La varzéa del pesce lento

27 maggio 2011


Avevo un titolo, un’idea, forse anche una canzone.
Poi è successo tutto per davvero e ho dimenticato ogni cosa. Sento solo gli odori di quei pensieri.
Ho seguito l’onda e quando non ne avevo voglia era lei che mi portava e io piangevo, senza riuscirci, di rabbia e tristezza.
Sto attraversando tutta la malmostosa me che continuerò a darmi filo da torcere, però ora vedo più cose. Non me ne piace quasi nessuna, però le vedo.
Ho sentito l’eco di tre voci tra le pareti colorate di casa mia, io e i due giovani inquilini dalle belle speranze, a rimbombarci ricordi, impressioni, dati, date.
Martina mi ha abbracciata stretta e quel Non voglio che te ne vai vale mille anche se dura il tempo di un soffio.
La genitrice si è resa indispensabile nell’infagottamento tutto al femminile di mobilitazzebicchierilampadepiatti in chili di pluriball.
Il falegnameelettricistameccanicodidieciannipiùpiccolo mi ha inviato sms d’ammore ke nn vi dico. Me lo segno a futura memoria per quando malinconica farò centrini all’uncinetto ripassando le avventure di gioventù.
Zia Ca’ ha strizzato occhi e labbra soffocando e stimolando il pianto della sua solitudine che mi ha spiegato quel modo ereditato e controverso di provare affetto. La prima volta è rimasta ferma immobile al mio saluto, la seconda i legamenti si sono disciolti in qualcosa di simile a un abbraccio.
Zio P.I. l’ho abbracciato che forse entrambi ci siamo chiesti se ci vedremo più in questo pianeta o se giocheremo a coltivare piante grasse in un altro. Con lui ho realizzato che si può scherzare anche sui 12 chili e chissà quanti capelli persi in due settimane e non chiedo l’immortalità, ma non capisco e temo, sconosciuto, assurdo anatema, il dolore che a volte lastrica la strada della mortalità.
Tutte le fasi di transizione mi vedono qui in casa di Mr. Cì ad aspettare e lavorare per remare in una nuova direzione e lui a spiegarmi a volte il vento e io a consigliarli di non comprare un’altra barca ché significa star dietro a manutenzione e rimessaggio, va a finire che crociere in Grecia, due ogni mese e mezzo, poi diventano difficili da fare… Dai, non è meglio prenderla in affitto la barca e andare? Ovunque.
Miciagatta si è adattata alla svelta. Forse le mancheranno i pomeriggi in veranda a 50° all’ombra del trasportino, appallottolata sulla diddle. O, pur di scendere dall’auto dopo un viaggio chilometrico in sonorità jazz e rock’n roll e il Girare a destra, girare a sinistra della signorina TomTom, non vedrà l’ora di arrivare. Ovunque.
Insomma, tra qualche ora si parte.
Parto da qui e ricomincio, non proprio da zero, lì.

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6 Responses to “La varzéa del pesce lento”

  1. no.snob Says:

    Buon arrivo.

  2. middle Says:

    Un abbraccio strizzoloso pieno di amorevolissimo affetto. A te, a Velvet, e a tutto il cucuzzaro.

  3. lupopezzato Says:

    Ma sei proprio convinta? lasciare gli allievi, il polipo crudo, i frutti di mare più buoni del mondo, ti hanno perfino rifatto il petruzzelli. Lo facessi per soldi capirei, ma farlo per amore è inconcepibile. Felicità.


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