Se ho visto il mare

25 dicembre 2010

Vuol dire che ho due occhi che guardano. E vedono.
Se ho visto le onde d’inverno, bianche nel buio, e sono schizzata sull’altro marciapiede vuol dire che distinguo il caldo dal freddo, la pioggia umida e la terra arsa.
Se ho parlato per rispondere e ti ho zittito per quei dieci minuti ripetuti per tre che ti sono serviti per ritrovare il tuo appiglio, il lucchetto di un’anima vulnerabile costretta sotto vuoto spinto, tu che ti ostini a ruggire nella tua gabbia e io a cercare di darti una mano perché ti decida ad uscirne, vuol dire che ho bocca e lingua e pensiero e idee che possono anche cambiare. Come gli aquiloni che seguono il vento, per lasciarsi andare devono essere più leggeri, leggeri.
Se con il buio e poi col sole non ho avuto il bisogno di premere il piede sull’acceleratore, né di passare con il rosso in una strada deserta, sgranocchiando serena un biscotto insipido dopo una cena consumata a giocare uno strano pippaiolo gioco del silenzio vuol dire che per essere vivi basta così poco, meno di niente, corto circuito come stelle filanti.

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