Delle strane coincidenze e di me che scelgo di credere abbiano un senso piuttosto che confidare nei fioretti

9 aprile 2011

 

Mentre piango a singulti come, mi spiace ammetterlo, come mai, neanche nei periodi più consoni in cui sul copione c’era scritto “pianto” e, niente. Leccandomi ora pure qualche lacrima di allora, Velvet che osserva da vicino vicino quieta, poi un po’ perplessa, poi s’abitua, poi riprende a grufolare.
Mentre pigio sulla mela morsa il piango-a-singulti sento quel blocco antico nella gola, mezza calzetta tirata a lucido, umida di nonsense, stupidità, scivolo sui giochi di parole che quasi quasi prenderei a calci e poi no, perché non è giusto. Malinconoia di un pagliaccia goffa che vorrebbe essere sempre e solo allegra, perché senza scarpe buffe e pantaloni larghi non si sente più se stessa.
In genere i bambini i sentimenti non li inventano. I miei li ricordo e stanno tornando su come quei giochini erotici fatti a palline che si infilano nel culo. Ogni pallina che tiro su dalla gola è una fatica nuova. Però poi magari la sputo e non me la ritrovo più persa tra le viscere come un’antifisiologica formazione calcarea.
Oggi, oggi il super-io si sarebbe stracciato gli zebedi se non avessi fatto il bagno. Ma c’era un’altra parte che aveva lo stesso desiderio e più forte: la quasitrentanovenne che porta ancora in sé la bambina dei sentimenti non inventati. Allora mi sono alzata, ho guadagnato l’erbetta marroncina dello scoglio, sputo negli occhialini, metto la cuffia, salto, splash! Mai rinunciare, mai – se puoi –  a quel piacere profondo. L’ineguagliabile freddo, tonico e tanto, dappertutto e poi quel momento topico che segna il passaggio dall’impatto – un secondo, due secondi, tre secondi, quattro secondi – al dopo in cui sei a tuo agio e puoi persino fermarti dopo le bracciate di riscaldamento, lo avverto come una freccia lanciata da un arco con precisione nella prima vertebra cervicale.
Sono quella che quando certe muffe chiamano non si ricorda il suo nome e sono quella che quando l’acqua chiama non riesce a tapparsi le orecchie.
Ogni tanto nuotando nei giorni, così poco fluidi a differenza dell’acqua salata, mi ritrovo a chiedermi Ma sono io che ho superato il problema o lui me? Non vedo me, non vedo lui. Allora posso solo fermarmi a sentire.
Il tempo l’abbiamo inventato e più lui passa più sembra tutto più difficile, aritmia aritmetica.
Ieri, ieri ho risentito quella mano grande e morbida che mi stringe lo stomaco quando vedo in casa d’altri un certo tipo di perfezione costruita con le linee e con i colori, ho capito che parti di me le ho prese qua e là, le ho cercate e le ho modificate e ho capito che mi piacciono così come sono, che per me vanno bene così. Dopo un po’ tutta quella perfezione la sentirei poco viva, affatto vivibile, poco vissuta. Così, stamattina ho salutato con affetto lo stile svedese mediterranneo della mia casetta naïf, quella da cui mi sono cacciata, in un certo senso.
Con decorrenza primo giugno.
Miciagatta non lo sa, sia chiaro.

«Essendo un americano che ha vissuto la maggior parte della sua vita negli Stati Uniti, scrivo questi oroscopi in inglese. Ma da molti anni sono tradotti in italiano da un settimanale croccante che si chiama Internazionale. I miei lettori italiani sono diventati così tanti che un editore mi ha contattato per pubblicare un volume. Alla fine del 2010 è uscito, solo in Italia, Roboscopo. Mi ha fatto una strana impressione vedere il mio quarto libro uscire in italiano ma non nella mia lingua. Ho il sospetto che tu stia per vivere un’esperienza simile, Bilancia. Funzionerai altrettanto bene in una sfera straniera, avrai esperienze significative, e forse anche un certo successo “in traduzione”.»
(Rob Brezsny)

There’s a pretty smile on a lion’s roar

 

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11 Responses to “Delle strane coincidenze e di me che scelgo di credere abbiano un senso piuttosto che confidare nei fioretti”

  1. Vaniglia Says:

    Uff… Da quant’è che non mi capita un sano pianto. Quasi ne ho nostalgia…

  2. Vaniglia Says:

    Oh caspiterina… Il tuo blog mi ha disconosciuta?!?!? “Wè, blog della Ms, va che io son quella con il cuoricino blu e la boccuccia rosso sangue”

  3. Vaniglia Says:

    Ok…Capito… Non è il tuo blog che mi aveva disconosciuta, sono io che dovrei disconoscermi da quanto son stordita…

  4. ecudiélle Says:

    meno male che ci sei tu, ms, che cartografi a nostro beneficio i territori della felicità


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