e scritta male, ma male male.
Ecco, quella di Sex Crime è sicuramente comunque molto peggio… Una specie di convoluzione dell’algebra booleana applicata alla trama di un film: una successione di colpi di scena identici che si annullano fino ad ottenere «l’elemento stesso», ossia una schifezza.

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16 Responses to “In(n)appropriate touching”

  1. Dantès Says:

    io l’algebra booleana ho dovuto cercarla su guuuuugol

  2. middle Says:

    E ne hanno fatti altri 4, se non ricordo male. Tutti uguali al primo. Per dire la tigna.

  3. lupopezzato Says:

    Sex Crimes l’ho visto la sera prima di partire per Cer’ign-hola, e sono uscito dal cinema giurando a me stesso che non l’avrei lasciato scivolare via come certe impressioni che ti mettono le ali ma con il tempo dimentichi. Poi sono tornato, e non ho avuto mai l’occasione per fermarmi un attimo a raccogliere le idee. E’ possibile che il film a me abbia fatto un effetto particolare perché la distanza da Fort Lauderdale con gli anni ha acuito sempre più i sensi del mio attaccamento. E fin qui siamo all’ovvietà fisiologica della saudade. Quello che mi ha veramente lasciato esterrefatto delle molte cose che si potrebbero dire di un film così è che Fort Lauderdale possa fare lo stesso effetto anche a John McNaughton che lì non è nato nè cresciuto. Un effetto diverso dal mio nei contenuti, ma del tutto omogeneo per densità e potenza. Vuol dire che Fort Lauderdale è una città assoluta dove possono trovare posto tutti i Significati. E che John McNaughton è riuscito a fare con la città quello che prima di oggi avevo visto fare con oggetti inanimati solo ai fratelli Cohen: Fort Lauderdale non è uno sfondo, è un personaggio. E’ il Personaggio. Recita la sua parte, e la natura delle sue dinamiche determina le scelte di ciascuno degli uomini e delle donne sullo sfondo, che non sarebbero la stessa cosa lontano da lei o in qualsiasi altro posto al mondo. Mi sono tornate in mente le critiche velenose che avevo letto prima di andare a vederlo. Mi ricordo in particolare quella che denunciava l’assenza di una sceneggiatura degna di questo nome. Come se questa non fosse una scelta stilistica precisa che solo un cretino, o una persona in profonda malafede, riesce a non vedere in ogni singola sequenza. E’ esattamente di questo che parla il film: Sex Crimes non ha sceneggiatura perché la vita non ha sceneggiatura. E quando finalmente hai finito di raccontarti cazzate e l’hai liberata di tutte le sovrastrutture culturali, religiose, sociali, politiche e psicologiche, l’hai svincolata dagli ismi, e l’hai ripulita dal catrame dell’ideologia, allora ti accorgi lei se ne fotte. Che tu ci sia o meno, che la capisci o meno, che le resisti o meno, che ci trovi un Senso o meno, la vita non sarà mai questione di teorie. La vita è questione della tua esperienza e della tua verità, che sono le uniche che contano. Lei scorre come il fiume dei filosofi. Va serena, pacificata, insensibile alle maree, come solo una grande dea sotterranea può fare. Quindi forse, mentre la attraversi, vale la pena cercare di essere il più lievi possibile, di godere di quello che c’è, fosse pure una giornata di sole, perché indipendentemente dalle dimensioni del tuo ego, non sei comunque destinato a lasciare un segno, e prima ti rassegni a questa banalità, meglio è per tutti.
    C’è una scena sublime in cui Sandra, la madre angosciata di Kelly, si aggrappa al braccio di Sam per chiedere aiuto per una figlia pazza destinata a morire giovane. Lui la stringe e le risponde:assaggia la pizza di scarola che ha fatto la farabutta. E’ eccezionale. Una sproporzione di significati apparentemente enorme. Ma la cosa è tutta qui. Passiamo attraverso inenarrabili drammi, ci facciamo inchiodare al suolo dal peso della nostra sventura, catalizziamo il male, e lasciamo che ci paralizzi. Ma la pizza di scarola, virtualmente, è sempre là. Quella non ce la toglie nessuno. Fort Lauderdale è sempre là, anche Fort Lauderdale non ce la toglie nessuno. E allora alla fine devi capire che si tratta di scegliere e assumersi la responsabilità dell’orizzonte in cui vogliamo vivere. Avremo sempre un buon motivo per essere infelici. E un altro per alzare gli occhi e godere dell’irriducibile follia che il mondo insiste a offrirci e che noi continuiamo a cercare di controllare per mezzo di qualche patetica griglia interpretativa, che serve quanto un secchiello per svuotare il mare.
    Tu da che parte vuoi stare? Io voglio stare dalla parte di Sam Lombardo. Che è quello che è, nell’intensità senza occultamenti della sua bellezza e delle sue miserie. E’ quello che è, senza giudizio. E Dio solo sa quanto mi è piaciuto questo film, e quanto a lungo me lo voglio tenere nel cuore. Assieme a te.

    • vipero Says:

      sì, anch’io.

      • vipero Says:

        Anche se a me la pizza di scarola lascia un’amarezza esistenziale o speculativa, una profonda riflessione sulla caducità delle cose umane e sulla innata e irrecuperabile perfidia del cuore.

        • vipero Says:

          Anche se a me la pizza di scarola lascia un’amarezza esistenziale o speculativa, scatenando una profonda riflessione sulla caducità delle cose umane e sulla innata e irrecuperabile perfidia del cuore.

          …ecco, così dovrebbe andare meglio, neh?…

    • ms.spoah Says:

      In una sovrapposizione che manco Burroughs, ho cercato la pizza con la scarola anche in Sex crime pur sapendo che non ce l’avrei trovata perché appartiene ad un altro film o alla stessa storia di quell’ Assieme a te così bello.

  4. middle Says:

    Siete due geni. E non dico altro.


  5. sì ma co sta recensione lo rendi immortale!
    Poche recensioni mi convincono come le tue!


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