Senz’azioni

31 marzo 2011

Signa signorum, parole scritte
Un contratto firmato e rimanere senza casa
Metafore
Come una ceretta sull’anima e uno strato in meno di pelle
Contraria contrariis curantur, le malattie si curano coi rimedi contrari
Oppure la malattia è proprio il rimedio contrario?
Nosce te ipsum, conosci te stesso e non sopravvalutarti; la verità è dentro di te
La cerco, in una serie di labirintiche volute in cui l’unico percorso che devo escludere è quello a ritroso
Ab aeterno, da tutta l’eternità, da tempo immemorabile
“ragazza madre” in esterofilia di sé stessa
Ab imis (fundamentis), dalle più profonde fondamenta
Ab intra, dall’interno
Ab ovo, dalle origini
è scaturito un pianto
non previsto
Mi sono sentita in un abbraccio strano un po’ ridicolo sotto le mani
e non volevo altro
Apparato osseo a contatto con i polpastrelli e estrema mollezza dentro
Un bruco,
un gambero senza carapace,
una muta e non una mutante
Come si fa a vomitare il vuoto?
La mente gioca e mi chiede il pieno
ma è uno sberleffo,
un trucco
Aquila non capit muscas, l’aquila non va a caccia delle mosche
Lo so
Castigat ridendo mores, ridendo corregge i costumi
Lo so
Senz’azioni, sono posseduta. Da me.
Se mi lascio, rido.

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8 Responses to “Senz’azioni”

  1. Vaniglia Says:

    “Oppure la malattia è proprio il rimedio contrario?”
    (Non immaginiamo neanche quanto)
    Per il resto suggo come fosse nettare…

  2. ecudiélle Says:

    quando eravamo piccole, io e mia sorella giocavamo a carte ma non sapevamo mescolarle, avevamo le mani troppo piccole. allora le buttavamo tutte sul pavimento e le impastavamo così, recitando in coro “la strega fa la polenta, la strega fa la polenta”.

    In questo post ci ho visto una bella polenta di strega, ingredienti diversi e molti chissenefrega se la cannella non va d’accordo con l’aglio. come colori ci sta.

    ma la botta di latino da dove viene?

  3. lupopezzato Says:

    A parte il latino (ma c’è la traduzione) è un post troppo intimo, troppo interiore per commentarlo. Sarebbe come voler discutere i tuoi pensieri. Le tue perplessità. I tuoi sogni. Sia quelli finti che quelli veri. E poi non ciò capito un cazzo.


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