C’era un signore magrolino così dietro il bancone

7 giugno 2012

Con la camicia che gli cadeva smunta e dritta con le righe blu e bianche dietro la cinta dei pantaloni.
Dopo il mio giro in ispezione tra panini molli e tristi e dolcetti secchi in abbandono dietro vetrine addobbate di impronte digitali, ho deciso per un biscotto confezionato e, sbandierandolo in mise da no-non-sono-una-ladra-ma-una-bambina-onesta-che-pagherà-il-biscotto, mi sono incastrata tra due frequentatori abituali – Panzuto e Scorbuto – cercando di incrociare gli occhietti vispi del barista conficcati nel cranio, che parevano svolazzare come mosche lontano da me. Finché – verba volant – ho acchiappato il suo sguardo vocalizzando la richiesta di un cappuccino. Come sintonizzare una vecchia radio che fa uau-uauuu e trovare la giusta frequenza: una risposta, una piegatura delle labbra e un cappuccino bifasico, tutto il caffè sotto, tutta la crema di latte sopra e neanche un cucchiaino roteante con alabarda spaziale avrebbe vinto quell’insolita emulsione.
Terminato il lauto pranzo, puliti i baffi di latte su uno di quegli assurdi tovagliolini sdrucciolevoli mentre bramavo tra me e me per l’ennesima volta di conoscerne l’inventore per farci due chiacchiere non necessariamente amichevoli, ma sinceramente interessate a conoscere certi meccanismi della psiche, mi sono messa in coda a Panzuto per pagare i conto. Panzuto aveva preso questo, quello e quell’altro in abbinamento muriatico; il vispo intermittente magrolino gli fa il conto in un battibaleno. Tocca a me. Gli chiedo quanto devo. Tira fuori la calcolatrice, ci pensa un po’, digita, fa di conto, io comincio a ragionarci su e a corrugare la fronte non so se alla ricerca di domande o di risposte, ma lui nel frattempo mi dice “Due euro” e io penso che tutto sommato la prossima volta posso anche portarmi dietro dello sciroppo per la tosse e inzupparci dentro qualcosa per non perderci in originalità.

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2 Responses to “C’era un signore magrolino così dietro il bancone”

  1. vipero Says:

    I traumi di noi emigranti. Un cappuccino coi controcojoni te lo scordi quassù, dalla a alla z dell’arco macongranpelalerecagiù.
    (per fortuna, siccome daje e ridaje pure la cipolla diventa aje, a forza di menargliela stanno sorgendo piccole oasi di piacere cappuccino. Ti chiedono perfino “cannella? cacao?”).

    P.s. se trovi quello che ha inventato quei tovagliolini fammi un fischio, che qualche legnata gliela regalo volentieri. Hai mai provato a soffiartici il naso?

    • ms.spoah Says:

      Se ti ci soffi il naso, dopo i moscerini possono fare pattinaggio artistico sul moccolo che ti rimane spalmato su quella incavatura tra naso e labbra alla quale non so se abbiano già dato un nome o se possiamo cimentarci per inventarlo (ocazzochefraselungaearticolataalle ventitrèetredicideldodiciquasitredicigiugnoduemiladodici!) =:-D


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