Analisi immaginifica superlativa dei didentro

11 maggio 2012


Dicono: per superare ansia e paura in un colloquio importante, spoglia immaginificamente il tuo interlocutore e visualizzalo in mutande (dimenticatevi per un attimo di Monica Samille Lewinsky: non è questo il caso) per ricondurlo alla stregua di tuo simile, alla pari, e non più albero di natale addobbato di lustrini e titoli, status e status symbol.
Esempio:
Il capo: ” Blabblabbla, …. quindi blabbala… ?”
L’interrogato/a: “Dunque… ? Un attimo di pazienza, il tempo di immaginarla in mutande e le rispondo… però mi dica, lei porta slip o boxer? E poi, bianchi, neri o fantasia… ?”
Fantasia, amica mia…
Comunque ci sono volte in cui il capo è meglio non pensarlo in mutande, perché potrebbero anche succedere cose che Gesù non vuole. Cioè, Gesù secondo me vuole, ma continuano a dirci che no. Facciamo finta di crederci, he.

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2 Responses to “Analisi immaginifica superlativa dei didentro”

  1. evasoxcaso Says:

    Il mio capo in mutande dev’essere una cosa inguardabile. Da oggi lo guarderò con occhi diversi. Che voglia o non voglia Gesù.

    • ms.spoah Says:

      Beato te! Ché io, se è vero che ho una specie di primo capo da fotobbùc (o come cavolo si chiamano) è ancor più vero che ho un capo capissimo che non si può guardare manco vestito, il fascino non è dalla sua parte, se non scrive è meglio e quando parla fa un metaforico puzzo di incenso pseudosocialista.


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