Naked single

2 giugno 2013


Sono in ufficio con la collega il cui ingresso nei ruoli in un luogo di lavoro già scalcagnato, ha minato quell’equilibrio che assolutamente non c’era. Ognuno fa il cazzo che gli pare e i più lo fanno male, in versione dogvilliana.
Dal suo certificato medico che mi mostra con quell’ingenuità che spesso in lei si mischia a flash di lucidità acuminata, apprendo che tutte le mie ipotesi erano tristemente corrette: una vita che è un campo minato; per sopravvivere, tra un sorso e l’altro di varichina in deboli tentativi poco mistici di suicidio, fare lo slalom in andamento lento con ciascuno dei propri mostri psichici. L’altro te che ti rende fragile ed egoista, lucido e col cervello in pappa e – comunque e sempre – fortemente dipendente, alla ricerca spasmodica ed estenuante di affetti che così come sei fai ancora più fatica a conquistare. Perché sei vittima e carnefice di te stessa e molte delle persone intorno inciampando in te non dissimulano un’aria estremamente infastidita per poi allontanarsi (o allontanarti) alla velocità della luce appena possono. Se non possono, sfilano dalla tasca il costume da SuperMeschino, si rifugiano nella cabina delle loro ipocrisie e frustrazioni per una rapida vestizione e inquinano l’aria scorreggiando un’iperbole di cazzate nei modi e nei verbi.
E io sono in ufficio con lei, da sola. Perché è sabato. Perché uno degli SM ha deciso – in coppia al suo braccio destro (femmina tricheca con un paio di quadrifogli di plastica squagliata male al posto del cervello e un cuore finto probabilmente ricavato da un pezzo di culo di maiale*) che così è se ci pare, perché è più comodo. Per loro: gente disegnata male, imbottita con lana vetro per dare l’idea di uno spessore che non c’è, materiale isolante che a quanto pare rende refrattari a qualsiasi senso intimo insito nelle forme di vita.
Sembra di essere in un film di Hitchcock, dal set alla vita vera: la figlia con disturbo bipolare (uno dei) e la mamma settantaseienne infida e rincoglionita, voce sottile querula e metallica, che è venuta a prenderla con un po’ di anticipo e aspetta. Aspetta seduta su quella cadrega posta nella nicchia, perfetta per nascondersi alla mia vista: esibizione noir di inquietante presenza silente.
Poi, lei, prima di andar via, mi chiede se lunedì ci sono, se tutta la settimana successiva ci sono e io le dico Sì, mancherò solo giovedì.
“Oh, mi spiace, perché si sta bene con te”, mi fa un sorriso alla moviola con quella faccia smunta posta in cima a un corpo esile e montato strano che sembra di legno levigato senza cura, con disattenzione, e dove qua e là spuntano piccole foglioline verdi.
Così. Rimango lì un po’ in sospensione a fare il sudoku dell’amore, a studiarne la bellezza dei margini, cercare di capirne le trappole perché certe esperienze ti rimangano addosso come impronte digitali impresse in notti passate insonni se ti fai di burro troppo morbido; mi soffermo a fantasticare sulle sue innumerevoli declinazioni e provo a immaginarne almeno uno in cui non siano consentiti solo numeri solitari.
Idee?

*Senza nulla togliere alla bellezza di trichechi, quadrifogli e maiali. Quelli veri.

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17 Responses to “Naked single”

  1. lupopezzato Says:

    Leggendo questo spaccato di vita, ho pensato ad una pozzanghera. Non nel senso di sporco, ma nel senso delle tristezze della vita. Sai, quelle robe che, comunque, esistono e che, troppo spesso, cerchiamo di evitare.
    Ho sempre pensato che la solitudine non c’è nella tavola di Mendeleev, quindi, non esiste in natura. Devi sintetizzarla. Noi possiamo metterci la buona volontà per isolarci, ma se gli altri non collaborassero, nessuna solitudine esisterebbe, e si consumerebbe meno varechina. No, non dico che se vedi una pozzanghera ci devi per forza entrare dentro, però se ti succede, almeno, evita di bestemmiare. Il modo migliore per evitarle, poi, non è saltarle ma fare in modo da non crearle o, prima che diventino sempre più profonde, ripararle intervenendo sui vuoti riempiendoli e sulle asperità addolcendole. Ogni cosa per funzionare bene ha bisogno di manutenzione.
    La vita no?

    • ms.spoah Says:

      Credo che uno dei dilemmi sia che manca un’educazione alla vita, che non si estrinseca nel capirla in senso vagamente illuministico o forsennatamente metafisico, ma – prima di ogni altra cosa – nel rispettarla e venerarla anche nelle espressioni del sé, tipo quando ci si guarda allo specchio, ma anche senza guardarsici allo specchio… Riflettersi nelle pozzanghere spesso fa sparire certi confini.
      (… Ma guardarsici secondo te esiste?)

  2. vipero Says:

    Legge di Miller
    Non puoi dire quant’e’ profonda una pozzanghera finche’ non ci finisci dentro.

    • ms.spoah Says:

      Legge di una caverna di Lanzarote: puoi anche avere l’impressione che ci sia tutto un mondo e invece è solo lo scherzo ottico di un’enorme pozzanghera al buio modificato. Però è magnifico lo stesso ed è magnifico anche per quello.

  3. middle Says:

    Volevo dire una cosa tipo quella di Lupo. Ma lui l’ha detta prima di me e meglio, per cui taccio. Ah, però, volevo aggiungere che tu sei un talento sprecato. Nessuno rende l’irredimibilità e la malinconia delle anime perse come te.

