«O mio caro, caro uomo… »

5 marzo 2011

«Sono degli idioti.»
«Nominati cavalieri… »
«E’ ufficiale, allora.»


Poltrona rossa e sala semi vuota, il film comincia.
Continuavo a ripetermi Ha vinto l’Oscar; mi rimbrottavo con un Embeh? Mi sono rilassata, non sapevo bene cosa aspettarmi, more solito, senza tanto zucchero.
La scena inziale, con l’english man anni trenta che si prepara all’enunciazione radiofonica, è stato come una monetina nel salvadanaio dell’entusiasmo e mi sono detta Ho capito perché ha vinto l’Oscar.
Ma rimane la scena che più mi è piaciuta: il film-secondo-me. Opinione personalissima, ci tengo a sottolinearlo prima che qualcuno mi scaraventi sul naso una statuina tipo quella del duomo. Tipo.
Perché io sono quella che dopo un po’ ha cominciato a farsi delle domande evocative delle mie impreparazioni: Chi sarà dei due Colin Firth, vuoi vedere che non è quello che ho pensato io? E naturalmente, no che non lo era, perché quello era Geoffrey Rush che – dite quello che vi pare – interpretando il personaggio che interpreta non poteva non piacermi.
Mi son fatta una ragione della colonna sonora: era al servizio della trama, della ricostruzione cinematografica dei fatti. Ogni cosa al suo posto. Anche il ciuffo ridicolissimo, tagliato di netto, di Her Hitler, la sua mimica posticcia in bianco e nero nel fotogramma a scatti, intemperanza idiota davvero troppo pericolosa; gli occhi azzurri di un soldato su una camionetta e il suo naso rosso di freddo che forse non vedrà neanche la soglia dei venticinque, perché la guerra gli toglierà tutti gli anni a venire; il primogenito re che abdica, un Lapo Elkann di inizio secolo, solo due generi diversi di famiglie reali.
Pennellate sui personaggi e sulla lora storia.
Però, non dite di no!, la scena delle prove dell’incoronazione a Westminster Abbey e quella finale… beh, fanno molto Produzione Walt Disney. 

 

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2 Responses to “«O mio caro, caro uomo… »”

  1. stranger Says:

    rush è un grande attore. ma proprio granderrimo. e poi passare di qua e leggere è mooolto piacevoluzzo. la qual cosa di domenica è sempre cosa buona e giusta. che poi l’avrei scritta cosa buona E’ giusta. che è pure vero.


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