Trompe d’oeil

26 ottobre 2010


“Guida a destra”, dico.
“No, a sinistra”, dice.
Con Mr. cì c’è sempre lo stesso problema, è assodato: i sistemi di riferimento.
Poi ci capiamo, realizziamo che la destra va chiamata ovest e la sinistra est o viceversa. E ci capiamo, dopo lunghe discussioni che sfinirebbero gli astanti. Se ci fossero.

Insomma, siamo in Thailandia.
E il regista è thailandese.
Le scritte in sovraimpressione necessitano di traduzione, sembrano caramelle gommose per i bambini dalle forme astratte ed invitanti.
Il sapore forse lo senti come retrogusto sul palato alla fine del film.
Nel frattempo ti annoi, un po’ ti perdi.

Sbadiglio numero uno, sbadiglio numero due, sbadiglio numero tre.
Persone numero uno, due e tre vanno via; uno fa la tosse e tira su col grugno; un altro col vocione da baritono chiacchiera con la compagna e lo senti un sacco di file più in là. Voce che rimbomba, desiderio di piccola bomba.
Il tempo trascorre lento, ma non è fermo.
Cioè: c’è un tempo unico dall’inizio alla fine che è passato, presente e futuro. Tutt’uno, come dev’essere per davvero in Thailandia.
Dialoghi che andrebbero ascoltati tal quali, doppiarli li denatura e deteriora un po’.
Gli attori si potrebbe dire recitano da cani, ma non puoi aspettarti che la sceneggiatura e le riprese di un uomo con gli occhi a mandorla che si chiama Apichatpong Weerasethakul siano sottoponibili ad una disamina dastricamente occidentalizzata.
Vediamo, cos’abbiamo qui?
Mitologia panteista e fantasmi, scimmioni pelosi dagli occhi rossi che sembrano usciti da un film trash di supereroi giapponesi degli anni ’80.
E poi?
E poi quando si arriva alla parte della caverna metaforizzata in cui tutte le vite e tutti i tempi si incontrano e si deliniano ci si trova catapultati nell’incipit di Odissea 2001 nello spazio con il monolite. E poi, ancora, dopo, sembra di essere disorientati e un po’ scettici ma col groppo di fronte ad una installazione di arte contemporanea. E poi alla fine fine capisci lo sbigottimento di chi si trova scisso e unito in un caleidoscopio stroboscopico in cui tutti i tempi sembrano futuro, presente e strafuturo ma presuppongono un passato nascosto sotto il tavolo.

E ti dici Quanta roba un intellettuale ci può tirar fuori da un film così?
E non sai se è un peccato oppure no, non essere un’ – scusate l’apostrofo, ma io sarei femmina – intellettuale.
Però un mucchio di cose meglio saperle piuttosto che no. Davvero. Un mucchio di cose.

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4 Responses to “Trompe d’oeil”

  1. Vaniglia Says:

    Va là che un po’ intellettuale lo sei… Non ‘oide, solo ‘ale…

  2. evasoxcaso Says:

    Tu conosci film(s) che io non conoscerei mai, se non venissi in questo blog.


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