L’erba non voglio

14 dicembre 2010

Non voglio Fatima, ma una fatina.
Mi hanno tolto il ciuccio. Io ho pianto, mi sono aggrappata al termosifone, ho fatto finta di darlo via, ma l’ho tenuto stretto a me, logoro, inciso, un pezzo di gomma un po’ lacero.

Così ancora oggi vorrei svegliarmi in un giorno in cui qualcuno apra un ombrello enorme per me per proteggermi invece di pretendere che da ragazzina responsabile ne abbia uno in borsa. Tanto ne avrò, uno, con me. Piccolo, tascabile, impermeabile ma un po’ sbilenco e che gocciola dagli angoli, quelli ancora troppo acuminati, piange di rabbia le lacrime del passato. Irragionevole fanciulla con le prime rughe, gioca a corda con l’anacronismo e ci imciampa.

Vorrei svegliarmi in un giorno in cui qualcuno ovunque protegga la grazia del cuore.

Vorrei svegliarmi in un giorno in cui quel qualcuno mi decida ad essere io, fluida e senza pretese.

Troppo languida?
Mh, un po’.

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6 Responses to “L’erba non voglio”

  1. Vaniglia Says:

    Ahhh… Chimera. Tutte e due.


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