Le olive annolica si mangiano anche se non esistono. Ricette

16 settembre 2010


Cinque giorni di sogni e un film che ti ficcano in un tritacarne, poi stai lì mezza attonita mezza allertata e ti fai pepe in grani in un contenitore trasparente; ore da sveglia su chaise-longue velluto rouge a due passi da un pianoforte a coda e a venti passi da un corridoietto tappezzato di specchi e un legume fresco brizzolato che canta; camicia rosso mattone per lui e blu notte per Guccini; passeggiata astigiana con bicchiere al collo e sublimazione Ikea finita sulle pareti di una casa; dentifricio quasi finito, saponette agli sgoccioli, gatto di legno (niente cuore di stagno) e spezie in offerta speciale. Forse, non si sa, uno zerbino a forma di mucca.
Sicché, la frittura delle olive, sorge quasi spontanea.

Per individuare i dati anagrafici dell’ingrediente principessa ci son voluti fantasia e ingegno, poiché nella lingua di mia zia, mutuata da un dialetto secolare, le olive si tuffano in padella convinte di chiamarsi annolica. Solo che le olive annolica non esistono. Google brancolava nel buio e non forniva alcun suggerimento, per cui l’unica era procedere per tentativi fonetici. E mi sa che sono approdata all’origine corretta: ecco qua.

1. Ricetta di zi’ Ca-aa-rmè, donna arcaica, eunuco al contrario, se mio padre fosse un po’ femmina sarebbe lei se lei fosse un po’ più maschio sarebbe mio padre; ricettario ambulante di sapone e sapori fatti a mano, ginocchia valghe, pollici verdi, crema nivea nel barattolo di latta o glicerina offerta speciale; contro lo spreco a prescindere, ché un tempo l’ecologia non l’avevano ancora inventava ma viaggiava nel DNA come il ferro sull’emoglobina. Lungo tavolo di fòrmica chiaro, soffitto alto e i rintocchi del pendolo due stanze più in là. Foto incorniciate di chi è stato e non è più e ricordi leggermente modificati. Finestre di legno e gelosie verdi.

Ce l’hai un frusci-icch? No? Io dico che sì.

Il frusci-icch è la padella antiaderente; quelle vere nero-pece che resistono ai secoli nei secoli non esistono più, quindi dovrai accontentarti di una padella timorosa del cucchiaio d’acciaio, ché se lui si avvicina loro si graffiano. In alternativa si può usare un cuginetto grande del cucchiaio appena citato: il padellino d’acciaio.

Ingredienti (oltre alle olive, nolca):

– 5/6 pomodorini ciliegini freschi che possibilmente siano più buoni di quelli che ho trovato io alla Coop (la quantità – ça va sans dire – è puramente indicativa e dipende dalla quantità di olive che intendi cucinare… in che rapporto i due ingredienti siano tra loro, non è dato sapere)
– olio
– un po’ di sale

Quindi.

Tagliare i pomodorini in due, metterli nel tegamino nel quale si è fatto riscaldare un po’ d’olio e fargli il solletico col sale magro.

Quando cominciano a fare le bollicine per la contentezza, aggiungere le olive dopo averle sciacquate sotto il getto di chiare e fresche acque e lasciarcele a chiacchierare con i pomodorini per circa 5/7 minuti. “Le olive quando si cucinano cominciano ad aprirsi.” Sì, insomma, pare che per gli ortaggi la padella sia l’equivalente di un lettino da psicanalista; bisognerebbe avvisare Woody Allen… magari funziona pure con lui, vai a sapere.

Fine della ricetta numero uno.

Ah, ci inzuppi il pane, ci fai la scarpetta. Un bicchiere di vino ci sta bene, se ti piace. Sennò ti lecchi i baffi a secco.

2. Ricetta di mia madre. A bassa voce e con poco entusiasmo. Però ci puoi condire la pasta.

Ingredienti (oltre alle olive, che qui sono da snocciolare):

– olio
– pomodori ciliegini freschi o in scatola o pomodori a pezzetti, sempre in scatola
– aglio
– (capperi, se li vuoi)
– (prezzemolo, se lo vuoi)

(Mi spiace, il basilico che a noi ci piace tanto, non è contemplato; però chissà.)

Far cucinare e insaporire i pomodorini (o quel che l’è).

Col sugo si condisce la pasta.

Insomma, ricetta senza poesia. Però ce la si può inventare, la poesia, così come un mucchio di altre cose.

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18 Responses to “Le olive annolica si mangiano anche se non esistono. Ricette”

  1. Vaniglia Says:

    M’hai fatto venire una fame…….. Mamma mia!!!!!!! Ps: tutto chiaro, ma il sale io non lo sapevo che poteva essere anche magro! (Vuoi mica dire che è sinonimo di “fino”? Mi sa…)

  2. BU Says:

    La poesia, al pari della bellezza, risiede negli occhi di guarda. Poi, è vero, c’è chi vede meglio e chi peggio; ma questo è un altro discorso. Ordunque, fosti alla sagra di Asti? A tal proposito, ti saluto con i versi del poeta Brunello Robertetti: “Due rette parallele non s’incontrano mai e, se si incontrano, non si salutano”. A buon intenditrice…
    :)

    • ms.spoah Says:

      Sono nella categoria di quelli che vedono peggio: inforco occhiali da piccirilla, fanno parte di me anche se spesso li tolgo… tipo ieri: due ore e mezza a cenerentolare a due invece che quattr’occhi… ma vabbé, non mi dilungherò.
      Fui, fummo, eravamo in tre: un galletto e due pollastre :-)
      Per quanto ne so potremmo non esserci salutati pure in salento… Sperimentarmi come tangente non mi dispiace, se vuoi la prossima volta mettiamo insieme un po’ di punti, li mischiamo e vediamo che succede :-)

  3. stranger Says:

    che mia matri ci mette la muddica atturrata sopra a tutto questo e un bel pò di peperoncino. (a dimenticavo, la cosa sopra e il pangrattato abbrustolito.. al posto del formaggio)

    • ms.spoah Says:

      a bbbari quella prelibatezza si chiama mollica rossa… bbbbonaaaa! mia zia ci condisce i cavoli con la pasta (orecchiette, preferibilmente) anche… gnam! :-)

  4. evasoxcaso Says:

    Azz. Svari dalla critica cinematografica, alla culinaria (che pare una parolaccia, ma non lo è). A me zia Carmè sta simpatica. Ecco.

  5. ms.spoah Says:

    Elena, scrivo qui – se nidifico ancora facciamo la torre di Babele – e cito Luigi Pirandello, che per lui, solo perché mi piaceva, mi sono scontrata con il presidente della Commissione agli esami di maturità.
    Riponi in uno stipetto un desiderio: aprilo: vi troverai un disinganno. (da La vita nuda)


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