Il linguaggio delle reciproche intenzioni: Tronick, non ci sono paragonick

25 giugno 2013


Perché anche noi un tempo siamo stati extraterrestri buffi alla curiosa ricerca di canali comunicativi per incontri ravvicinati del terzo tipo (alla faccia della dicotomia). E non ci vuole un aurispice per capire cos’è successo dopo. I dialoghi sacri con Quetzalcoatl sono il riparo dalla follia e ci consentono la conquista di una sana mattitudine; a patto che non si finga che non esistono. Ad ogni modo, fare il caregiver è molto più impegnativo che investire nel carsharing. Sapevamolo.


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2 Responses to “Il linguaggio delle reciproche intenzioni: Tronick, non ci sono paragonick”

  1. lupopezzato Says:

    il bambino di spalle è gli italiani che siamo, quello di fronte è gli italiani che dovremmo essere.


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