    • ms.spoah Says:

      Meglio che non mi introfletta a ragionare sul perché riesca così bene, ché l’indole leopardiana (o imitazioni di quella) non mi ha mai attratto particolarmente. Però mi e ti chiedo – e da un po’ comincio a chiedermi, probabilmente nella formulazione fetale di chissà quale nuova piccola consapevolezza -: cos’è, per davvero, un talento sprecato?
      (Ormai faccio pure esperimenti improbabili con la punteggiatura… :-D )

      • middle Says:

        E’ una bella domanda. Con una risposta di ordine meramente quantitativo in questo caso, perché mi riferivo a una realtà meramente oggettiva che niente dice di te. E’ sprecato il fatto che i tuoi lettori siano solo quelli della media di un blog su wordpress, e non un numero più ampio. Molto più ampio. Che sono quelli che meriteresti. Talento sprecato innestato su persona bellissima. Ma questa è un’altra faccenda.

  4. ms.spoah Says:

    Volendo dar voce certi miei stati d’animo, mi sorge (a est? chissà quale area del cervello è coinvolta) il dubbio che il portatore di talento possa annichilire e accartocciarsi su se stesso a fronte del mancato riconoscimento su scale più ampie del talento: come se i fuochi disartificiali stratosferici visti da pochi perdessero la loro stratofericità. E’ lo stesso tipo di frustrazione che perseguita sul lavoro (ma nel mio caso non posso che essere io a perseguitare me stessa) quando a fronte di responsabilità assunte e in un certo modo non c’è alcun ritorno positivo, niente che ti faccia percepire la differenza dell’atteggiamento nei tuoi confronti e rispetto a quello nei confronti di chi se ne sbatte beatamente; tant’è che di solito questi ultimi continuano a fare il cazzo che vogliono e gli Atlante (più o meno ridimensionati dalle loro consapevolezze) a portare il carico delle richieste delle teste di cazzo ai vertici di questa gerarchia minchiona così diffusa in Italia.
    Sicché, pensavo, forse il talento, in quanto regalo già bello in sé, andrebbe comunque considerato con una magnanimità meno legata all’ego; una sorta di saggio distacco. Difficilissimo. Perché il desiderio di riconoscimento è legato a filo doppio con il desiderio di un’affettività sincera, di qualsiasi tipo. E forse è difficile anche solo rinunciare al desiderio stesso.

    • ms.spoah Says:

      P.S. Va da sé che se tu intravedi in me un talento io già sono assai contenta.

      • middle Says:

        Dici cose saggissime, specie per una bimba giovane come te. Che il talento vada svincolato dall’Ego è suggerimento più che opportuno. Del resto quale umana pulsione agganciata all’Ego non produce sfracelli, orecchietta? Le tue considerazioni aprono spazi ovviamente ingestibili nei commenti a colonna, però magari ne riparleremo in condizioni diverse. Per il resto, il mio ‘talento sprecato’ faceva riferimento a una condizione di pura oggettività. Cioé, mi dispiacevo per l’umanità, perché in buona parte si perde certe cose deliziose e poeticissime che scrivi. Baci a iosa.

        • ms.spoah Says:

          E’ un talento anche carpire delizia e poesia, a prescindere, e non è una dotazione universale, evidentemente, perché in caso contrario non ci sarebbe tanta distrazione e guerra sciocca (proprio nel senso di “senza sale”) sulle macroeconomie dei sistemi quantici (invento) del pianeta terra, ma ci si accorgerebbe che il pianeta terra ha voglia di fare le pernacchie. Però sarebbe bello trasformare il talento in fonte di reddito, visto che abbiamo abbandonato le foglie di fico da mò e portare uno stipendietto a casa (qualunque) fa parte del vivere.

          • ms.spoah Says:

            Sarà un diletto lavorare per creare quelle condizioni diverse tali da (ormai scrivo in burocratichese noioso, pure!) aggirare l’ostacolo dei dialoghi in colonna :-)

  5. l'eco di Cerignola Says:

    Caso vuole che proprio ieri, a Cerignola, nel briefing del giovedì, sul tema “dal Salento al talento ovvero dallo yoga allo yoghurt”, Albano ha detto:
    “In effetti anche se non fa piacere, è vero che il talento altrui viene troppo spesso e volontariamente trascurato. Questo atteggiamento esiste, forse e purtroppo, da migliaia di anni ed i suoi motivi, generalmente, sono legati al lato peggiore dell’umanità: all’invidia, alla disonestà intellettuale, all’interesse privato, alla meschinità, alla povertà di pensiero”.
    Illuminante l’intervento della compagna:
    “Motivi talmente antichi che l’etimologia stessa della parola l’ha previsto. Etimologia legata proprio al tempo necessario affinchè esso venga oggettivamente riconosciuto. Proprio per questo si chiama ‘ta-lento’, altrimenti l’avrebbero chiamato ‘ta-svelto'”.

    • ms.spoah Says:

      Tu hai un talento innato nel babelizzare storie – e, nel bene o nel male, a lieto fine innovativo – che io ti faccio un basso (volevo scrivere baffo, ma in realtà “basso” suona meglio :-D )


  6. […] Quelle cose che non sapendo bene quale delle due fare tanto vale farle entrambe. Ho freddato la mamma cyborg che con la sua sottile voce metallica cercava complicità abietta ed è rimasta senza voce […]


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