A qualcuno piace Calvi

14 luglio 2011


Quando sei vicino al palco, succede che senti i bassi rimbalzare nel petto e nella gola come se avessi due cuori, uno artificiale, che vibra come e più di quello naturale. Azzardando analogie poco credibili cominci a pensare che, tutto sommato, che te ne faresti di tanti centimetri in più se a essere bassi si ottengono risultati così? Poi pensi agli acuti, ché quelli sono alti, e ti rimbrotti. Segue l’illuminazione karmica dell’ Ecco perché la danza classica non fa per me, consapevole che chi ci capisce è bravo e che se non ci capisci non fa niente.
Poi ti accorgi che c’è un astruso brusio che mancano solo arachidi e pizzette, come se sul palco ci fosse una radio accesa vicino al microfono e non qualcuno a suonare.
Aspettano la Calvi, mi dici.
Non mi sembra un motivo sufficiente, mi dico.
Però vabbè, mi dico pure, pane al pane vino al vino e corro con lo sguardo al mio vicino.
Quello che chissà dove e in quale vita ho conosciuto: stesso tic del polpaccio basculante, stesso naso con la punta buona per far fare lo scivolo sicuro ai bambini, e la sigaretta come se avesse ancora qualche broncio di sottomissione materna da smaltire. Pace.
Poi Humpty Dumpty che non «sedeva sul muro», ma era poggiato alla transenna a scattare fotografie, lunghi minuti per capire perché e se avesse una spalla da culturista e l’altra no sopra i bermuda lunghi e le gambe corte (che, dice le bugie?) e chissà, Magari è solo il gioco ottico della tracolla nera che lo attraversa diagonalmente. Le foto, ben riuscite.
L’inquietante dai cinquanta in su, pantalone classico, calzino blu, con lo sguardo mobile e sfuggente in giro a cercare se stesso ovunque nel posto sbagliato, se ti beccava con le pupille su di lui era la fine, incontrarlo in un vicolo rischioso, imbarazzante, noioso, forse insidioso.
La chitarra cambia, la tromba non c’è più, la batteria spostata al centro del palco.
Sono tutti lì per Anna Calvi, Anna Calvi arriva. A tirar giù i calzoni ci sarebbe stato da divertirsi a contare le erezioni e le passere bagnate. A occhio e croce un tot. Figa è figa. Sensuale pure. Un po’ Jessica Rabbit anche, le scarpe, soprattutto, uguali uguali. Il coniglietto più innamorato di tutti, accanto a me a destra, era in visibilio quasi platonico; l’altro quello a sinistra, altro che Platone. La ragazzina preoccupata dell’effetto della visione sul fidanzatino, si mangiucchiava le unghie con dovizia tutta concentrata su uno di quei dilemmi consumistico-tantrici del tipo Come faccio a diventare come quella lì? Ha risolto con una paglia e i segnali di fumo. D’altronde Roger Rabbit, l’ho visto, era lui, il suo fidanzato: è con lei che tradisce Jessica. Vittoria!
Il prato umido fa profumo anche quando è calpestato. E l’acqua dei toret è la scoperta di una nuova passione.
Ad ogni modo, durante il concerto ho pensato anche a lei.
E io? La solita scassaminchia.

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6 Responses to “A qualcuno piace Calvi”

  1. evasoxcaso Says:

    Tempo fa c’era un tale, che si chiamava Calvi. Poi non so, ho come l’immagine di Londra, un ponte. Senza erezioni particolari. :-)

  2. vipero Says:

    Non la conoscevo, ho dovuto sbirciare su youtube.
    ad ogni modo, durante le sbirciate pensavo a loro


  3. Ciao. C’ero anche io … … e ho registrato tutto il concerto: http://blog.libero.it/presidente/10440717.html


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