E la luna bussò

13 giugno 2012

Un giorno di lettere leggere dallo spazio cibernetico fatto di azzurro scuro e qualcosa di luccicante, conobbi una notte buia che rimuginava su come fare per diventare mattino, anzi mattina, ché lei voleva rimanere signorina e sperimentare come le stavano i capelli rossi.
Decise di provare indossando un kilt a fiori scozzesi. Lo cercò in tutte le botteghe oscure, quelle aperte solo a notte fondissima, ma niente, continuavano a ripeterle: “Ma signora Notte, non c’è dolce né gabbato che ci abbia ancora mai pensato.”
Allora cercò una sarta tra le nuvole che gliene cucisse una su misura, ma erano tutte indaffarate a rinacciare stelle nel cielo per rinnovarne il guardaroba di gala per le serate estive… Caldi i falò e le estremità di sigarette mantenute accese dalle aspirazioni; prima che il fumo uccida ci sono un mucchio di cose da fare.
… Poi la luna bussò.
Chi le aprì?

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6 Responses to “E la luna bussò”

  1. vipero Says:

    boh, però secondo me ci starebbe bene:

  2. Amour Says:

    Nessuno. Come tutte ha imparato ad aprirsi la porta!

  3. evasoxcaso Says:

    Ma una voce sguaiata disse che non è più tempo. Le aprì un cameriere. E’ risaputo. Dopo averle detto un altro “no”. :-)


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