No, non c’erano i fenicotteri rosa

1 marzo 2011


Sull’estetica del balletto accademico e quel rigido ideale di perfezione si era già soffermato Altman in The Company. Sulla schizofrenia paranoide si è cimentato con psicoanalitica cinematografica maestria, David Cronenberg in Spider. Sull’edipico dramma del figlio prigioniero dell’ego materno Werner Herzog e Lynch ci hanno costruito un film che per me rimarrà memorabile.  Qui non ci sono vere aquile drag queen: il cigno bianco ha troppa panna, piccola pasticcerria dietro un bancone rosa troppo pulito e quello nero solo mutande di pizzo, puoi cotruisci uno spot ammiccante per una marca glam di biancheria intima sexy, ma non è sufficiente per rendere l’io “torbido” e umido del sesso. Troppi pupazzi di peluche, posticcia la carta da parati color confetto e già collaudato il carillon, troppo schematica e feticcia l’analisi dell’autolesionismo; troppo speculare al film stesso: il Lago dei cigni è Il cigno nero.
Poi quello che non capisco è perché il maschio ossessionato dalla madre uccide la madre e la femmina uccide se stessa.
Scartata l’ipotesi del maschilismo interpretativo. 

 

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2 Responses to “No, non c’erano i fenicotteri rosa”

  1. Ubi Minor Says:

    non l’ho visto, ma so che sarà così, adesso.


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