Eppure limpida come un cristallo di neve

24 febbraio 2011

 

La Nothomb è una sfida di sola curiosità, senza dolore.
Le schegge sono d’acqua,
il pensiero un soldatino che gioca,
l’immaginazione un cristallo di neve.
La linearità è bianca.
Il “tanto” è adimensionale.
Il “poco” non esiste.
L’intuizione di non essere (lei) non sovrasta, sono io ed è circa la stessa cosa. Metafisica di due tubi. Diversi, ma due tubi.
Colgo i punti convergenti come si fa con le margherite nel terreno, da bambina. Le osservo, cresco, amplifico, mi ridimensiono. Le osservo e le rimetto a posto.
Cerco le divergenze. I linguaggi si parlano, si confrontano. Le divergenze, ci sono? Piccole così.
Non sento frustrazione. Lo sguardo si spalanca, il collirio non brucia.
Mi decristallizzo piano. Un po’.

«Lo sguardo è una scelta. (…) In questo senso lo sguardo, che è l’essenza della vita, è prima di tutto un rifiuto.
Vivere vuol dire rifiutare. Chi accetta ogni cosa non è più vivo dell’orifizio di un lavandino. (…) L’unica scelta sbagliata è quella di non fare una scelta.»
(Metafisica dei tubi, Amélie Nothomb)

E quindi ci vado, al matrimonio battesimale di miocugino miocugino.

 

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8 Responses to “Eppure limpida come un cristallo di neve”

  1. andrea C Says:

    non ti sembra una contraddizione?
    forse sono deficiente, anzi, sicuramente, ma
    “l’unica scelta sbagliata è quella di non fare una scelta”, sottende che il non-scegliere sia una scelta. e quindi, essendo una scelta, non può essere sbagliata.

    • ms.spoah Says:

      Ci ho pensato mentre ero in chiesa. Ero in chiesa durante la celebrazione di un matrimonio e pensavo al commento di Andrea. Ci pensavo mentre dalle letture venivano elargite benedizioni ai figli del Signore e non mi sentivo tanto inclusa, finché ho capito che forse non è importante.
      Credo che la chiave sia lo sguardo. L’indecisione è bendata, non vuole vedere, si affida a un’inerzia del temporeggiare finché la scelta non diventa obbligata, magari perché non hai più alternative.
      L’indecisione la conosco e fa male: è una specie di autofrustata un po’ fetish del masochista scontento di sé, congelato nella paura e dai propri limiti.
      E’ più bello sentire tutta la tristezza della paura di sbagliare e sbagliare attraverso una scelta formata, ben disegnata. Di volta in volta. Credo.

      • ecudiélle Says:

        dove l’ho letto?
        del prete che a chiusura della messa di matrimonio salutava gli sposi dicendo: sappiate che da oggi in poi sarete uno il limite dell’altra.
        limite e possibilità non sono forse la stessa cosa? scelte.

        • ms.spoah Says:

          La sposa ha scelto di leggere la frase cruciale a metà, però, in ogni caso, si è dovuta esibire nella pronuncia di innumerevoli , pertanto è comunque fottuta :-D

  2. evasoxcaso Says:

    Ma lo sai che ero convinto che la Nothomb si chiamasse Nathalie? Oh, ho cercato su google, perchè mica ero convinto, sai. Bello un matrimonio battesimale. Due in uno.

    • ms.spoah Says:

      :-D Anch’iooooo la chiamavo Nathalie! :-D
      Hai fatto bene a cercare su google: meglio verificare sempre quello che scrive la ms: sai, è un po’ stordita.
      Il matrimonio battesimale è stato una bella scoperta, m’è piaciuto :-)

  3. Vaniglia Says:

    “Non fare” non è la stessa cosa di “fare”… Bisogna vedere se impostiamo la nostra vita al passivo o all’attivo. L’orifizio di un lavandino è passivo.

    • ms.spoah Says:

      La vita come un conto patrimoniale? :-)
      Avevo un professore di ragioneria buffo che ci invitava spesso ad andare a zappare la terr (faceva spuntini con le ultime lettere delle parole)… E’ che mi è tornato in mente, così, all’improvviso :-]


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