Fcs

5 dicembre 2012


Ci sono quei giorni che vorresti essere un’idea strana di Mr. Brezsny, svegliarti con un calzino in testa, strangolare qualcuno con le sue stesse mutande, piangere luci intermittenti, cercare la notte nel guscio di una tartaruga, individuare bene dove sono i polmoni, giocare con il muscolo trasverso e scoprire se tra le costole fluttuanti non ci sia il gancio per le alucce, giocare a piglia-la-nocciolina coi rospi, soffiare sul lago per incresparlo, increspare il mare per salutarlo, contare tutti i denti belli del mondo e chiederti se a loro Eulero e/o Venn c’avessero mai pensato, friggere le nuvole nella sabbia e ricavarne solo odori croccanti, capire le copertine dei libri come se fossero il viso di un uomo, capire il viso di un uomo come se non fosse la copertina di un libro, credere che tutto è possibile e chi se ne frega della misura del reggiseno, ascoltare cosa ti dicono le tette e ridere, starnutire malachite per giocare a chi la fa più microcristallina, chiamare all’appello tutte le vibrisse del pianeta dando a ciascuna un nome, fare cose strane solo perché ti appartengono e le senti così normali.

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