Ouverture 2011 *

14 gennaio 2011

 

Teatro platinato, concerto di Capodanno, sniffi colonia, eau de toilette ufficiale che emana dalla blasonatura aquila rossa e S.P.Q.P.
Bar milleluci e millespecchi, volte alte, gente strizzata attorno al bancone: Caffé!, Due caffé!, Macchiato! Uno versato, parolacce che rimbalzano sul vetro. Al di là del vetro un arancino dinamitardo, diametro incommensurabile, giace accanto a dolci sovradimensionati. Per mangiarli due stomachi, due bocche, due giorni non bastano, ti dici; finché non li assaggi.
Signora di bell’aspetto mima l’upper class e magari ci sta dentro per davvero, un po’ aristocratica, un po’ moderna. Ha scelto abito leopardato che le trascina il culo verso il basso. E fa niente, mi dico. Finché il suo capo che si china, i capelli che scivolano sugli anelli- metallolucido-e-cotillons che impreziosiscono le dita che si infilano nel portafoglio per tirarvi fuori il fazzoletto di cellulosa verde allungandolo con la mano fino ad incontrare anaffettiva e fredda quella di un ragazzo, il tutto continuando a chiacchierare con l’amica-suo-doppio senza neanche sollevare lo sguardo, mi riporta il brusio di qualcosa che non mi piace: l’unità di misura delle relazioni sembra essere quel soldo di carta.
Siedo accanto a un anziano signore con anziana signora, una vita insieme, forse. Li guardo di sottecchi con simpatia, poi mi sorge qualche sospetto sull’animus, quello vero, di lui che dondolando la testa canticchia, finché non mi ritrovo tallonata dallo sguardo di lei, forse in corsa verso la preparazione della minestrina serale (ma l’ impermanenza è permanente? ché sarebbe un guaio) quando ancora lo spettacolo deve terminare. E manca il secondo bis e manca il terzo bis, ma li faccio passare, ché sono peggio di una precox autoindotta (che, non c’è dubbio, esiste).
Il violoncellista biondo e la violoncellista bionda si intortavano tra una voltata e una girata delle pagine dello spartito. La violoncellista bruna dai capelli corti era tanto carina, mattù non sei riuscito a vederla, gnec-gnec.
Il direttore d’orchestra sarà sparito dietro il sipario per accompagnare in ingresso e in uscita La Cantante Lirica quelle trecentociquantaquattro volte e visto che – come ecudiélle insegna – c’è sempre un sottotesto sessuale, io ho immaginato che lui&lei se la intendevano, scene di sesso sotto larghe gonne rococò inciampando goffamente nella coda di un frac, stile primo novecento.
Il libriccino con il programma, progetto grafico voto cinque meno meno e scommetto che voi dello Schiccinosi di Čajkovskij non sapevate neanche l’esistenza. Beh, neanch’io.

 

* Post vacanze a rilascio lento,
strategia di sopravvivenza al rientro.

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9 Responses to “Ouverture 2011 *”

  1. Dantès Says:

    maìo, per colpa di quei due biondi che facevano ciuciuciù tra una girata e l’altra dello spartito, non saprò mai che faccia aveva la tizia bruna. la vita è crudele, tenterò una ricerca su gugol
    p.s.: cinque meno meno? sei trooooppo buona

  2. ms.spoah Says:

    Per uno a destra l’altro per forza è a sinistra, come la mettiamo con la reciprocità per importanza? :-D

  3. Dantès Says:

    è per questo che quando non mi sparano al braccio io sto a sinistra


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